Circumvesuviana, vietato usare il nome? La tutela dell’immagine non passa dalle querele

L’Ente Autonomo Volturno minaccia azioni legali contro chi utilizza il termine “Circumvesuviana” anche in pagine satiriche. Una scelta che apre una questione più ampia sul rapporto tra aziende pubbliche, comunicazione e libertà di critica.

A cura di Redazione Redazione
02 ottobre 2026 09:00
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C’è un nome che, da oggi, non si può più pronunciare: è “Circumvesuviana”.

Questo è quanto emerge dalla presa di posizione del nuovo amministratore unico di Ente Autonomo Volturno, Pietro Diamantini, che ha minacciato il ricorso alle vie legali nei confronti di chi utilizza il termine all’interno del nome di pagine satiriche e comitati pendolari.

La tutela del nome dell'azienda

Nella diffida trasmessa da EAV, la motivazione indicata sarebbe l’“uso indebito” dei nomi “EAV”, “Circumvesuviana” ed “Ente Autonomo Volturno”, che potrebbe generare un “disorientamento dell’utenza”.

A farne le spese sono state direttamente alcune pagine che da anni raccontano, con linguaggi diversi, il trasporto ferroviario vesuviano. Il comitato pendolari è corso ai ripari cambiando il proprio nome in “Comitato Pendolari Vesuviani”, mentre la celeberrima “Circumvesuviana. Guida alle soppressioni e ai misteri irrisolti” è diventata “Vesuviana State of Mind”.

La diffida, arrivata per mezzo PEC e raccomandata, è stata un fulmine a ciel sereno, spiega in un comunicato stampa il comitato pendolari, che definisce la misura eccessiva: “Bastava parlarsi e si sarebbe trovata una soluzione amichevole”.

Un confine che rischia di diventare censura

Il principio alla base della tutela del nome e dell’immagine aziendale è comprensibile. Il problema nasce quando questa tutela sembra estendersi fino a stabilire quali parole possano essere utilizzate da cittadini, utenti e pagine che commentano pubblicamente il servizio.

Una pagina satirica che utilizza il termine “Circumvesuviana”, infatti, non si presenta necessariamente come EAV, non utilizza il marchio per vendere servizi e non pretende di parlare a nome dell’azienda. La satira, per sua stessa natura, commenta, esaspera e prende in giro ciò che accade nella realtà.

E proprio il trasporto pubblico, con i suoi disservizi, i ritardi e le situazioni quotidiane vissute dai passeggeri, è da sempre terreno fertile per questo tipo di comunicazione.

Naturalmente, nessuno mette in discussione il diritto di un’azienda a tutelarsi quando vengono commessi eventuali illeciti. Ma tra una falsa comunicazione ufficiale e una pagina satirica che commenta il servizio c’è una differenza sostanziale, che dovrebbe essere preservata anche quando il contenuto pubblicato è scomodo, sarcastico o particolarmente critico.

Un consiglio per Diamantini

La reputazione di un’azienda di trasporto pubblico non si costruisce attraverso le lettere degli avvocati. Si costruisce sui binari, nelle stazioni e a bordo dei treni, offrendo ai viaggiatori un servizio degno di essere chiamato tale.

Se EAV vuole tutelare la propria immagine, la strada più efficace è probabilmente anche la più semplice: fare in modo che siano gli stessi viaggiatori a raccontare un servizio del quale essere orgogliosi.

Le pagine satiriche, nel frattempo, devono poter continuare a raccontare quello che accade. Anche chiamando le cose con il loro nome.

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