TAF o Vivalto: quale treno doppio piano è più adatto al trasporto regionale?
TAF vs Vivalto: due filosofie per i treni regionali a doppio piano. Scopri differenze, capacità e confort di questi convogli.
TAF e Vivalto sono due dei convogli a doppio piano più conosciuti del trasporto ferroviario regionale italiano. A prima vista possono sembrare molto simili, ma nascono da due concezioni differenti: da una parte il TAF, pensato fin dall'origine come un treno a composizione bloccata, dall'altra le carrozze Vivalto, progettate per poter essere aggiunte o rimosse in base alle esigenze del servizio.
Il confronto è quindi soprattutto tra due modi diversi di intendere un treno regionale. Il TAF punta su una composizione compatta e su una buona capacità di accelerazione, mentre il sistema Vivalto offre maggiore flessibilità nella composizione e una capacità di trasporto che può crescere in funzione della domanda.
Il TAF nasce negli anni Novanta
Il TAF, acronimo di Treno ad Alta Frequentazione, nasce nella seconda metà degli anni Novanta con l'obiettivo di realizzare un convoglio a doppio piano destinato ai servizi regionali caratterizzati da fermate ravvicinate. La scelta è quella della composizione bloccata: il treno è formato da quattro casse, due delle quali motorizzate, e non può essere modificato nella composizione durante il normale esercizio.
Il TAF di Trenitalia dispone complessivamente di 475 posti a sedere, una capacità importante considerando le dimensioni relativamente compatte del convoglio.
La presenza della trazione direttamente sul treno permette inoltre di ottenere buone prestazioni nelle fasi di accelerazione, una caratteristica particolarmente utile sulle linee dove le fermate sono frequenti. È anche per questo che i TAF sono stati impiegati in diversi nodi ferroviari metropolitani, tra cui Roma, Milano e Napoli.
Il Vivalto punta sulla flessibilità
Le carrozze Vivalto arrivano circa un decennio dopo, a partire dal 2005, introducendo un approccio differente. Non si tratta infatti di un treno unico a composizione bloccata, ma di un sistema formato da singole carrozze che possono essere aggiunte o tolte in funzione dell'affluenza.
È un vantaggio importante per il trasporto regionale, perché permette di adattare la capacità del convoglio alle caratteristiche del servizio. Una singola carrozza Vivalto di seconda classe può ospitare fino a 126 passeggeri seduti, mentre la semipilota dispone di 90 posti, compresi due spazi per carrozzelle.
Una composizione standard da sei carrozze arriva così a 720 posti a sedere, mentre utilizzando composizioni più lunghe si può superare la soglia dei 1.000 posti.
Il sistema Vivalto è quindi particolarmente interessante sulle relazioni dove la domanda può essere molto elevata e dove è necessario poter modulare la capacità del treno. È il caso, ad esempio, di alcune linee regionali a maggiore frequentazione e percorrenza.
A bordo, due filosofie diverse
Anche dal punto di vista dell'esperienza di viaggio le differenze sono evidenti.
Il TAF dispone di porte ampie e di interni spaziosi, soprattutto nelle aree dedicate ai passeggeri. Le scale interne che collegano i due piani sono invece più compatte e curve, una caratteristica che può rendere meno agevole il movimento a bordo, soprattutto nelle fasi di salita e discesa.
Le Vivalto puntano invece su porte particolarmente larghe e su scale più regolari e dritte. I corridoi possono risultare più stretti, ma la disposizione interna permette di sfruttare bene lo spazio disponibile e i posti a sedere sono accompagnati dai tavolini.
Sul fronte del comfort, il TAF paga inevitabilmente l'età del progetto. I primi esemplari sono infatti entrati in servizio oltre vent'anni fa e l'isolamento acustico e la climatizzazione non possono essere paragonati a quelli dei treni regionali più moderni. In particolare, nelle carrozze motrici il rumore e le vibrazioni possono essere maggiormente percepibili.
Le Vivalto hanno invece beneficiato di soluzioni più recenti e di diversi aggiornamenti nel corso degli anni, tra cui nuovi sistemi di illuminazione, videosorveglianza e informazioni ai passeggeri.
Il R-TAF prova a riportare il TAF nel presente
Il punto più interessante, però, è rappresentato dal programma di revamping R-TAF, nato per intervenire sui convogli che hanno ormai superato il quarto di secolo di servizio.
L'intervento riguarda 34 convogli, con un investimento indicato nel progetto in circa 60 milioni di euro, e va ben oltre un semplice aggiornamento estetico.
Uno degli interventi più importanti riguarda la ridondanza della trazione: sulle motrici viene installato un secondo convertitore, in modo che un eventuale guasto non comporti necessariamente il blocco del treno. In caso di problema a un modulo, il convoglio può infatti continuare la corsa con una riduzione della potenza disponibile.
Il programma introduce inoltre l'illuminazione a LED, sistemi per il monitoraggio dei consumi energetici, nuovi sedili, videosorveglianza digitale e monitor informativi per i passeggeri.
L'obiettivo è quindi mantenere in servizio una flotta ormai anziana intervenendo non soltanto sull'aspetto del treno, ma anche sull'affidabilità e sull'esperienza di viaggio.
TAF o Vivalto: chi vince?
Alla fine non esiste un vincitore assoluto, perché i due sistemi rispondono a esigenze differenti.
Il TAF ha il vantaggio di essere un convoglio compatto, con una capacità di 475 posti a sedere, e si presta bene ai servizi caratterizzati da numerose fermate e frequenti accelerazioni. Il programma R-TAF rappresenta inoltre un tentativo importante di prolungarne la vita operativa, aggiornando alcuni degli elementi più critici del progetto originale.
Il Vivalto offre invece soprattutto flessibilità. La possibilità di aggiungere o rimuovere carrozze consente di adattare il numero di posti alla domanda e di formare convogli molto più capienti, arrivando oltre i 1.000 posti a sedere nelle composizioni più lunghe.
La scelta, quindi, dipende dal servizio che il treno deve svolgere. Il TAF è nato per essere un treno completo e compatto, mentre il Vivalto è stato concepito come un sistema modulare. Due filosofie diverse che, a distanza di anni, continuano entrambe a trovare spazio nel trasporto ferroviario regionale italiano.
E alla fine, come sempre, il vero giudice resta il passeggero: è chi viaggia ogni giorno a bordo di questi treni a stabilire quale delle due soluzioni funzioni meglio nella realtà.
L'infomobilità di Odissea Quotidiana su Roma Trasporti News 24