Il Messaggero e il trasporto pubblico: un'antipatia che viene da lontano
Corsia Tiburtina, negli anni ’80 Il Messaggero criticava lo spazio tolto alle auto per i bus: una storia che ricorda le polemiche sulla TVA.
«Troppo spazio per i bus, poco per le auto».
Scavando negli archivi de Il Messaggero degli anni '80 anche questo abbiamo trovato.
Quando anche la corsia preferenziale della Tiburtina era problematica
Siamo negli anni '80 e da poco il Comune di Roma aveva attivato la nuova corsia preferenziale su via TIburtina, da via di Portonaccio a Casal Bruciato. L'obiettivo resta sempre lo stesso: risolvere l'atavico problema del traffico a Roma potenziando il trasporto pubblico.
Il pezzo restituisce una sensazione curiosamente familiare.
Mentre tutto fila liscio nelle corsie centrali riservate ai mezzi del trasporto pubblico, tutt'intorno è il caos o quasi. Le due carreggiate laterali riservate al traffico privato non riescono a smaltire, specie nelle ore di punta, il gran numero di macchine che vi si riversano e che sono ostacolate dalle vetture e dai furgoni parcheggiati lungo i marciapiedi.
Dicono gli abitanti della zona: "È giusto privilegiare il trasporto pubblico ma non è accettabile che si strangoli quello privato. Anche perchè Roma è una città nella quale non si può far uso dei bus per gli spostamenti.
In questo passaggio c'è tutto: il problema, le automobili anche in doppia fila, non viene indicato, e la soluzione, il trasporto pubblico, non è vista come tale. "Anche perchè Roma è una città nella quale non si può far uso dei bus per gli spostamenti" è una frase di potente ignoranza che racchiude tutto.
All'epoca il problema era lo spazio sottratto alle automobili per realizzare una infrastruttura destinata al trasporto pubblico. Oggi, con una diversa infrastruttura e un diverso tratto di città, ritroviamo una narrazione molto simile.
Tramvia TVA, la storia si ripete
Andiamo avanti di 40 anni.
Nel 2023 il bersaglio è stata la tramvia Termini-Vaticano-Aurelio. Per settimane Il Messaggero ha dedicato alla TVA una quantità eccezionale di articoli, dando ampio spazio alle proteste di residenti, commercianti, albergatori e associazioni e mettendo in discussione, più in generale, l'utilità del tram a Roma.
La sequenza comprendeva titoli sui rumori e sulle vibrazioni, sui possibili problemi per il commercio. Le parole d'ordine sono note: il tram è inutile, pericoloso e dannoso.
Quando la critica diventa propaganda
Di norma non c'è nulla di strano nel criticare un'opera pubblica, soprattutto se evidenzia delle criticità. Un giornale ha tutto il diritto, e forse anche il dovere, di mettere in evidenza i problemi di un progetto, raccogliere le obiezioni dei cittadini e chiedere conto all'amministrazione delle proprie scelte.
Il punto interessante è un altro: che cosa succede quando si utilizza la propria visibilità per fare una propaganda distorsiva della realità?
La storia della Tiburtina aiuta a capirlo.
Una corsia preferenziale significa inevitabilmente meno spazio disponibile - una risorsa finita - per il traffico privato. Una sede tranmiaria significa, in molti casi, riorganizzare la strada, magari migliorandone gli equilibri tra le diverse modalità di trasporto.
E anche se i disagi sono inevitabili, il Giornale e il Giornalista - quelli maiuscoli - hanno il dovere di dare una visione d'insieme oggettiva e di lungo periodo: i cantieri vanno, le infrastrutture restano a vantaggio della collettività.
I lettori scelgano come informarsi
E se all'epoca della Tiburtina i giornali erano l'unico modo per informarsi, nel 2026 i cittadini hanno tantissimi modalità alternative per assumere i dati necessari. L'esortazione che facciamo esattamente questa: ampliate il punto di vista leggendo diverse fonti e interpretazioni.
Ma c'è anche una domanda che vale la pena porsi anche davanti a quel vecchio titolo del Messaggero: siamo davvero disposti a cambiare Roma per permettere al trasporto pubblico di funzionare meglio?
Perché se la risposta è «mai, se questo significa togliere spazio alle automobili», allora il problema non è più un giornale locale: siamo noi stessi.