Il tram non è impopolare, lo diventa: cosa abbiamo raccontato a Bologna

Tram a Roma: 4 linee in cantiere, 7 in progetto e 38 km in rinnovo. Ma senza racconto il consenso si perde: il nostro intervento al tavolo TPL di Bologna.

26 settembre 2026 11:00
Il tram non è impopolare, lo diventa: cosa abbiamo raccontato a Bologna -
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Il 16 settembre siamo intervenuti al tavolo sulle sfide del trasporto pubblico locale organizzato a Bologna da Pillole di Tram.

Accanto ad altre realtà di rilievo, come Velocipiedi, Trasportamilano, ATTS Torino, ConnettiMonza, Clean Cities, ItaliaImpossibile e RIME, abbiamo portato il caso romano: non come modello da imitare, ma come avvertimento.

Il tram non perde consenso per come è progettato, lo perde per come viene raccontato.

La trasformazione della rete tramviaria romana

A Roma la trasformazione è in corso da quasi 2 anni e ha numeri che altrove farebbero notizia da soli. Da ottobre 2024 si sono aperti i primi cantieri tranviari dopo 25 anni dall'ultima linea inaugurata: 4 linee oggi in costruzione, un nuovo deposito, altre 7 in progettazione con finanziamenti ministeriali da oltre mezzo miliardo di euro.

A queste nuove linee si somma il rinnovo integrale della rete esistente che tocca 38 chilometri di rete e il deposito di Porta Maggiore.

Però se provare a chiedere a un romano cosa pensa del tram, la risposta sarà negativa: sospensioni continue del servizio, che sono diventate un meme, e cantieri infiniti apparentemente fuori controllo.

Cosa causa questo scollamento tra i lavori in corso e la percezione del servizio? L'insufficienza della comunicazione istituzionale.

L'assessore Patané parla di chilometri di binari, di numeri di vetture, prospettando un futuro indefinitamente migliore.

L'assenza di comunicazione

Non si parla mai del transitorio, di come "sopravvivere ai cantieri", non si spiega mai chiaramente perché e quanto saranno i ritardi, che sono ineliminabili per natura nelle grandi opere. Al massimo si dice che "Roma non fa tram da 25 anni" e che si è perso il know-how: peccato che Bologna, pur non avendo i tram da 50 anni, sia riuscita a fare meglio e prima.

Il vuoto della comunicazione politica, naturalmente, si riempie.

Da giugno a dicembre 2023 il Messaggero ha dedicato alla tramvia TVA più di 100 articoli avversi. Non che ci sia nulla di illegittimo a criticare un'infrastruttura per migliorarla, ma mettendo in fila tutti i pezzi sono una linea editoriale contro un'opera pubblica.

La domanda che abbiamo lasciato alla sala di Bologna è questa: in tutto quel tempo, qualcuno ha detto ai romani a cosa serve il tram?

Una risposta, in realtà, è stata tentata. Delle 4 tramvie in costruzione soltanto la TVA ha avuto un tavolo di confronto pubblico, aperto a inizio 2024.

Ci si è arrivati però dopo oltre 100 articoli contrari e a progetto già approvato, trasformando la partecipazione non in coinvolgimento ma in gestione del dissenso.

Il risultato lo conosciamo: il progetto è fermo e oggi non ne parla più nemmeno chi l'aveva proposto.

Il tram come un mezzo del '900

Sopra tutto questo pesa un pregiudizio antico, quello del tram come mezzo romantico ma lento, roba da cartolina.

Ma il tram non è lento per natura: lo diventa se non lo si aggiorna, non lo si manutiene e soprattutto non lo si protegge. Nel luglio 2025 sulla rete romana erano in vigore 27 prescrizioni di rallentamento. Nel 2022 il servizio tranviario ha perso 117 ore e 33 minuti per incidenti, sosta vietata e auto private ferme sui binari (elaborazione del nostro Centro Studi).

Non è il mezzo a essere lento: è il modo in cui lo trattiamo.

Ed ecco che la combinazione di una percezione di un servizio lento e l'assenza di comunicazione di dati concreti sul futuro aprono alla fine del tram.

Si comunica l'opera nuova invece del servizio, e si parla di cantieri a chi vorrebbe sapere di orari. Si apre il confronto quando il progetto è già approvato, trasformando l'ascolto in una formalità. Si promette un generico futuro migliore senza dire come si sopravvive ai due anni di lavori che lo precedono. Quando arriva lo slittamento - e arriva sempre - non lo si spiega, bruciando credibilità anche sulle opere successive. E alla fine nessuno ci mette la faccia: un'opera senza un volto che la difenda resta indifesa, e per chi la attacca è un bersaglio comodo.

L'importanza sociale dei Bollettini Cantiere

A Bologna non siamo andati a proporre teoria.

Da mesi pubblichiamo i bollettini dei cantieri tranviari romani, che raccontano lo stato di avanzamento metro per metro, mese per mese: costano poco, sono verificabili e abituano il lettore a seguire l'opera invece di subirla.

E quando le risposte istituzionali non arrivano, le chiediamo pubblicamente, anche con toni ruvidi, perché una domanda posta davanti a tutti ottiene in 24 ore quello che una richiesta formale non ottiene in 2 mesi. Vedi il caso delle riattivazioni della rete tramviaria.

Resta la frase con cui abbiamo chiuso l'intervento, ed è quella che l'esperienza romana ci ha insegnato a caro prezzo: il più forte strumento di comunicazione per una nuova linea tram è una linea esistente che funziona.

Il consenso non si costruisce sul rendering del 2030, si costruisce sul servizio di oggi. Chi racconta per primo decide come l'opera verrà ricordata. A Roma ce ne stiamo accorgendo adesso.

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