Non è fantamobilità: NeXt, un autobus componibile
Non è fantamobilità: NeXt sviluppa autobus elettrici modulari, capaci di unirsi e separarsi. Ecco come potrebbero cambiare il trasporto a Roma.
Terza puntata della rubrica “Non è fantamobilità”, la rubrica nella quale parliamo di alcune nuove tecnologie nell’ambito della mobilità, attualmente in fase di sviluppo o sperimentazione, analizzandone il funzionamento, i problemi attuali e come potrebbero essere integrate a Roma in un prossimo futuro.
Gli episodi precedenti:
Il Pod, l’unità fondamentale
Quante volte ci è capitato di prendere un autobus in un orario non di punta e trovarlo vuoto con solo 5/10 persone a bordo o ancor più spesso desiderare un autobus grande il doppio per non iniziare a provare solidarietà con le sardine. Una start-up di Padova potrebbe aver trovato la soluzione ai nostri problemi ed è già stata collaudata in alcune città.
La rivoluzione di questo progetto è la concezione di una “mobilità modulare”, capace di adattarsi ancora meglio alle necessità del momento. NeXt, questo è il nome della società, produce dei “microbus” (chiamati pod), che a differenza ad esempio dei Gulliver, possono unirsi per creare un veicolo lungo fino a 18 metri.
Com’è fatto un pod?
I pod (lett. navicella), dalla struttura squadrata e dal design futuristico, misurano solo 3.40 m in lunghezza e ciascuno di essi è in grado di portare fino a 9 persone sedute (più il conducente) e 6/7 in piedi. Sono inoltre dotati, nonostante le esigue dimensioni, di un apprezzabile spazio per i bagagli. Per meglio adattarli alle città del domani, i pod sono alimentati da un motore elettrico che permette di raggiungere velocità anche di 100 km/h. Appositamente studiati per servizi urbani e interurbani, con la loro autonomia di circa 300 km, dimostrano un’impressionante versatilità. In composizione singola sono perfetti per gestire servizi “locali” nelle grandi città, potendo percorrere anche strade strette o con macchine in doppia fila.
L’unione fa la forza
Il principale impiego dei pod non sarà però quello di viaggiare singolarmente, bensì in gruppo. Il computer di bordo gestisce, tramite sensori di altro livello, l’aggancio dei moduli, eseguibile anche in movimento. Si creeranno così composizioni di massimo 5 unità, equivalenti a un autobus da 18 metri. Proprio per questo i pod presentano delle porte anche sul davanti e sul retro che consentono di passare da un modulo all’altro, come fossero vagoni di un treno.
In base all’orario su una singola linea potranno circolare composizioni di diverse dimensioni, senza dover cambiare veicoli, ma semplicemente separando o unendo i moduli.
Così facendo sarà possibile “riversare” su altre linee le sedute in eccesso o inviare i pod scarichi al deposito.
Ma non solo, si potranno persino eseguire degli agganci temporanei per permettere lo scambio di passeggeri tra due linee, senza far scendere gli stessi dal mezzo.
Su questo si basa la mobilità modulare.
Il futuro della mobilitá?
I pod sono stati presentati in diverse città, europee e non e sono già stati siglati accordi di produzione con più aziende in vari paesi, a dimostrazione della volontà della start-up di entrare in un mercato il più grande possibile. Bisogna però chiedersi se le nostre città siano pronte a mettere in discussione tutta la propria rete di linee per introdurre questa tecnologia: probabilmente no o solamente una cerchia molto ristretta lo è.
Oltre ciò e il semplice fatto che non sono ancora in commercio, i pod riscontrano uno dei maggiori problemi nelle regolamentazioni attuali, che chiaramente non contemplano la possibilità di comprare autobus “spezzettabili”. In quali bandi dovrebbero partecipare, essendo in potenza, per usare termini aristotelici, autobus al contempo da 3, 7, 11, 15 e 18 metri ancora non è chiaro.
A Roma sarebbe utile una tecnologia del genere?
I pod non sono un’altra di quelle tecnologie che in un futuro prossimo forse vedremo. All’inizio di quest’anno sono stati presentati anche nella Capitale davanti al Campidoglio e potrebbero rappresentare una grande opportunità per Roma. La loro flessibilità li rende ottimi per molteplici applicazioni. Virtualmente i pod potrebbero persino essere certificati per la guida autonoma livello 4 (il massimo sinora sviluppato) essendo già dotati dei sensori necessari. Il Comune sta studiando il mercato dei veicoli di tale livello, probabilmente per iniziare future sperimentazioni. Potrebbero così essere usati come Clicbus o come taxi notturni senza conducente.
Inoltre, i moduli possono connettersi alle Smart-Road di Anas, come la Roma-Fiumicino e gestire ad esempio collegamenti diretti di linea per l’aeroporto.
Paragonabile quindi a un piatto di alta cucina rivisitazione di un classico, un piatto “destrutturato”, questo autobus probabilmente diverrà la base di molti servizi pubblici locali in tutto il globo. La concezione di autobus di NeXt permetterebbe di costruire veicoli di tutte le dimensioni in un unico luogo e con un solo “prodotto”. Rimane solo da capire se siamo pronti a rinnovare radicalmente la rete autobus per adattarla a questa tecnologia e se varrà la candela.
L'infomobilità di Odissea Quotidiana su Roma Trasporti News 24