Bologna, Città 30: evoluzione del modello e criticità della fase attuale
Bologna Città 30: evoluzione del progetto, fase 2 e criticità su comunicazione, trasporto pubblico e interventi di moderazione del traffico.
Un cambio di paradigma nella lettura dello spazio urbano
Città 30 è un progetto che interviene sul modo in cui lo spazio urbano viene concepito e utilizzato. L’impostazione non riguarda soltanto la riduzione dei limiti di velocità, ma un cambio di approccio: dalla città intesa come sistema di attraversamento rapido alla città come spazio condiviso.
In questo quadro, la velocità non è l’elemento centrale. Il riferimento è invece alla qualità dello spazio urbano, alla presenza di funzioni attrattive diffuse (scuole, servizi, piazze, attività commerciali) e alla necessità di ridurre la priorità dell’asse di scorrimento a favore della vivibilità complessiva.
Il modello Bologna: dalla sperimentazione alla “macro zona 30”
A Bologna l’impostazione iniziale ha previsto la trasformazione progressiva del tessuto urbano in una “macro zona 30”, con l’obiettivo di rendere omogenea la riduzione della velocità su circa il 70% della rete stradale urbana, esclusi gli assi principali di scorrimento.
L’approccio si è differenziato da una strategia incrementale basata su singoli interventi (tram, piste ciclabili, piazze scolastiche), puntando invece a un’estensione immediata del perimetro della Città 30.
Nei primi mesi sono stati realizzati interventi puntuali di ridisegno urbano, tra cui piazze scolastiche e nuove infrastrutture ciclabili, oltre all’avvio di strumenti di comunicazione dedicati, come un sito informativo con mappa delle strade coinvolte e obiettivi del progetto.
Il nodo della comunicazione e la percezione pubblica
Uno dei principali elementi critici riguarda la comunicazione. La Città 30 è stata spesso percepita come una misura esclusivamente limitativa della circolazione veicolare, mentre il suo impianto originario è più ampio e legato alla sicurezza stradale e alla redistribuzione dello spazio urbano.
La riduzione della complessità del progetto al solo limite di velocità ha inciso sulla comprensione da parte dell’utenza, alimentando una lettura polarizzata: da un lato misura di sicurezza, dall’altro vincolo alla libertà di circolazione.
Resta tuttavia aperto il tema della continuità dei controlli e permangono alcune lacune comunicative, come ad esempio gli ambasciatori della Città 30, non più convocati. In questo contesto, il Comune sembra non aver previsto la partecipazione del gestore del trasporto pubblico TPER ai tavoli di progettazione nè ha coinvolto le associazioni che si occupano del tema
La progressiva politicizzazione del progetto
Nel corso dell’evoluzione del programma, la Città 30 è entrata in una fase di forte conflittualità politica. Il confronto tra amministrazione e opposizione ha progressivamente spostato il dibattito dal piano tecnico-urbanistico a quello politico.
Questo processo ha inciso anche sulla continuità delle attività operative. Diversi strumenti iniziali di comunicazione e coinvolgimento sono stati progressivamente ridimensionati o sospesi, mentre anche la componente di controllo è risultata meno costante in alcune fasi.
Parallelamente, il progetto è stato influenzato dal contesto più ampio dei cantieri infrastrutturali, in particolare quelli legati al sistema tranviario, che hanno ridotto lo spazio operativo per ulteriori interventi diffusi.
La fase 2 e il ritorno degli interventi puntuali
A seguito delle vicende amministrative e della sentenza del TAR, il Comune ha avviato una fase 2 della Città 30. Questa fase prevede la riattivazione del limite a 30 km/h non in maniera generalizzata, come impugnato dal TAR, ma con singole ordinanze che coinvolgono specifiche strade.
Resta tuttavia aperto il tema della continuità dei controlli e della coerenza dell’attuazione nel medio periodo.
Trasporto pubblico e integrazione nei progetti di ridisegno urbano
Uno degli aspetti più rilevanti della fase attuale riguarda il ruolo del trasporto pubblico.
In diversi interventi di ridisegno stradale, in particolare su assi portanti come via Murri, emergono possibili impatti sui tempi di percorrenza delle linee di superficie. L’introduzione della Città 30 infatti determina inevitabili rallentamenti strutturali del servizio.
In questo contesto, il Comune non ha previsto la partecipazione del gestore del trasporto pubblico TPER ai tavoli di progettazione. Questo solleva interrogativi sulla valutazione preventiva degli effetti operativi sulle linee e sull’eventuale adeguamento dei servizi.
In altri contesti europei, interventi analoghi sono stati accompagnati da analisi puntuali sui tempi di percorrenza e, in alcuni casi, da misure compensative sul piano del servizio. Di centrale importanza è anche la sensibilizzazione degli operatori del servizio, gli autisti, rispetto all'importanza della moderazione della velocità.
Questioni aperte sulla fase attuativa
Restano ancora irrosolut alcuni punti relativi alla fase 2 del progetto di Città 30, quali:
l'aggiornamento e trasparenza dei dati sugli interventi programmati, da monitorare all’interno del sito web dedicato
la disponibilità di strumenti informativi strutturati (mappe aggiornate, cronoprogrammi, obiettivi per singolo intervento)
l'integrazione sistematica del trasporto pubblico nei processi decisionali inerenti allo spazio urbano e la relativa valutazione complessiva dell’impatto sui tempi di viaggio delle singole linee
la formazione degli operatori del servizio rispetto alle nuove condizioni di circolazione
la comunicazione e la trasparenza nei confronti dei cittadini, per evitare che il progetto resti politicamente polarizzato
Conclusione
La Città 30 a Bologna si configura come un intervento strutturale sul modello di mobilità urbana, con effetti sia sul piano della sicurezza stradale, sia sulla configurazione dello spazio pubblico.
Il tema non è la semplice limitazione della velocità in maniera generalizzata: significa cambiare come si vive la città stessa e la scelta di come migliorare gli spazi condivisi da tutti.
Ridurre il dibattito ad una mera limitazione dell'uso dell'auto privata, per mancanza di comunicazione o per mera bagarre politica è piuttosto deprimente. E per superare questa divisione tra i cittadini la trasparenza è fondamentale.