Non è fantamobilità: arrivano le strade "refrigerate"
cool corridors, asfalti anti-caldo e verde urbano: come funzionano le strade fresche e come Roma pensa di combattere l'isola di calore estiva.
Seconda puntata della rubrica “Non è fantamobilità”, la rubrica nella quale parliamo di alcune nuove tecnologie nell’ambito della mobilità, attualmente in fase di sviluppo o sperimentazione, analizzandone il funzionamento, i problemi attuali e come potrebbero essere integrate a Roma in un prossimo futuro.
Gli episodi precedenti
I cool corridors
Dopo questa estate di estremo caldo in tutta Italia, ci rinfreschiamo con un assaggio di come potrebbero essere le estati cittadine del futuro, con alcune tecnologie già in fase di test in vari paesi, i “cool corridors” (strade fredde).
Siamo sicuramente ben lontani dal vederle impiegate massicciamente nei nostri comuni, ma i primi risultati si mostrano già abbastanza promettenti.
Il problema dell'asfalto
Come è noto, gli oggetti neri assorbono il calore, mentre quelli di colore bianco lo riflettono. L’asfalto non fa eccezione, raggiungendo anche i 60-70° sulla superficie: così le vie si trasformano in estate in veri e propri forni a cielo aperto.
Nelle città, la scarsa vegetazione unita alla presenza di palazzi amplifica il fenomeno del riscaldamento, rendendo l’estate ancora più difficile da sopportare per coloro che non vanno in vacanza. Tale fenomeno è detto “heat island” (isola urbana di calore).
Ciò ha spinto la ricerca a sviluppare dei metodi per combatterlo, agendo sulle città già esistenti e senza interventi troppo invasivi.
Nasce così, attorno agli anni '80 il concetto di “cool corridors”, una strada più vivibile e a misura di chi il caldo lo soffre maggiormente, come pedoni e ciclisti. Per le prime sperimentazioni bisognerà tuttavia aspettare il 2017 nella pioniera Los Angeles. Così, aperta la strada, molte altre città iniziarono a percorrerla, come Phoenix (in Arizona), Parigi e Tokyo.
Cosa rende “fredda” una strada?
Un cool corridor è caratterizzato da due elementi, le pavimentazioni fredde e la vegetazione. Le pavimentazioni fredde sono dei materiali alternativi al bitume “vulgaris” che combattono il fenomeno dell’isola di calore, tenendo sotto controllo la propria temperatura superficiale.
Se ne trovano principalmente due tipologie in circolazione:
La prima fa rimbalzare su di sé i raggi solari, “rispedendoli” in atmosfera ed evitando di scaldarsi. È esattamente lo stesso principio per cui tutti quanti consigliamo di indossare vestiti con colori chiari d’estate. Tuttavia, questa tecnica ha dei rischi impliciti, come la possibilità di abbagliare i guidatori se non si gestisce correttamente il riflesso. La limitazione nell’uso in massa di tali composti è legata alla manutenzione, richiedendo frequente pulizia per funzionare a dovere.
Per capire il funzionamento della seconda tipologia, possiamo partire da un esempio di vita comune, una pentola d'acqua sul fuoco: il bollore inizia a 100° e prosegue solo se la fiamma rimane accesa, ma senza che l'acqua superi la temperatura di ebollizione. Tralasciando il motivo, tale processo assorbe calore, mantenendo costante la temperatura. Similmente, la seconda tipologia di asfalti, che contiene materiali speciali all'interno, "consuma" il calore svolgendo passaggi di stato e mantenendo costante la temperatura. Un'idea ingegnosa, con diverse limitazioni purtroppo, come la ridotta longevità del composto o la necessità di climi non troppo freddi d'inverno.
È evidente che entrambe le soluzioni presentano punti di forza ma anche di criticità, che la ricerca sta cercando di mitigare.
L’altro elemento, come detto prima, sono l’ombra e il verde, i veri “game-changer” al momento. Dati riportano una diminuzione fino a 10° nelle strade alberate rispetto a quelle senza verde. Piantumare alcuni alberi e aggiungere prati nelle città può quindi creare un beneficio tangibile contro l'eccessivo riscaldamento delle nostre strade.
La riqualifica del verde urbano necessita tuttavia di studi approfonditi, per evitare esperienze come quelle Cinesi, dove alcune specie di alberi mal selezionate producono effetti opposti a quelli sperati: come l'aumento dell'umidità, quindi del calore percepito o addirittura il peggioramento dell'inquinamento a livello del suolo.
E a Roma ci sono “cool roads”?
Non esattamente. La Capitale è la prima città italiana a proporre un piano di adattamento climatico per combattere il caldo estivo. In tale piano, figurano strategie "anti-caldo" su diversi fronti, incluso quello stradale: la depavimentazione (sostituzione dell'asfalto con prato o pavimentazioni fredde) e riqualifica di piazze e strade, come avvenuto per il parco di Porta Metronia, insieme a un piano di ombreggiamento con alberi o strutture artificiali. Si prevede i primi interventi partiranno all'inizio dell'anno nuovo, in modo tale da arrivare preparati all'estate 2027.
In conclusione, le cool roads sono solo una delle tecniche in studio per contrastare i sintomi del cambiamento climatico. Sono una tecnologia forse ancora acerba, ma che si spera presto allevierà le nostre sofferenze estive.
L'infomobilità di Odissea Quotidiana su Roma Trasporti News 24