Roma, che fatica viverci

Cantieri e trasporto pubblico a Roma: costruire la città del futuro non basta se i disagi quotidiani restano senza risposta.

02 agosto 2026 09:00
Roma, che fatica viverci -
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Qualche giorno fa una lettrice ci ha inviato una lunga lettera indirizzata al sindaco Roberto Gualtieri: non era una lettera contro la metropolitana, contro i tram o contro i cantieri. Non era nemmeno il classico sfogo contro il trasporto pubblico romano.

Al contrario, il suo racconto colpisce proprio per la sua normalità.

Per andare al lavoro la cittadina utilizzava il trenino di Centocelle oppure la combinazione tra le linee 105 e 40. Poi il servizio peggiorato. Prima i cantieri al Pigneto, poi i lavori della metro C a piazza Venezia, infine la chiusura del trenino: ogni singolo cambiamento, preso isolatamente, appare come un disagio ragionevole, ma la somma di questi è insopportabile.

La somma di tutte queste decisioni si traduce infatti in più tempo perso, più strada da percorrere a piedi, più attese e maggiore stress. Una sensazione che molti cittadini probabilmente conoscono bene.

Leggendo quella lettera ci è tornato in mente un concetto che avevamo espresso qualche mese fa nel nostro bilancio dei primi cinque anni dell'amministrazione Gualtieri.

In quell'articolo sostenevamo che il sindaco, pur tra ritardi e difficoltà, può rivendicare di aver finalmente messo in moto una serie di opere che Roma attendeva da decenni. Le nuove tramvie, il rinnovo delle flotte, il proseguimento della metro C, il GRAB, le stazioni ferroviarie e molti altri interventi rappresentano una trasformazione profonda della città.

Resta una convinzione che continuiamo ad avere.

Tuttavia la lettera della nostra lettrice mette in evidenza un aspetto che forse abbiamo sottovalutato: l'amministrazione Gualtieri ha guardato molto alla Roma del futuro, forse, a volte, troppo poco alla sopravvivenza della Roma del presente.

Da una parte dopo anni di immobilismo era inevitabile che qualcuno si assumesse la responsabilità politica di aprire cantieri, modificare assetti consolidati e affrontare problemi rimasti irrisolti per decenni.

Ma dall'altra parte esiste una differenza tra realizzare un'opera e accompagnare i cittadini durante la sua realizzazione.

Ecco, forse questo rappresenta una mancanza della narrazione del sindaco col caschetto: troppi reel di cantieri aperti e poco confronto reale con i territori anche solo per dare un'aggiustamento ai cantieri in corso.

Nella vita reale il risultato non è una serie di piccoli inconvenienti, è un'ora in meno da dedicare alla famiglia, al riposo o semplicemente a sé stessi.

Forse è anche per questo che, nonostante l'apertura di nuovi cantieri e l'avvio di opere importanti, il clima che si respira sui mezzi pubblici appare spesso più teso rispetto a qualche anno fa.

Chi vive quotidianamente il trasporto pubblico non percepisce la speranza del futuro, ma vuole sopravvivere al presente.

Ecco, questo sarà sicuramente un aspetto sul quale lavorare per il prossimo sindaco, chiuque esso sia. La direzione è tracciata: Roma sta investendo sul ferro, sta rinnovando il proprio parco mezzi e sta tentando di recuperare decenni di ritardi infrastrutturali, ma manca la cura della persona, del cittadino normale.

Quanto costa, oggi, costruire la Roma di domani? E soprattutto: chi sta pagando questo costo?

La risposta è semplice: lo stanno pagando ogni mattina i cittadini che affrontano autobus rallentati, deviazioni, chiusure e percorsi più lunghi per raggiungere il lavoro.

Ciò nonostante le opere non vanno fermate. Bisogna solamente ricordarsi che per vivere meglio un domani è necessario agevolare quanto più possibile la sopravvivenza nell'oggi.

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