Autobus: i nuovi mezzi elettrici si scaricano troppo velocemente
Bus elettrici e caldo estremo: perché le alte temperature stanno creando problemi al trasporto pubblico di Roma.
Il tema è sostanzialmente uno: a causa delle temperature roventi i bus circolano con l'aria condizionata accesa già dalle prime ore del mattino e si scaricano troppo velocemente, costringendo gli autisti a tornare in rimessa per fare la ricarica. Ne consegue un rischio di taglio delle corse, fortunatamente ritenuto dall'aumento generale dei bus a disposizione, che comunque sono stati ricambiati massicciamente anche grazie al PNRR e al Giubileo. In sintesi: entra un bus scarico, ma ne esce immediatamente un altro dal deposito.
Sulle pagine del Corriere della Sera, Atac ha fatto sapere di star lavorando con la Romana Diesel per ottimizzare l'utilizzo dell'aria condizionata compatibilmente con la capacità di ricarica delle batterie.
Problemi analoghi si starebbero riscontrando anche sui bus in servizio sulla rete periferica gestita dai privati, dove tuttavia le corse sono meno frequenti e affollate e, di conseguenza, i problemi sono meno marcati.
Finisce il sogno green?
Roma si trova ad affrontare una situazione piuttosto difficile: i bus elettrici acquistati per diminuire le emissioni di CO2 che aumentano l'effetto serra non riescono a reggere alle ondate di calore, che nei prossimi anni saranno sempre più frequenti.
Un nuovo modello per salvare il servizio
In questo contesto è del tutto evidente che gli autobus con pacchi batteria grandi che si ricaricano solo la notte in deposito non sono un modello sostenibile.
La soluzione alternativa è già stata ampiamente sperimentata, anche a Roma: è necessario approntare i capolinea che delle colonnine per la ricarica rapida che consentano ai bus di marciare per le corse successive.
Fortunatamente in sede di acquisto degli Eway, Atac ha richiesto che i bus elettrici fossero predisposti per la ricarica con pantografo ai capolinea. Serve quindi effettuare questa modifica ai mezzi - possibile in tempi brevi - e studiare un piano di atttrezzaggio dei capolinea con le colonnine: questo secondo aspetto risulta più complesso, perché subordinato ad investimenti importanti e a compatibilità tecniche (l'arrivo dei cavi dell'alta tensione) e burocratiche (ad esempio la compatibilità paesaggistica per i capolinea centrali).
I problemi di questi giorni non segnano la fine del bus elettrico, ma dimostrano che la transizione energetica non si esaurisce con l'acquisto dei mezzi. Senza una rete di ricarica diffusa e pensata per sostenere il servizio nelle condizioni più difficili, il rischio è di ritrovarsi con centinaia di autobus moderni ma incapaci di esprimere tutto il loro potenziale. E sarebbe un paradosso difficile da spiegare: investire per combattere il cambiamento climatico e scoprire che proprio il cambiamento climatico mette in crisi il sistema.