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Atac, addio Simioni, un nuovo nome in pole

Atac, addio Simioni, un nuovo nome in pole

Avanti il prossimo: per la successione di Simioni che sta per passare all’Enav, la settimana scorsa era uscito il nome di Franco Gimpaoletti attuale Direttore Generale del Campidoglio, che oggi passerebbe ad un ruolo da traghettatore. Il nome nuovo viene da Roma Metropolitane





Il progetto di bilancio 2019 è pronto, in attivo di 13 milioni anche se, va detto, c’è sempre il maxi debito da 1,4 miliardi congelato in tribunale con la procedura di concordato preventivo. 

E, a breve, i conti sanno esaminati dal socio unico, il Campidoglio, che passerà all’approvazione. 

Il passaggio è l’ultimo atto di Paolo Simioni, presidente che esce dall’Atac per andare a sedere sulla poltrona più importante dell’Enav dopo la nomina del governo. 

Il penultimo potrebbe essere stata la riapertura della stazione metro Barberini: stamani la fermata sulla linea A torna fruibile sia in entrata, sia in uscita dopo 14 mesi.

Per la successione del presidente-ad Atac spunta il nome di Giovanni Mottura, commercialista romano già nominato da Raggi amministratore (e liquidatore) di Roma Metropolitane. 

La “call” per raccogliere i curricula dei candidati al dopo Simioni è scaduta lo scorso 4 maggio e, dopo l’esame dei profili, la scelta potrebbe essere ricaduta su Mottura. Quindi, nel caso, sarebbe un’altra nomina interna da parte della sindaca. 

Resta da stabilire l’inquadramento amministrativo della nuova governance, ovvero se praticare la via dell’avvicendamento semplice o quella del restyling aziendale, amministratore unico o nuovo cda. I due attuali consiglieri, Cristiano Ceresatto e Angela Sansonetti, dovrebbero restare al loro posto. 

È possibile che, dopo l’addio di Simioni e prima dell’investitura ufficiale del nuovo presidente, tocchi al dg del Comune, Franco Giampaoletti, vigilare sull’azienda anche se, come lui stesso conferma, «un incarico è incompatibile» con il suo ruolo a causa della legge Madia.

Al nuovo presidente toccherà il difficile compito di reggere l’urto delle misure legate all’emergenza coronavirus (capienza dei mezzi ridotta al 50%) e rimettere in asse l’Atac aumentandone la produzione, in modo da rispettare i paletti fissati dal tribunale fallimentare. 

Nei giorni scorsi è arrivato un assist dal governo che ha prorogato di 6 mesi il versamento della prima rata ai creditori da parte dell’azienda: 140 milioni il cui saldo era previsto per giugno. In più, c’è da mandare avanti l’ordinaria amministrazione. Impresa non facile per Atac, come testimonia la storia della stazione Barberini.






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