Ferrovie: l'Antitrust congela gli impegni di RFI sulla libera concorrenza
L'AGCM sospende fino al 30 settembre due degli impegni di RFI: restano invece i 18 slot orari per SNCF ma le nuove regole di accesso alla rete tornano in discussione.
A quattro mesi dalla chiusura dell'istruttoria che aveva spianato la strada all'ingresso di SNCF nell'alta velocità italiana, l'AGCM – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – ha sospeso due dei tre impegni assunti da RFI. La decisione, adottata nell'adunanza del 23 giugno 2026, non cancella nulla di quanto stabilito a marzo ma ne congela l'attuazione: il termine ultimo della sospensione è fissato al 30 settembre 2026.
Per capire la portata della notizia occorre fare un passo indietro. Nel marzo scorso, come avevamo raccontato, l'Antitrust aveva chiuso senza accertamento dell'infrazione il procedimento aperto un anno prima contro Rete Ferroviaria Italiana, accusata da SNCF di aver ostacolato il suo ingresso sul mercato attraverso le modalità di assegnazione delle tracce. Il caso si era concluso con l'accettazione di tre impegni proposti da RFI e resi obbligatori dall'Autorità. Il primo, il più noto, riguarda il pacchetto minimo di 18 tracce (cioè slot orari) garantiti all'operatore francese per dieci anni. Gli altri due, meno pubblicizzati ma di gran lunga più strutturali, sono quelli oggi sospesi.
COSA PREVEDEVANO GLI IMPEGNI 2 E 3
Entrambi rispondono alla stessa domanda: cosa succede quando due operatori chiedono lo stesso spazio sui binari? Gli orari buoni sono pochi e contesi, e la regola che stabilisce chi se li aggiudica è, di fatto, la regola che stabilisce chi può stare sul mercato.
L'impegno 2 puntava a cambiare quella regola. Il criterio usato fino a oggi premia chi già fa viaggiare molti treni sulla relazione oggetto della contesa. È di fatto un meccanismo che, per come è costruito, tende a confermare l'operatore storico e a lasciare fuori chi arriva dopo. RFI si era obbligata a sostituirlo con i criteri europei ordinari che chiedono di valutare quale assegnazione sfrutti meglio la capacità dell'infrastruttura tenendo conto anche delle esigenze commerciali dei nuovi arrivati. La modifica sarebbe confluita nel PIR 2028 – il Prospetto Informativo della Rete, cioè il regolamento di accesso ai binari.
L'impegno 3 era la misura ponte, pensata per il periodo di attesa fino all’entrata in vigore del nuovo PIR. Introduceva la figura di "nuovo entrante" all'operatore nei primi cinque anni dal suo primo contratto pluriennale con RFI (SNCF lo resterebbe fino al 2029 in quanto il primo accordo quadro è stato firmato nel 2024), e gli riconosceva due tutele:
La prima prevede che in caso di conflitto con un concorrente già presente, il nuovo entrante ha la precedenza.
La seconda prevede che se comunque non si trovano tracce libere, RFI deve andarle a cercare tra gli slot orari che altri operatori si sono aggiudicati ma non utilizzano, o utilizzano poco, secondo soglie precise fissate nel provvedimento. Inoltre, per 10 anni ai nuovi entranti gli vengono garantiti gli slot orari che gli sono stati assegnati senza possibilità che il gestore dell’infrastruttura gliele possa sottrarre.
PERCHÉ L'ANTITRUST HA FATTO MARCIA INDIETRO
La sospensione nasce da un'istanza presentata da RFI il 7 maggio scorso e si spiega con un problema di sovrapposizione tra autorità. Ad aprile, infatti, l'ART – Autorità di Regolazione dei Trasporti – ha avviato il procedimento di revisione della propria delibera 70/2014, quella che fissa le misure per l'accesso equo e non discriminatorio all'infrastruttura ferroviaria. Il nuovo quadro regolatorio andrà a incidere proprio sulle materie oggetto degli impegni 2 e 3, che erano stati concepiti dichiaratamente per operare una modifica della regolazione di settore di accesso all’infrastruttura.
L'AGCM ha quindi aperto un sub-procedimento di revisione parziale, il cui termine di conclusione è fissato anch'esso al 30 settembre. Nel frattempo, ha ritenuto che proseguire con l'attuazione di misure destinate probabilmente a essere riscritte a breve rischiasse di rivelarsi un esercizio privo di utilità concreta. Del resto, nella relazione di ottemperanza depositata il 4 giugno RFI aveva già comunicato di aver sospeso le attività propedeutiche all'impegno 2 non trasponendolo nella bozza di PIR da sottoporre a consultazione.
Sullo sfondo resta il contenzioso tra le due autorità: a maggio l'ART ha annunciato l'impugnazione davanti al TAR del Lazio del provvedimento AGCM di marzo, contestando che l'assegnazione delle tratte a SNCF sarebbe avvenuta senza le necessarie analisi di impatto tecnico, economico e regolatorio e rivendicando le proprie competenze in materia.
COSA RESTA IN PIEDI
Al fine di evitare letture allarmistiche va ribadito che l'impegno 1 non è stato bloccato. Il pacchetto di 18 slot orari sulle direttrici Torino-Milano-Roma-Napoli e Torino-Milano-Venezia resta pienamente efficace e RFI ha dichiarato di avervi già dato attuazione. L'ingresso di SNCF sui binari italiani, previsto per settembre 2027, non è quindi rimesso in discussione dalla decisione dell'Antitrust.
Quello che si ferma, invece, è la parte più ambiziosa del pacchetto, ovvero, la riscrittura delle regole generali con cui si assegnano le tracce orarie a tutti gli operatori, presenti e futuri. Gli impegni 2 e 3 non erano scritti per SNCF ma per chiunque volesse entrare dopo di lei.
Nuovi aggiornamenti dovrebbero arrivare entro il 30 settembre, quando si chiuderanno sia il procedimento di revisione dell'AGCM sia, presumibilmente, il percorso di riforma avviato dall'ART. La partita per l’accesso ai binari italiani sarà ancora lunga.
L'infomobilità di Odissea Quotidiana su Roma Trasporti News 24