Addio alla Roma-Giardinetti

Roma-Centocelle Game Over - Il ministero ha dato un mese di tempo per rientrare negli standard di sicurezza - In realtà possiamo risparmiare tempo e chiuderla ad oggi, ma tant'è, ci piace soffrire...

20 gennaio 2017 12:06
Addio alla Roma-Giardinetti -
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Su Corriere della Sera

L’ultimatum è dell’Ustif del ministero: un mese per rientrare negli standard. Atac ha 13 vetture adatte, ma solo una è in servizio, le altre 12 sono ferme per usura ruote: non ci sono soldi per le riparazioni. «Ma per i dirigenti i soldi ci sono», sbottano i sindacati

Chiude la Roma-Giardinetti? Si saprà entro un mese, quando cioè Atac vedrà scadere l’ultimatum dell’Ustif (Ufficio speciale trasporti e impianti fissi del ministero dei Trasporti). Perché sulla linea un problema c’è ed è pure bello grosso: riguarda la sicurezza del personale ma finisce per toccare corde politiche interne all’azienda, oggi più che mai nella bufera per i due milioni di premi elargiti ai dirigenti a scapito di un servizio sempre più difficile da erogare e sempre più pericoloso da fruire. 

La questione della sicurezza delle vetture è nota: a seguito dell’incidente ferroviario di Andria, la scorsa estate, l’Ustif ha fissato nuovi paletti rendendo obbligatorio il doppio agente sui treni di vecchia generazione (serie 0, 100 e 400: alcune con 80 anni d’età) che non hanno un’attrezzatura all’avanguardia sul fronte sicurezza. E i rischi per i macchinisti sono altissimi, anche perché la cronaca degli ultimi anni racconta di incidenti con i tram nei percorsi cittadini. Gli addetti, infatti, sono costretti a stare in due dove c’è posto per uno solo, una scatola d’acciaio di due metri cubi il cui sportello si apre solo verso l’interno.

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Con la paura di fare la fine del topo, insomma. Questo, su input sindacale, ha attivato l’Ustif ad un approfondimento che è servito al lancio dell’ultimatum e a generare una matassa di polemiche sulle scelte portate avanti dall’au Manuel Fantasia. «C’è una brutta contraddizione — dice Alessandro Neri, vice segretario Faisa Conf Ail —: da una parte si danno premi ai dirigenti che negli anni hanno fatto sprofondare Atac, mentre dall’altra non si tira fuori un euro per la sicurezza del personale e per il servizio al cittadino». Perché, in effetti, una soluzione sarebbe a portata di mano di Atac: nel parco vetture ce ne sono ben tredici di ultima generazione (si fa per dire: le 820 e 830 sono degli anni ‘70) che, seppure non rispondendo agli standard attuali, hanno montato un sistema di sicurezza che offre qualche garanzia in più.

E cioè il meccanismo di assistenza che svuota in automatico i serbatoi di sabbia per aumentare l’attrito sul binario in caso di frenata d’emergenza e che fa calare i pattini elettromagnetici per favorire l’arresto del materiale rotabile. Dispositivi che consentono il macchinista unico e quindi l’aumento della frequenza dei convogli. Quindi più spesso e più al sicuro. Ma è solo teoria.

La pratica, infatti, racconta una storia del tutto diversa: di queste tredici vetture solo una può uscire in servizio, le altre dodici sono da settimane in rimessa perché hanno le ruote usurate e Atac non trova i soldi per sostituirle anche se sulla linea Roma-Giardinetti viaggiano mediamente centomila romani al giorno. Il servizio, così, rischia di restare a terra con le vetture. «Ci rendiamo conto della difficoltà in cui versa l’azienda — ancora Neri —, ma vogliamo rispetto e dignità, non si può lavorare in condizioni disumane. Ora pretendiamo un piano di manutenzione del materiale rotabile. E pure che l’azienda dia i tempi impegnandosi con lavoratori e cittadini ad usare bene i soldi pubblici».

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