Metro C, dentro la stazione che porta la storia di Roma sottoterra
Metro C Colosseo: durante gli scavi sono emersi 28 pozzi di epoca repubblicana, sei valorizzati nella stazione candidata al Prix Versailles 2026.
La stazione Colosseo–Fori Imperiali della metro C è ufficialmente candidata al Prix Versailles 2026, uno dei più importanti riconoscimenti internazionali dedicati all’architettura e al design.
La candidatura è nella categoria Passenger Stations, dedicata alle stazioni ferroviarie e metropolitane. E in questo caso c’è un elemento che rende particolarmente interessante la scelta di Roma: qui l’architettura della stazione non può essere separata da ciò che è stato trovato scavando per realizzarla.
Per costruire la stazione nel cuore della Roma archeologica sono stati effettuati 28,7 mila metri cubi di scavi archeologici. E proprio sotto via dei Fori Imperiali sono emersi 28 pozzi di età repubblicana, realizzati tra il V e il II secolo a.C. e utilizzati dagli abitanti della collina della Velia per l'approvvigionamento dell'acqua.
Non erano semplicemente cavità nel terreno.
19 dei 28 pozzi erano rivestiti con lastre di tufo, mentre gli altri 9 erano privi di rivestimento e presentavano pedarole ricavate direttamente nei sedimenti.
Gli strati di riempimento hanno restituito materiali che raccontano una storia ancora più complessa: alcuni contesti integri sembrano infatti collegati a rituali legati alla sacralità delle acque e alle offerte effettuate al momento della chiusura dei pozzi.
E qui arriva la parte forse più interessante: i reperti non sono stati semplicemente rimossi dal cantiere e portati altrove, una parte di quelle strutture è diventata parte integrante della stazione.
Sei pozzi sono stati ricollocati e mostrati in sezione, mentre al piano inferiore altri allestimenti raccontano la seconda vita di queste strutture come depositi rituali, attraverso reperti e ricostruzioni.
🔗 La scheda ufficiale di Metro C sui ritrovamenti:
La stazione è quindi qualcosa di più di un luogo nel quale prendere la metropolitana. È stata progettata come una vera stazione-museo, con un percorso che racconta circa 2.000 anni di storia dell'area: dai pozzi repubblicani al balneum di una domus, fino alla domus di età imperiale e ai reperti provenienti dagli scavi e dalle collezioni del Parco archeologico del Colosseo.
C'è persino un punto nel collegamento con la metro B dal quale è possibile osservare il Colosseo dal basso attraverso un grande oculus.
Gli scavi hanno quindi trasformato Colosseo–Fori Imperiali in qualcosa di più di una semplice stazione della metropolitana: è anche questo rapporto tra infrastruttura contemporanea, archeologia e città storica a spiegare la candidatura al Prix Versailles 2026.
È proprio questo il punto: il Prix Versailles non premia soltanto una bella stazione. Nel caso di Colosseo–Fori Imperiali, architettura, ingegneria, trasporto pubblico e archeologia sono diventati parti dello stesso progetto.
Per realizzare una metropolitana nel centro storico di Roma non era sufficiente scavare, bisognava capire cosa c'era sotto, documentarlo e proteggerlo e, quando possibile, riportarlo dentro la vita quotidiana della città.
È il senso più interessante dell'archeologia preventiva applicata alla metro C: la nuova infrastruttura non cancella ciò che trova sotto terra, ma lo incorpora nel proprio racconto.
Per capire meglio il rapporto tra infrastruttura e scavo archeologico, leggi anche il nostro approfondimento sull'archeologia preventiva della Metro C.
Alla fine, quindi, quei 28 pozzi non sono soltanto una scoperta archeologica, ma sono diventati parte dell'identità della stazione e forse è proprio qui che sta la forza della candidatura al Prix Versailles.
I 28 pozzi sono però solo una parte del patrimonio archeologico emerso durante la costruzione: scopri cosa è stato trovato sotto via dei Fori Imperiali.
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