Mobilità: il lento pede dell’Amministrazione Capitolina

Un personale punto di vista su questi 5 anni di amministrazione Gualtieri.

Mobilità: il lento pede dell’Amministrazione Capitolina

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Con la fine del Giubileo e l’inizio del 2026 siamo entrato a tutti gli effetti nell’ultimo anno – garantito – dell’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri. Un quinquennio che è stato piuttosto appassionante sia per il terreno del nostro scrivere quotidiano, la mobilità di Roma, sia interessante per la trasformazione del Primo Cittadino da anonimo ex ministro dell’economia a romano “de core”.

Sì, perché in cinque anni la percezione della figura del sindaco è radicalmente cambiata: a segnare il punto di svolta sono stati indubbiamente i primi reel, che hanno trasformato nella percezione collettiva Gualtieri da grigio burocrate a uno dei sindaci più seguiti a livello europeo.

Ma al di là della patina social, in quest’analisi vogliamo guardare oltre e mirare ai fatti e alle promesse che il primo cittadino è riuscito a mantenere o meno sulla mobilità di Roma.

 

CAPITOLO 1 – LA CRISI

Protagonista dell’inizio del mandato è stata indubbiamente la crisi del materiale rotabile delle linee A, B, C e della Roma-Lido. I treni senza revisione e in scadenza chilometrica – nonostante fossero stanziati i fondi – hanno richiesto una misura straordinaria da parte del Governo, con l’attuazione di misure mitigative in attesa che i primi convogli fossero controllati e riportati in servizio.

E poi ancora le rotaie spezzate sulla linea A, la necessità di chiudere anticipatamente la metro per i lavori di rifacimento integrale – non ancora del tutto conclusi – e le scale mobili/ascensori soggetti a continui guasti.

Una crisi che si è vissuta anche sulle infrastrutture tramviarie, con continue limitazioni delle velocità e delle frequenze delle linee fino alla chiusura dell’8 che si è trascinata per 16 mesi.

Il tutto con l’Atac ancora bloccata negli investimenti a causa del concordato preventivo, chiuso a fine 2022.

 

CAPITOLO 2 – LE TRAMVIE E IL GIUBILEO

La seconda fase dell’amministrazione Gualtieri si apre, almeno a nostro modo di vedere, con l’avvio della gara per l’acquisto dei 121 nuovi tram: comincia la nuova vita di Atac, anche sotto la buona stella dei DPCM Giubileo e dei relativi finanziamenti. Di questi gli unici completamente spesi in tempo per l’Anno Santo saranno quelli per gli autobus, ironicamente l’unica “opera di mobilità” ad oggi effettivamente completata insieme a piazza Pia.

Nuovi treni metro Hitachi? Rinviati di un anno. Apertura metro C? Avvenuta a fine Giubileo. Nuove tramvie? Eh, le nuove tramvie.

Dopo il diniego alla TVA della Sovrintendenza de Il Messaggero, il disastroso inizio della Togliatti, tra sottoservizi non censiti e il rinvio di un anno e mezzo della Tor Vergata per il “capriccio” del ponte su viale della Sorbona di 4 linee ad oggi solo una e mezza sono cantierizzate.

Sul fronte della mobilità il Giubileo ha tenuto, ma le opere realizzate sono solo un frammento di quanto si fece nel ‘2000 quando venne aperto il prolungamento della linea A a Battistini e la nuova linea 8. Molto si farà negli anni a seguire, tra le nuove stazioni della Roma-Lido, GRAB e Pigneto che arriveranno nel 2026.

 

CAPITOLO 3 – VERSO LE AMMINISTRATIVE

Come si presenterà il Sindaco alle elezioni amministrative? Nonostante i manifesti difetti, Gualtieri può vantare un’azione sulla mobilità piuttosto radicale, dopo anni di immobilismo tra Alemanno, Marino e una timidissima Virginia Raggi alla quale riconosciamo il merito di aver portato a casa mezzo miliardo di euro per tramvie e funivie.

Ciò in cui ha difettato il sindaco è stata – per assurdo – il suo punto di forza: la comunicazione.

E non parliamo dei reel destinati a un pubblico generalista o dei post eccessivamente ottimisti.

Il nostro dito è puntato contro la mancanza di comunicazione con le realtà locali, i comitati di quartiere, associazioni e gli specialisti del settore.

Il confronto sembra essere un qualcosa dal quale rifuggire: gli unici incontri pubblici sono quelli di partito, chiusi nelle torri d’avorio delle sezioni del PD, o le poche botte e risposta vengono concesse a mezzo giornale. Manca il contatto col territorio per opere fondamentali, come il GRAB, che ha lasciato spazio alle polemiche strumentale da parte delle opposizioni. Medesima cosa è trasferibile sulle tramvie, la cui comunicazione istituzionale sullo stato dei cantieri è sostanzialmente assente.

Non lo nascondiamo: più di una volta ci sono mancate le dirette streaming dell’epoca 5 Stelle, quando l’assessora Meleo si prestava alle domande degli utenti.

 

COMUNICAZIONE E LENTO PEDE

La mancanza di comunicazione porta a effetti ben prevedibili: accuse di scarsa trasparenza, l’idea di non disturbare "gli esperti manovratori" e, in ultimo, l’indecifrabilità delle scadenze continuamente rimandate.

Lo scenario definitivo è che Roma necessita di un Gualtieri bis, anche per l’incapacità che c’è stata nel comunicare le scelte prese alle opposizioni. Serve una continuità amministrativa che ad oggi nessuno può garantire se non Gualtieri stesso. Pur non essendoci ancora candidati e programmi definitivi, al netto delle fughe in avanti della Lega, non dubitiamo che un eventuale sindaco di destra come prima cosa smantellerebbe il progetto della TVA, per dirne una.

E volendo mettere in evidenza Gualtieri per i suoi pregi e non per negativo dei suoi avversari politici, possiamo spezzare una lancia in favore del sindaco: con lento pede questa amministrazione sta portando avanti opere di cui si è chiacchierato per anni e anni senza che nulla si facesse. In questo calderone mettiamo anche la metro C, dopo una stoica resistenza nei confronti del Governo Meloni che ha tentato due volte il definanziamento della tratta.

Alla fine poco importa se i tram apriranno nell’anno del boh, i nuovi treni Hitachi entreranno in servizio nel mese del chissà e che Venezia vada in porto dopo il 2033: l’importante a questo punto è andare avanti.

E già questo per Roma significa tanto.


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