La voce di Ulisse S1E6 - Il tesoro nascosto di Roma: la rivoluzione ferroviaria
Tra linee FL, stazioni dimenticate e anello ferroviario: il podcast che racconta la metro che Roma potrebbe già avere.
È questo il tema della nuova puntata de “La Voce di Ulisse”, il podcast di Odissea Quotidiana dedicato alla mobilità, alla città e alle trasformazioni urbane.
Mentre ogni giorno milioni di persone attraversano la città impiegando tempi enormi per spostarsi tra periferie e centro, linee ferroviarie come la FL1, la FL3 o la FL5 attraversano Roma con un potenziale spesso ignorato.
In molte capitali europee queste reti vengono considerate vere linee metropolitane urbane:
sono integrate nelle mappe del trasporto pubblico;
hanno interscambi chiari e immediati;
offrono frequenze elevate;
Presentano più stazioni lungo la rete;
possiedono un’identità visiva riconoscibile.
A Roma invece le ferrovie urbane continuano a essere percepite come semplici “treni regionali”, anche quando attraversano quartieri densamente abitati e potrebbero funzionare come una vera metropolitana di superficie.
Ospite della puntata è Claudio Cipollini, architetto e manager esperto di innovazione, sviluppo locale e mobilità, già dirigente in realtà pubbliche e private tra cui Ferrovie dello Stato.
E' proprio lui a raccontarci l'idea della possibile trasformazione dei circa 125 chilometri di rete ferroviaria esistente in una vera infrastruttura urbana ad alta frequenza.
Non si tratta di fantascienza né di progetti irrealizzabili da decine di miliardi di euro.
Molti degli elementi necessari esistono già:
i binari;
le direttrici ferroviarie;
le stazioni;
le connessioni territoriali.
Quello che sembra mancare, piuttosto, è una visione complessiva.
Una visione capace di considerare il ferro non soltanto come trasporto regionale o nazionale, ma come struttura urbana fondamentale per ridisegnare il modo in cui Roma si muove.
La puntata, disponibile su Spotify, Spreaker, Apple Music e Amazon Music, non parla soltanto di ferrovie, parla del modello di città che Roma vuole diventare nei prossimi decenni.
Una città costruita ancora intorno all’automobile, oppure una città finalmente capace di utilizzare il patrimonio infrastrutturale che possiede già.
Perché forse il vero problema di Roma non è l’assenza di binari.
È il fatto che continuiamo a non considerarli parte della città.