Deposito tram Centro Carni: il costo aumenta di 30 milioni
Deposito tram Severini, i costi esplodono: terreno inquinato, varianti e scadenza PNRR mettono la realizzazione in difficoltà.
Un terreno inquinato e diverse varianti di progetto da integrare: è finita nel pantano la realizzazione del nuovo deposito tramviario in via Gino Severini, presso l'ex Centro Carni.
Dopo l'appalto assegnato a dicembre 2024 e la costruzione avviata formalmente ad aprile del 2025, si sono verificati una serie di problemi in quello che dovrebbe diventare il secondo deposito tramviario di Roma.
Terreno inquinato da bonificare
I problemi sono emersi già dopo i primi movimenti terra: secondo le analisi effettuate sono emerse berillio, vanadio e zinco superiori alle soglie di legge, probabilmente frutto delle attività dell'ex Centro Carni e ben antecedenti alla realizzazione del deposito. Per tutelare la salubrità dei luoghi, che un giorno diventeranno un centro di manutenzione dell'Atac, le imprese aggiudicatarie hanno dovuto predisporre un progetto di bonifica dell'intero sito.
Le varianti progettuali richieste da Atac
Alle bonifiche si sono aggiunte alcune richieste di variante progettuale, che Atac ha inoltrato per ottimizzare i futuri flussi manutentivi dei tram, oltre che per poter rispondere ai criteri di sicurezza delle officine obbligatori per legge.
I costi esplodono, Roma Capitale chiede un mutuo
Il combinato disposto dei terreni inquinati e delle varianti progettuali hanno portato ad un incremento dei costi di ben 19,8 milioni di euro, con i costi complessivi che sono passati da 81,2 milioni a 101 milioni di euro (+24,3%).
Parte di questi costi sono stati riassorbiti dal ribasso offerto dalle imprese all'aggiudicazione della gara: ciò nonostante Roma Capitale si è vista costretta a chiedere un mutuo di ben 30 milioni di euro per far fronte agli extracosti attuali e futuri.
Il tempo del PNRR stringe
Nel frattempo le scadenze si fanno sempre più strette: secondo il decreto 448/2021 del MIT - che ha assegnato le risorse PNRR al nuovo deposito - l'infrastruttura dovrà essere pronta entro il 31 dicembre 2026.
Ad agosto il sito appare ancora deserto, senza alcun capannone o altre strutture verticali.
Il Sindaco-Commissario vara l'Ordinanza
Per cercare di stringere i tempi, il Sindaco Gualtieri ha firmato - con i poteri del Commissario per il Giubileo 2025 - l'Ordinanza 32/2026 che approva il via straordinaria il progetto esecutivo in variante, saltando il normale passaggio in giunta.
Resta fuori la copertura fotovoltaica
Il progetto approvato riguarda la sola fase 1 del deposito-officina, comprendente i capannoni essenziali al funzionamento del polo manutentivo. Una seconda fase, anch'essa da 30 milioni di euro, prevede la realizzazione di una copertura fotovoltaica a protezione dei tram parcheggiati, che altrimenti resterebbero esposti alle intemperie. Tale copertura avrebbe consentito anche di produrre l'energia elettrica che alimentano i macchinari, abbattendo notevolmente i costi energetici.
Considerate le forti incertezze sulla fase 1, tuttavia, la copertura fotovoltaica resta per il momento nel libro dei sogni.