Smart road: dalla sperimentazione sulla Roma-Fiumicino al futuro dei trasporti su strada
A cosa servono i pali neri sulle autostrade? Ecco come funzionano le Smart Road di Anas e perché non sono autovelox.
Alcuni avranno già notato i pali neri apparsi sulle autostrade italiane negli ultimi anni, ma a cosa servono? E c’è da allarmarsi?
Nulla da temere, i pali, propriamente “smart pole” rientrano nel progetto delle Smart Road, gestito da ANAS. Per quanto, tra le altre cose, possano rilevare posizione e velocità dei veicoli, hanno una funzione completamente diversa dagli autovelox.
Cosa rende una strada “Smart”?
La capacità di creare una rete di comunicazione tra i veicoli e la strada stessa. Si rivoluzionerà così la guida in autostrada garantendo sicurezza e dati in tempo reale sul percorso.
Nella prima fase di realizzazione, si invieranno tali informazioni sullo schermo di infotainment dei veicoli, ove presente. L’effetto generato sarà perciò un graduale spostamento dei cartelli luminosi a scritta variabile all’interno dell’abitacolo, in modo tale da mostrare messaggi pertinenti alla posizione del singolo veicolo.
Successivamente, ci si concentrerà sulla guida autonoma, mettendo in contatto i sensori sulla strada con il sistema di controllo del veicoli. Quindi, in un futuro più o meno remoto non saranno solo le macchine a gestirsi senza un conducente, ma sarà la strada stessa a guidarle.
Non si ferma qui l’ambizioso progetto; infatti, per poter interagire con una mole di dati di tali dimensioni, serve un’infrastruttura adeguata. Sono già in costruzione dei centri di controllo locali, che si assicureranno del corretto funzionamento degli apparati. I centri conterranno una sala di controllo e diverse sale convegni e sale riunioni, per presentare progetti e lavorare a stretto contatto con start-up e università. Saranno, gli stessi centri, in grado, poi, di “rilasciare” dei droni autonomi disposti su tutta la lunghezza dell’autostrada. Essi potranno verificare le informazioni ricevute e raccogliere dati come lunghezza delle code, visibilità o la gravità di un incidente.
L’insieme di queste tecnologie è definito dal sito di ANAS come “sistema nervoso” della rete autostradale.
E i pali?
I pali sono alla base del complesso apparato di dialogo e raccolta dati. I loro sistemi si basano su tecnologie IoT (Internet of Things, internet delle cose) e modelli appositamente addestrati di intelligenza artificiale.
Gli smart pole sono dotati di una sensoristica digitale di alto livello, con telecamere intelligenti e sistemi di dialogo tra veicoli (V2V) e veicolo-infrastruttura (V2I). La comunicazione con i singoli mezzi avviene attraverso un’unità a bordo, presente per costruzione nelle automobili o tramite app. L’applicazione, disponibile a oggi solo per i dipendenti Anas, è in fase di beta-testing, col fine di essere poi distribuita a tutti.
La stessa app, permetterà sia di ricevere che di inviare dati all’infrastruttura: con il progetto “Good Vibrations”, in collaborazione con l’MIT (Massachusetts Institute of Technology), si integreranno gli smartphone nella rete di sensori. I telefoni dei guidatori potranno misurare in tempo reale vibrazioni di ponti o altri elementi infrastrutturali per permettere la pianificazione di interventi di manutenzione predittiva delle opere.
Le finalità delle smart road
Sul web sono già diffusi commenti complottistico-allarmisti sulle smart road, vanno perciò sottolineati quali siano la vera natura e i benefici di questo mastodontico progetto.
Esso rientra nell’obiettivo europeo di zero morti sulle strade entro il 2050 e mira ad incrementare sicurezza e sostenibilità ambientale della nostra rete autostradale.
Difatti, ci sarà un controllo più capillare delle strade che permetterà alla sede Anas più vicina di essere a conoscenza di ciò che avviene in tempo reale. Potranno essere così monitorati traffico, carichi pericolosi, veicoli guasti e incidenti, con la possibilità di agire prontamente. Dal punto di vista ambientale, i centri di controllo, definiti “green islands” (isole verdi), saranno dei veri e propri hub sostenibili, alimentati da energia solare ed eolica. Tale energia sarà per di più resa disponibile a tutti con colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.
È bene quindi segnalare che nessuna delle tecnologie impiegate è capace al momento di emettere sanzioni ai guidatori.
Lo stato dell’opera
Ancora non sono disponibili previsioni precise per il completamento dei progetti e la fine della fase di sperimentazione in atto su alcuni tratti della rete come la Roma-Fiumicino. È però disponibile sul sito ANAS uno schema che mostra il loro obiettivo per il 2032, la digitalizzazione di 6.700 km tra strade statali e autostrade.
Il futuro della mobilità è già qui oggi sulle nostre autostrade, non ancora del tutto funzionante, ma prossimo a esserlo. All’orizzonte si prospettano strade più sicure ed ecologiche, con cambiamenti sottili, ma importanti e che entreranno a poco a poco nella nostra quotidianità.
L'infomobilità di Odissea Quotidiana su Roma Trasporti News 24
Fact Check
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Verificato il: 20 agosto 2026