Metro A: ad Anagnina tornano le sbarre ma il resto della stazione resta indietro
Ad Anagnina le sbarre del parcheggio di scambio tornano operative ma restano degrado, restyling incompiuto e ritardi sull'ampliamento da 258 posti.
Le sbarre di accesso al parcheggio di scambio di Anagnina sono state riattivate. Dopo mesi in cui i varchi risultavano stabilmente aperti, con ingresso libero e senza alcuna verifica su pagamento o abbonamento, il controllo degli accessi è tornato a funzionare. È il primo intervento concreto dopo le criticità che avevamo segnalato ad agosto, quando la gestione della capacità appariva di fatto sospesa: nessuna regolazione degli ingressi in rapporto alle uscite e nessuna segnalazione di "parcheggio completo" nelle ore di saturazione.
Il ripristino restituisce alla struttura la sua funzione originaria, quella di un parcheggio a pagamento riservato a chi prosegue con il trasporto pubblico. Inoltre, nell'ambito del miglioramento delle condizioni del parcheggio, Atac ha aggiudicato un bando di gara che prevede la bonifica e sanificazione con il fine di installare sistemi dissuasori per volatili all'interno del parcheggio.
Va però constatato che si tratta degli unici elementi in miglioramento di un quadro che, per il resto, non registra progressi.
Un restyling che si ferma alla piazza ipogea
Il nodo più evidente riguarda però la riqualificazione della stazione, che continua a procedere per porzioni scollegate tra loro.
La pavimentazione dell'atrio del mezzanino, scelta in fase di restyling, si è rivelata inadatta al contesto in cui è stata posata. Si tratta di una superficie continua di tipo resinoso-cementizio, difficile da pulire e collocata in un'area che ad Anagnina è all'aperto quindi permanentemente esposta a pioggia, polvere e depositi. Il risultato è uno strato superficiale che resta sporco in modo stabile, indipendentemente dalle operazioni di pulizia.
A questo si aggiunge il fatto che alcune porzioni della pavimentazione vengono rifatte con cadenza di tre o quattro mesi senza che siano state rese note le ragioni di questi interventi ricorrenti.
Che si tratti di cedimenti del materiale, di difetti di posa o di problemi di tenuta all'umidità, il dato di fatto è una superficie rimessa in lavorazione più volte a poca distanza dal completamento dell'opera.
Soprattutto ciò che lascia perplessi è il restyling rimasto a metà: i corridoi che conducono ai capolinea di superficie non sono stati riqualificati e restano fermi all'assetto originario, in evidente contrasto con le aree rinnovate. È lo stesso limite che avevamo già rilevato lo scorso anno, quando la rigenerazione si era fermata alla sola piazza ipogea: il passeggero attraversa nel giro di pochi metri due stazioni diverse, una ammodernata e una ancora agli anni Ottanta.
A completare il quadro, gli spazi potenzialmente destinabili ad attività commerciali restano inutilizzati. Sono superfici che in qualsiasi nodo di scambio di dimensioni analoghe genererebbero un ritorno economico e, non secondariamente, un presidio: un corridoio con esercizi attivi è un corridoio frequentato e sorvegliato, il contrario di quanto avviene oggi.
Il piazzale di superficie
Il degrado più visibile resta quello dell'area esterna. Alle storiche bancarelle si sono aggiunti ulteriori venditori ambulanti, collocati proprio nella fascia di transito tra il piazzale degli autobus e le scale di accesso alla metropolitana.
Il problema non è soltanto di decoro. Si tratta del percorso obbligato per chiunque effettui lo scambio tra bus e metro, con flussi concentrati nelle ore di punta e restringerlo con banchi e merce significa ridurre la capacità di deflusso di un nodo che, per definizione, deve garantirla.
L'ampliamento in ritardo
Sul fronte infrastrutturale, l'ampliamento del parcheggio con 258 nuovi stalli, che doveva essere completato entro giugno 2026, non è stato consegnato. I lavori procedono a rilento.
L'intervento, annunciato nella primavera del 2025, prevede la realizzazione di un primo livello sul parcheggio a raso esistente mediante strutture modulari in acciaio.
Il ritardo pesa perché Anagnina è il principale accesso alla rete metropolitana per i quadranti sud-orientali e per i Castelli Romani, e la carenza di stalli è precisamente ciò che l'opera dovrebbe risolvere.
La riattivazione delle sbarre è un fatto positivo e va registrato come tale. Resta però un intervento puntuale su un nodo che continua a mostrare, in ogni sua componente, gli effetti di una riqualificazione avviata e mai portata a termine.