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Coronavirus, Raggi: «Tracciare gli spostamenti e riaprire a scaglioni»

Coronavirus, Raggi: «Tracciare gli spostamenti e riaprire a scaglioni»

Ripartenza “graduale” e stretta sui controlli. La ricetta di Virginia Raggi per la fase 2 dopo le chiusure legate all’emergenza coronavirus prevede una ripresa a scaglioni delle attività e un meccanismo per analizzare i dati degli spostamenti in modo da evitare assembramenti e far sì che i cittadini rispettino la distanza di sicurezza 



Soprattutto sui mezzi pubblici: «Con Atac stiamo lavorando insieme alle compagnie telefoniche per ottenere, in modo assolutamente anonimo, i dati di traffico per capire quanta utenza si sposta, su quali linee e quali linee rinforzare», dice la sindaca a «Centocittà» su Rai Radio1 prima di annunciare l’arrivo, in ritardo causa lockdown, di altri «328 nuovi autobus» che andranno ad implementare la flotta della municipalizzata capitolina.

E’ uno dei segnali che raccontano quanto, nonostante le misure restrittive, la macchina amministrativa si stia muovendo per farsi trovare pronta per la ripartenza. 

La strategia fa perno sul concetto di gradualità e terrà conto del telelavoro, ormai una modalità che il Campidoglio considera assorbita dai dipendenti. 


Che, infatti, riprenderanno il lavoro in ufficio con grande cautela. «Stiamo immaginando che gli uffici capitolini che hanno il contatto con il pubblico, ora chiusi, continueranno ad essere chiusi e saranno gli ultimi che riapriranno», Raggi spiega come sarà la fase 2 del Comune e spiega la sua idea per il futuro prossimo: «Dopo le incertezze iniziali perché nessuno era pronto, lo smart working è andato a regime: ora vogliamo consolidare, vogliamo continuare a fare lavorare in smart working almeno un 20% dei dipendenti capitolini. Si lavorerà naturalmente per progetti, per obiettivi e non più per orario di lavoro» dice la sindaca.

Si studiano nuovi orari per rendere compatibile il lavoro con le misure di sicurezza disposte dal governo, insomma. Tutti i settori sono coinvolti per evitare affollamenti soprattutto nelle ore di punta: «Stiamo lavorando con un nostro dipartimento a una apertura scaglionata dei vari orari di ingresso: per le scuole, uffici pubblici, università. 

In sostanza per non avere più le ore di punta», conferma Raggi. Per i dipendenti, alcuni dei quali rimasti vittime del virus, ci potrebbero essere dei test sierologici in modo da tracciare un’eventuale nuova circolazione. Su questa possibilità la sindaca dice che «ci stiamo confrontando con la Regione, senza preclusioni, abbiamo chiesto i tamponi alle Asl. Leggiamo che i luoghi a rischio sono le residenze per anziani, anche per quelle stiamo chiedendo i tamponi». 

In pratica la parola chiave del Campidoglio è “gradualità”. Il timore infatti è che, al netto di numeri sempre più confortanti, ci possa essere quella che Raggi definisce “una terribile ricaduta”. Per cui «non si pensi che il 4 maggio andremo tutti in strada».

Nel frattempo l’amministrazione proverà a limitare i disagi cercando di cogliere l’occasione di una città sgombra. L’Ama, per esempio, vede alcuni vantaggi nelle misure di restrizione e, soprattutto, nel rispetto di esse da parte dei cittadini: «Dall’inizio della pandemia non ci sono più abbandoni di rifiuti indiscriminati ai lati della strade - spiega la sindaca. 

Ogni notte Ama andava a raccogliere ingombranti per circa 20- 25 tonnellate e questo significava riorganizzare il servizio ordinario per stabilire i turni straordinari per fare queste pulizie. Di giorno Ama doveva passare a raccogliere i cumuli, intere case che venivano scaricate. Al momento tutto questo non c’è più e abbiamo ripotenziato il servizio ordinario e funziona. 

I comportamenti corretti dei cittadini aiutano come anche l’assenza di parcheggi in doppia fila davanti ai cassonetti».

Di sicuro, però, per il Campidoglio c’è il problema di mantenere a livello i servizi senza la possibilità di incassare entrate essenziali per la macchina amministrativa. Tari e Cosap (canone di occupazione suolo pubblico) sono sospese e c’è timore che le casse capitoline possano risentirne. Per questo «stiamo chiedendo al governo di poter usare alcuni risparmi dei comuni che oggi non possiamo toccare, magari con un decreto “cura comuni”, perché in questa situazione nessuna città può resistere in eterno», ammette Raggi che, al momento, dice di non pensare a una ricandidatura a sindaco di Roma dopo l’esperienza in corso iniziata a giugno 2016. 

Un’eventualità che però non viene scartata. «Non è questo il momento di parlare di poltrone. Siamo costantemente al lavoro su questa emergenza. È il momento di rimboccarsi le maniche e fare», chiude la sindaca.





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