Metro A, Lepanto riapre, ma perché alcune stazioni restano aperte durante i lavori?
Perché alcune stazioni della Metro A chiudono per lavori e altre no? Scopri i motivi tecnici dietro la chiusura estiva della fermata Lepanto.
La risposta è soprattutto tecnica. Non tutte le lavorazioni hanno bisogno della stessa quantità di spazio e non tutte sono compatibili con il passaggio dei passeggeri.
Lepanto: chiusura soltanto per la fase più invasiva
Lepanto è interessata da un programma di riqualificazione articolato in più fasi.
La prima parte dei lavori è stata effettuata con la stazione aperta. Dal 18 luglio al 30 agosto, invece, la fermata è stata completamente interdetta: i treni transitavano, ma non effettuavano la fermata. Atac ha motivato la chiusura con la necessità di svolgere lavorazioni non compatibili con il passaggio delle persone.
Il passaggio successivo è altrettanto importante: dal 31 agosto la stazione è tornata accessibile, mentre alcune lavorazioni residue continueranno con il servizio regolare.
Quindi Lepanto non è stata chiusa perché l'intera riqualificazione richiede necessariamente una stazione vuota. Viene chiusa per consentire la fase più invasiva del cantiere.
La differenza la fa il tipo di lavoro
Il programma di riqualificazione interessa tutte le 27 stazioni della Metro A, gli interventi comprendono pavimentazioni, rivestimenti, illuminazione, segnaletica, arredi, impermeabilizzazioni, infiltrazioni, scale mobili, ascensori e altri impianti.
Sono quindi cantieri molto diversi tra loro. Ad esempio, mentre a Lepanto è stato necessario lo stop estivo, i cantieri per la ristrutturazione della stazione Battistini sono andati avanti giorno e notte mantenendo la fermata sempre aperta al servizio viaggiatori.
Quando un'attività può essere isolata dal percorso dei passeggeri, la stazione può continuare a funzionare. Quando invece il cantiere occupa gli spazi necessari per il transito o per l'accesso alla banchina, la chiusura può diventare inevitabile.
Spagna e Ottaviano: chiudere e poi riaprire
Il precedente più chiaro è quello delle stazioni Spagna e Ottaviano, interessate dai lavori nel 2024.
Spagna rimase chiusa per circa 80 giorni. Gli interventi interessarono circa 5.000 metri quadrati, compresi pavimenti, rivestimenti e impermeabilizzazioni. Furono inoltre trattati circa 100 punti di infiltrazione. Furono inoltre trattati circa 100 punti di infiltrazione dell'acqua. Alla riapertura della fermata si è potuta constatare l'inaugurazione del nuovo look di Spagna, caratterizzato da un bosco verticale e illuminazione a bianco dinamico.
Ottaviano rimase chiusa per circa 50 giorni. Qui furono rifatti circa 2.400 metri quadrati di pavimentazione e interessati circa 1.400 metri quadrati di rivestimenti in travertino. Con la riapertura anticipata di Ottaviano a settembre, i passeggeri hanno ritrovato ambienti rinnovati dai pavimenti ai soffitti.
In entrambi i casi, una volta completata la fase più invasiva, i lavori proseguirono con la stazione aperta.
È quindi possibile avere contemporaneamente stazione in servizio e cantiere. Quello che non è sempre possibile è avere stazione in servizio e determinate lavorazioni nello stesso spazio.
Vittorio Emanuele: quattro scale mobili contemporaneamente
Un caso ancora diverso è quello di Vittorio Emanuele.
La stazione venne chiusa dall'8 aprile al 30 giugno 2024 perché erano interessate contemporaneamente tutte e quattro le scale mobili.
Qui la questione era direttamente legata alla possibilità di garantire l'accesso alla stazione. Qui la questione era direttamente legata alla possibilità di garantire l'accessibilità della stazione. I cantieri sono rientrati nel più ampio piano ATAC di manutenzione straordinaria su scale mobili e ascensori della linea arancione. Al momento della riapertura, l'atrio di Vittorio Emanuele è stato trasformato in un'opera d'arte contemporanea firmata da Esther Stocker.
Il caso mostra perché non si possa stabilire una regola generale del tipo «lavori alle scale mobili = stazione chiusa»: normalmente gli interventi possono essere organizzati per mantenere percorsi alternativi. Quando però vengono coinvolti contemporaneamente tutti gli impianti necessari, la situazione cambia.
Cipro: la stazione può restare aperta
Cipro è invece l'esempio opposto.
Anche questa stazione è stata interessata dal programma di riqualificazione, ma i lavori sono stati organizzati mantenendo il servizio, con limitazioni in alcune aree. Pur richiedendo tempi leggermente più lunghi, si è recentemente celebrata la fine della riqualificazione della stazione Cipro senza alcun giorno di stop per i pendolari.
La differenza, dunque, non sta nel fatto che una stazione sia o meno dentro il programma.
La differenza sta nel cantiere.
Perché è importante sulla metro A
La Metro A trasporta oltre 130 milioni di passeggeri all'anno, pari a più del 55% dell'utenza dell'intera rete metropolitana romana.
Le stazioni più frequentate hanno numeri particolarmente importanti: circa 18 milioni di passaggi annui per Ottaviano e circa 14 milioni per Spagna.
Una chiusura ha quindi un impatto significativo sull'intero sistema e deve essere limitata, quando possibile, alla sola fase in cui è realmente indispensabile.
È anche per questo che i cantieri vengono organizzati per fasi: chiusura durante le lavorazioni incompatibili con il servizio, riapertura appena possibile e prosecuzione dei lavori compatibili con il passaggio dei passeggeri.
La metro A continuerà a cambiare
Lepanto non sarà l'ultima stazione interessata da lavori complessi. Il programma coinvolge tutte le 27 stazioni e nei prossimi anni sono previsti interventi anche su altre fermate, compresi alcuni cantieri particolarmente complessi legati alle infiltrazioni.
Tra le stazioni indicate per la fase successiva figurano quella della tratta Ponte Lungo-Cinecittà, poi le altre nel 2027.
Per alcune di queste potrebbe quindi riproporsi lo stesso problema: chiudere oppure lavorare mantenendo il servizio?
La risposta non sarà uguale per tutte.
Perché nella metro A non è la riqualificazione in sé a determinare la chiusura. È il tipo di lavoro che deve essere eseguito e lo spazio che quel lavoro occupa.
Lepanto, in questo senso, è soltanto l'ultimo esempio di una strategia già utilizzata sulla linea: concentrare la chiusura nella fase più invasiva e riaprire la stazione appena le condizioni del cantiere lo consentono.
L'infomobilità di Odissea Quotidiana su Roma Trasporti News 24