Quanto è migliorato il servizio con gli autobus nuovi?


ATAC con una certa periodicità pubblica i report mensili con i dati sul servizio svolto. In particolare per le linee bus, disponiamo anche dei dati di circolazione, dati non ufficiali se non per il fatto che sono ricavati  dal server di Agenzia per la Mobilità



Non sono precisi come i dati ufficiali di ATAC, ma abbiamo notato sempre una certa corrispondenza tra numero di autobus in circolazione e servizio svolto.

Vediamo dal grafico quanti bus sono stati rilevati in questi mesi, ed in particolare da Agosto, quando sono arrivati i primi 80 nuovi bus, fino ad Ottobre quando ne sono arrivati almeno 206 in tutto (su 227).


Tra Ottobre 2019 e Ottobre 2018 sono “spariti” almeno 50 autobus (il totale sono infatti: 1509 di ottobre 2018 + 206 bus “turchi” + 38 a noleggio + 13 minibus elettrici = 1.766, tolti i 1.716 rilevati a Ottobre fa giusto 50 bus in meno che saranno stati rottamati).

Il grafico più interessante è quello senza bus nuovi. 

Da questo, oltre ad avere un’idea del calo di autobus “vecchi”, che sarà drammaticamente più evidente l’anno prossimo, possiamo vedere come ad Agosto un grosso numero di autobus vecchi sia rimasto fermo nei depositi, a scapito del servizio.


Il Presidente di ATAC Simioni ha detto che ad Ottobre il servizio ha raggiunto il 97% e addirittura contava di chiuderlo al 100%. 

Da questi numeri possiamo dire che il servizio reale di Ottobre si attesta intorno al 91%, con un massimo ipotizzabile del 95% se si includono ANCHE i km “bonus” per cause esogene (ad esempio c’è stato uno sciopero, e per il contratto è come se ATAC non avesse scioperato – viene conteggiato come “bonus” il 100% del servizio programmato, anche se non effettuato).

Siamo sempre sotto la soglia di tollerabilità del servizio, e gli ultimi 20 autobus in arrivo NON faranno la differenza.




Di Mercurio Viaggiatore uno che mal sopporta la falsa manipolazione dei dati, per cui li analizza e li presenta in modo semplice e chiaro, spesso mostrando che il re è nudo. Per informazioni o segnalazioni mercurio@odisseaquotidiana.com

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Commenti

Anonimo ha detto…
Qui a Roma si continua a non voler capire un concetto base: un servizio pubblico valido non deve essere assicurato solo da un certo tipo di veicoli, ma da tutta una serie di "accorgimenti" organizzativi ed operativi tali da rendere il servizio attraente per il pubblico o, almeno, affidabile. In altre parole, all'utenza non interessa molto se l'autobus su cui viaggiano è vecchio o nuovo, o se funziona a carbone, a gas, kerosene, gasolio o altro: all'utenza interessa che il servizio sia regolare, costante ed affidabile. E questo lo si può ottenere anche con autobus non ultimo modello, se tenuti però impeccabilmente in termini manutentivi, concetto quest'ultimo che, a Roma, è praticamente sconosciuto. A Milano, per esempio, dove il trasporto pubblico funziona molto meglio rispetto a Roma, oltre a veicoli ultimo modello circolano anche tram del 1928 (le "carrelli" o "Peter Witt"), tenuti in condizioni ottime, che l'utenza tuttora accetta anche perchè, tra l'altro, sono pure diventati uno dei simboli di Milano. A Roma, invece, si pensa solo che il servizio, per essere migliorato, necessità unicamente di veicoli nuovi, ma in realtà non è proprio così, come abbiamo visto dianzi.
Anonimo ha detto…
Il problema è di natura gestionale. Se l'azienda di trasporto romana non risponde ad una razionalità aziendale, ma è schiava della politica, dei sindacati e quant'altro, non sarà mai in grado di essere organizzata in modo tale di saper gestire efficacemente il servizio che è chiamata a svolgere. Non è una questione di età media del parco veicoli; sì, potrebbe anche contare quello, ma in misura minore. Vorrei qui citare un estratto da un articolo scritto da un ex assessore alla mobilità romana:
(Con riferimento all'ATAC, nda): " Non è un'azienda, è una sorta di "associazione di autisti" che producono il servizio in base alle loro doti di autogoverno. Se ne può avere conferma empirica osservando le ampie oscillazioni di risultato in funzione dello
stato d'animo degli operatori: la forte motivazione che scatta in occasione
dei grandi eventi politici o religiosi produce miracoli nella gestione del
servizio, come ad esempio si vide per la canonizzazione degli ultimi papi.
Al contrario, il servizio degrada quando un malessere nelle relazioni
sindacali annulla quell'autogestione che è l'unica risorsa produttiva. Non
c'è una qualità "normale" per mancanza di una rigorosa organizzazione
industriale. Ma se, nell'eccesso opposto, si dovesse intervenire con un
irrigidimento tecnocratico, l'esito finale potrebbe essere inferiore a quello
ottenuto per via spontanea. Da tutto ciò viene un monito ai nuovi gestori:
potranno fare meglio di oggi solo se sapranno motivare gli autisti e tutti i
dipendenti in una nuova organizzazione del lavoro".
Spero sia chiaro ora il concetto.