Storie del Trenino - Il rispetto per l'altro

L'avevo previsto, la copertina di oggi l'avevo già preparata ieri.Mi aspettavo una situazione come quella di stamattina, per quello sono uscito un pò più tardi, non è bastato.Non è che avessi sfiducia...

13 febbraio 2012 12:52
Storie del Trenino - Il rispetto per l'altro -
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L'avevo previsto, la copertina di oggi l'avevo già preparata ieri.
Mi aspettavo una situazione come quella di stamattina, per quello sono uscito un pò più tardi, non è bastato.


Non è che avessi sfiducia nella comunicazione dell'ATAC, ma dopo due giorni di guasto, ovviamente qualche disservizio era possibile, è andata peggio.
Non è colpa dell' ATAC, ma di noi utenti, di noi persone individualmente ed in forma collettiva, in generale si può scherzare su quasi tutto, si possono denunciare disservizi in maniera più o meno forte, ma non si possono ammettere le scene che ho visto oggi.


È vero che ci sono stati problemi, che, almeno a Casal Bernocchi la banchina era stracolma, come penso ad Acilia, a Vitinia a Tor di Valle… ma il rispetto per le altre persone non dovrebbe mancare.


Tutti noi abbiamo un orario da rispettare, oppure un appuntamento a cui proprio non possiamo mancare ma se non c’è posto non c’è posto: spingere via le persone per guadagnare quei centimetri che ci servono per il nostro posto al sole (!?) oppure calpestare chiunque, bambini compresi, per non fare “tardi al lavoro” è ingiustificabile, soprattutto perché quando sei dentro non tolleri che lo facciano con te.


L’altro non è e non può essere un nemico da abbattere per arrivare al lavoro puntuale, non può, è solo un’altra persona come te che sta andando al lavoro o a un colloquio o a un appuntamento, come te appunto.



Storie del Trenino - Il rispetto per l'altro
Storie del Trenino - Il rispetto per l'altro
Il mio post nasce da una scena a cui ho assistito questa mattina a Casal Bernocchi: c’era una signora con un bambino piccolo che verso le 8.20 – 8.25 cercava di salire su un treno impossibile, infatti è stata ricacciata fuori e disperata chiedeva di poter entrare perché doveva portare il figlio ad una visita medica, pronta è arrivata la risposta da dentro: “Ao, portacelo co l’ambulanza”.



Il rispetto per le persone viene prima di tutto, pure dell’orario di lavoro.

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