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Lazio: meno treni, più rischi di contagio


Tra i settori sociali penalizzati dall’emergenza coronavirus c’è chi ha continuato a lavorare e, in particolare, chi per raggiungere la propria azienda è costretto a lunghi spostamenti utilizzando i mezzi pubblici. Una categoria, i pendolari, in rapida espansione anche a causa delle trasformazioni economiche e sociali di questi anni



La situazione più eclatante riguarda forse la Roma Nord, una linea che anche prima che arrivasse il COVID-19 navigava in pessime acque, tanto che a dicembre si era aggiudicata il poco ambito premio ‘Caronte 2019’ come peggior linea ferroviaria del Lazio. 

Il 7 marzo il Comitato Pendolari della Roma Nord aveva scritto al Governo che ‘né la Regione Lazio, proprietaria della ferrovia, né ATAC il gestore del servizio, sembrano aver appieno compreso il pericolo e continuiamo a viaggiare stipati come bestie, da sempre, in treni sporchi, affollati e quindi insalubri. Inoltre pensiamo anche a chi porta questi mezzi, persone come noi e quindi esposte al contagio, esattamente come noi’.

‘Dopo la successiva chiusura delle scuole e dei negozi – ci racconta Fabrizio Bonanni, portavoce del comitato – le corse, che erano già state ridotte la scorsa estate per l’entrata in vigore delle nuove regole dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria, sono state ulteriormente ridotte una prima volta il 14 e poi ancora il 17 marzo. 

Tanto per farti un esempio prima del 14 nei giorni feriali sulla tratta urbana c’erano 198 treni e su quella extraurbana 56 tra treni e bus sostitutivi. Dopo la prima sforbiciata siamo passati rispettivamente a 117 e 31, dopo la seconda a 106 e 26. 

Un taglio del 40%, a cui si aggiungono le cancellazioni che avvengono ogni giorno. Il 16, ad esempio, abbiamo avuto 30 cancellazioni, di cui 16 sono avvenute tra le 16,20 e le 21, quindi in piena fascia di rientro dal lavoro’. 

Spostandoci verso sud c’è chi è più fortunato: ‘Abbiamo le solite cancellazioni non programmate per mancanza di treni, ma almeno a noi hanno lasciato le corse previste dal vecchio orario’, ci spiega Maurizio Messina, portavoce dei pendolari della Roma Lido. 

E chi invece i tagli ce li ha eccome. Ad esempio sulle linee che collegano Roma col sud del Lazio. Dal 14 al 18 marzo, infatti,  Trenitalia ha diminuito le corse in modo così drastico da far sì che per molti raggiungere il posto di lavoro diventasse un’impresa e trovarsi stipati sui binari inevitabile.

‘Ora gli orari sono stati modificati e la situazione è migliorata – ci racconta Marco Brozzi, dell’Associazione dei pendolari della stazione di Minturno, sulla FL7 – ma i primi giorni sono stati complicati, perché si era creato un vero e proprio buco nel pomeriggio tra le 15 e le 20, col conseguente accumularsi di persone che cercavano di rientrare prima delle 15 ’. 

‘Per noi la mattina dopo il treno delle 5 si era creato un buco di 3 ore. Ora dopo che Trenitalia ha rimesso i treni delle 6 e delle 7 la situazione è migliorata. Per il rientro ci sono treni ogni due ore circa e quindi la gente si è organizzata. 


Resta il problema che gli orari sul sito di Trenitalia non corrispondono a quelli indicati dal direttore di Trenitalia del Lazio’ aggiunge Rosalba Rizzuto, dell’Associazione FR8a carrozza, nata nel 2010 con l’obiettivo di far aggiungere un vagone ai treni pendolari su quella linea (ci sono voluti 4 anni).

Anche il modo in cui la polizia esegue i controlli dei passeggeri in arrivo alla Stazione Termini non sembrano agevolare il mantenimento delle distanze: come mostrano anche alcuni filmati sui gruppi FB dei pendolari, i viaggiatori vengono fatti scendere sui binari e controllati dagli agenti che si piazzano in cima al binario. 

Gli altoparlanti della stazione hanno un bel dire che bisogna tenere la distanza di sicurezza, ma vi immaginate la situazione? ‘Quando sei sceso dal treno e ti rendi conto che c’è un tappo che impedisce di defluire l’unico modo per mantenere le distanze sarebbe risalire sul vagone, ma dietro hai altre persone che scendono’, ci racconta chi in quella situazione ci si è trovato varie volte. 

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