Nodo ferroviario di Roma tra ritardi e ambizioni: RFI senza fondi, Patané rilancia
Nodo ferroviario di Roma in affanno: ritardi RFI e cantieri fermi. Patané rilancia nuovi progetti e una visione più ambiziosa.
Si è tenuta lo scorso 1° aprile la commissione mobilità del Comune avente oggetto lo stato investimenti sulle stazioni di Roma Capitale. Un focus importante per valutazione l’impegno di RFI - e in maniera sottesa del Governo - sul nodo ferroviario di Roma.
Sì, perché il punto della commissione è stato forse più politico che tecnico. Dal proprio conto i rappresentanti della direzione stazioni di RFI hanno illustrato gli interventi in corso di valorizzazione delle stazioni esistenti: il rifacimento delle pensiline della stazione Termini, con le introvabili tesserine del mosaico del Mazzoni richieste dalla Soprintendenza, le coperture di Roma Ostiense “spalmate” in più anni, fino ai nuovi ascensori di Roma Tuscolana, attualmente non finanziate.
Il tema, infatti, è proprio quello dei finanziamenti. La stessa RFI ha ammesso di essere in ritardo di 2 anni rispetto alle previsioni del Contratto di Programma a causa delle somme erogate col contagocce nel 2024 e nel 2025, con previsioni ancora nefaste anche per il 2026.
Ed è così che sono congelati rifacimenti indispensabili, come Settebagni, che prevede il restauro del fabbricato viaggiatori e l’abbattimento delle barriere architettoniche, e di Magliana, attualmente in corso di progettazione esecutiva in una versione extralight con la speranza che il MIT conceda il prossimo anno le somme necessarie.
Medesimo discorso riguarda il potenziamento della fermata Fiera di Roma, di cui sarà realizzato il solo secondo sovrappasso pedonale, sempre soldi permettendo.
L’unica nuova fermata che sembra procedere è quella del Divino Amore, per la quale sono disponibili 20 milioni di euro – comunque il minimo indispensabile per fare le due banchine – e che attualmente è in corso di progettazione e di autorizzazione rispetto al profilo ambientale. La speranza è quella di andare in gara entro l’anno e di avviare i lavori nel 2028.
Di segno completamente opposto è stato l’assessore Patané, che non ha nascosto i propri “sogni di gloria” sul nodo ferroviario di Roma: dalle nuove stazioni Zama, Massimina, Selinunte, Paglian Casale e Statuario, al potenziamento della rete a sud di Roma (mediante nuovi impianti ACC a Ciampino e Capannelle, la bretella Casilina, il PRG di Ciampino e il quadruplicamento Termini-Ciampino della linea dei Castelli) passando per la chiusura dell’Anello Ferroviario, i raddoppi Cesano-Bracciano, Lunghezza-Guidonia, Campoleone-Aprilia e l’estensione del segnalamento ERTMS-HD su tutto il nodo ferroviario.
Patané ha anche richiamato l’importanza di un contratto di servizio con Trenitalia che abbia le necessarie “casse di espansione” del servizio, onde evitare il ripetersi di casi come Vigna Clara e Val d’Ala, con stazioni riattivate a seguito di investimenti milionari che attualmente sono servite da treni ogni 2 ore.
La nostra sensazione è che Patané voglia imporre una visione più “regionale” della mobilità, entrando più o meno consapevolmente sulle competenze che spetterebbero all’assessore Ghera. Forse si è trattata di una sollecitazione al Governo – neanche troppo velata – sulla legge dei poteri di Roma Capitale e le relative deleghe ai trasporti.