Il progetto TVA in Commissione Movilità


La Commissione Capitolina Mobilità ha analizzato l’11 dicembre scorso lo stato di avanzamento del progetto di prefattibilità tecnico-economica, necessario per la richiesta di finanziamento al Ministero dei Trasporti, riguardante la linea tramviaria Termini-Vaticano-Aurelio (TVA)





Nei momenti immediatamente successivi la linea è stata oggetto di polemiche, sia per quanto riguarda la sua effettiva utilità, sia più ragionevolmente sulle criticità di alcune sistemazioni post operam.

Il tram di cui si è discusso in commissione, previsto sin dagli anni ’90, ha un percorso che, partendo dalla stazione Termini, si snoda sull’asse via Nazionale - corso Vittorio Emanuele II, e raggiunge piazza Venezia e le aree dell’Aurelio e di San Pietro, servite da due diverse diramazioni.

Sull’inutilità della linea c’è poco da soffermarsi. Secondo Metrovia il tram sarebbe un inutile doppione della metro C nel tratto Venezia-San Pietro e, per questa ragione, da cancellarsi immediatamente insieme agli altri “doppioni” del PUMS come la Roma-Giardinetti-Tor Vergata. Bisogna tuttavia rammentare che questo tram, richiesto da più di 25 anni, raggiunge destinazioni che la metro C non serve.

Un’altra funzione estremamente utile è la chiusura della maglia tramviaria nel Centro Storico: i binari della TVA mettono in comunicazione piazza del Risorgimento, la stazione Termini e piazza Venezia in un colpo solo. 

Un bingo ulteriormente amplificato se si pensa alla futura tramvia dei Fori, che sarà finanziata con la TVA nell’ambito delle istanze 2020 al MIT (fondi TRM, Trasporto Rapido di Massa).

La seconda critica mossa da Metrovia riguarda la sistemazione dei binari a piazza Venezia, che diventerebbe una vera e propria rotatoria tramviaria alla stregua di Porta Maggiore. 

Sebbene questa obiezione possa essere ragionevole sono alcuni punti di vista, bisognerebbe proporne una soluzione piuttosto che smantellare l’intero progetto. 

In particolare come Odissea Quotidiana proponiamo che l’anello tramviario, necessario per dare flessibilità alla linea per eventuali servizi limitati, possa essere delocalizzato parzialmente su largo Argentina. 

Così facendo si avrà la connessione del primo semicerchio sempre su piazza Venezia, eventualmente traslata al lato della piazza, e il secondo semicerchio col transito di fronte al Teatro Argentina, ossia il vecchio capolinea dell’8.

Altre critiche più ragionevoli sono state mosse dal Salviamo la Metro C, un’autorevole pagina sulla terza metropolitana di Roma. 

Il progetto presentato infatti non prevede in alcuna maniera l’armonizzazione del TVA con le uscite della metro C in piazza Venezia: le due opere insomma sembra siano completamente scollegate. 

A tal critica, che in effetti abbiamo condiviso, ha risposto il consigliere Enrico Stefàno in un lungo post: il “sugo” della storia è che la scheda di prefattibilità tecnico-economica è un livello di progettazione troppo poco di dettaglio per tener conto della metro C.

Come Odissea Quotidiana cercheremo, tra le varie cose, anche di riportare i binari al centro di corso Vittorio Emanuele II e via Nazionale in una sede che sia ad uso esclusivo del tram: una soluzione che permetterebbe più agevolmente, senza particolari ulteriori lavori, anche di pedonalizzare questi due assi.

Altresì ci batteremo per il mantenimento integrale del filo di contatto, onde evitare costosissime soluzioni a batterie che sono tutto fuorché “green” o ecosostenibili. 

Una soluzione potrebbe essere, qualora non si possa direttamente ancorare la rete aerea ai palazzi, l’installazione dei pali "storici" progettati da Cambellotti, presenti ancora presso la Centrale Montemartini ed usati proprio il secolo scorso in pieno centro storico.

Infatti, dal punto di vista storico il tram a piazza Venezia (così come a corso Vittorio e via Nazionale) non è una novità: è stato presente nella piazza sin dalla fine dell’Ottocento, prima della costruzione del Vittoriano, e lì rimase fino alla riforma tramviaria del 1930, quando Mussolini decise di purificare il Centro dalla “stolta contaminazione tramviaria”, distruggendo di fatto un tassello della storia di Roma.

Per questa ragione la vera deturpazione sarebbe impedire di ripristinare il tram a piazza Venezia, impedendo dunque il ripristino del sistema tranviario del ‘900 che ha caratterizzato fortemente il passato della città e che venne smantellato per dare spazio alle automobili, avvenimento di cui tutti paghiamo ancora oggi pesanti conseguenze.

Questo non significa che il progetto di pre-fattibilità della TVA sia perfetto, ma a maggior ragione bisogna lavorare per migliorarlo.

Autore: @TplRoma, blogger per Odissea Quotidiana, studente, appassionato di trasporti sin da piccolo e autore di #AutobusDiRoma, una rubrica che serve a spiegare su quali autobus saliamo ogni giorno! - Leggi tutti i post di @TplRoma.





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