Una ciclabile a metà: racconto di un viaggio in bici verso il luogo di lavoro
Una pista ciclabile collega Basilica San Paolo a piazzale del Caravaggio, però tra auto, mercato e tratti interrotti pedalare a Roma resta complicato.
Finalmente una pista ciclabile dalla metro al lavoro.
La mia esperienza, non proprio tutta positiva, sui pedali
Finalmente hanno costruito una pista ciclabile che dalla stazione della metropolitana Basilica San Paolo mi porta fino al mio luogo di lavoro, a piazzale del Caravaggio.
Sulla carta, una piccola rivoluzione: 5 minuti in bicicletta anziché 25 a piedi, per di più gratuitamente grazie all’accordo tra Roma Capitale e le aziende di sharing mobility.
Ottenere le corse gratuite, però, non è stato semplice. L’anno scorso Lime non aveva mai risposto alla mia richiesta. Quest’anno, invece, la pratica è andata sorprendentemente a buon fine. E, quasi contemporaneamente, è arrivata anche una pista ciclabile che sembra costruita apposta per il mio tragitto quotidiano.
Tutto perfetto, quindi? Non proprio.
Alla ricerca di una bicicletta
Il primo ostacolo è trovare una bicicletta disponibile. Sono sempre più rare, anche perché utilizzare i monopattini è diventato decisamente meno pratico a causa dell’obbligo del casco.
Molti sostengono, giustamente, che il casco in bicicletta possa salvare la vita. Il punto, però, secondo me, è un altro: il problema non sono soltanto i ciclisti senza casco, ma una città nella quale le automobili corrono, invadono gli spazi e costringono gli utenti più deboli ad adattarsi.
In questo modo si alimenta il solito circolo vizioso: le persone non abbandonano l’automobile perché, quando provano a muoversi in bicicletta, si sentono costantemente in pericolo.
Trovata finalmente una bici, inizio il mio percorso verso il lavoro.
Una ciclabile che cambia continuamente
Il primo tratto di via Giustiniano Imperatore è ancora interessato dai lavori. La ciclabile si sta realizzando al centro della strada, ma per poco più di cinquanta metri.
Mi chiedo quindi quale sarà il percorso definitivo: dovrò attraversare la strada all’uscita della metro, percorrere 50 metri al centro della carreggiata e poi attraversarla nuovamente per raggiungere il tratto laterale?
Superato largo Leonardo da Vinci, la ciclabile si apre davanti a me bellissima: larga, ben visibile e protetta da un cordolo. Mi viene spontaneo sorridere. Finalmente uno spazio dedicato anche al mio modo di muovermi.
L’entusiasmo, però, dura poco.
Dopo appena 50 metri devo fermarmi, perché il cordolo che dovrebbe proteggermi finisce per ostacolarmi.
Non posso proseguire dritto: devo girare a destra, salire sul marciapiede, svoltare nuovamente a sinistra, attraversare sulle strisce pedonali e infine rientrare nella pista ciclabile.
Non sono un progettista, ma ho seri dubbi che un incrocio organizzato in questo modo risponda davvero alle esigenze di chi si sposta in bicicletta.
Dopo il semaforo, il percorso cambia ancora. La pista diventa più stretta, con il marciapiede sulla destra e le automobili parcheggiate sulla sinistra.
Riprendo a pedalare con entusiasmo. Finalmente posso procedere senza avere le macchine alle calcagna e senza dovermi spostare continuamente a causa dei veicoli in doppia fila.
Questo, però, non significa poter abbassare la guardia. Una portiera potrebbe aprirsi all’improvviso. Alcuni tombini sono più bassi rispetto al manto stradale e devono essere schivati. In diversi punti, inoltre, la pista è molto sporca, tanto da farmi chiedere se sia stato previsto un sistema efficace per pulire uno spazio così stretto.
Nonostante tutto, continuo a godermi la sensazione di andare al lavoro velocemente, con l’aria sulla pelle e la possibilità di osservare la città da una prospettiva diversa.
Benzinai, autobus e automobili sulla pista
Prima dell’incrocio con via della Villa di Lucina, però, la ciclabile scompare.
Vi è infatti un distributore di benzina e, subito dopo, una fermata dell’autobus. Quel giorno sono fortunato: non ci sono automobili ferme a fare rifornimento o autobus in sosta, a parte un veicolo parcheggiato abusivamente. Riesco quindi a proseguire senza troppi problemi.
I dubbi, tuttavia, restano. Cosa succederà le prossime volte?
Poco più avanti incontro un’altra criticità: un’officina davanti alla quale le automobili hanno sempre regnato sovrane. Prima occupavano la strada in doppia fila; ora occupano direttamente la pista ciclabile, impedendomi di proseguire.
Nel caos generale devo trovare il modo di rientrare nella carreggiata. Cerco uno spazio tra le auto parcheggiate, mi inserisco nella corsia principale e soltanto più avanti riesco a tornare nel percorso che, almeno teoricamente, sarebbe stato pensato per me.
Arrivato su via Tito, la ciclabile in direzione della Cristoforo Colombo prosegue sul marciapiede. Ho qualche dubbio anche su questa scelta, ma, dopo tutti gli ostacoli precedenti, come si dice a Roma, “me l’accollo”.
Percorro poi un breve ma piacevole tratto a prevalenza ciclabile e raggiungo finalmente la Colombo.
L’ultimo ostacolo: il mercato sulla ciclabile
Dopo aver attraversato la Colombo, incontro qualche difficoltà per risalire con la bicicletta sul marciapiede di via Accademia degli Agiati, da cui posso imboccare la ciclabile che costeggia la strada.
A quel punto penso che il peggio sia passato.
Mi manca soltanto l’ultimo tratto, raggiungibile attraverso una scorciatoia che ho scoperto recentemente: un passaggio che conduce al parcheggio di via dell’Accademia Peloritana. Da lì, una nuova pista ciclabile dovrebbe portarmi direttamente fino a Piazzale del Caravaggio.
Faccio per entrare nel parcheggio, ma trovo la ciclabile appena realizzata completamente occupata.
È lunedì, giorno di mercato.
Ricevo subito le imprecazioni di alcune persone, convinte che io non possa passare da lì. Rimango amareggiato. Non voglio creare problemi né a chi sta facendo acquisti né ai venditori che stanno lavorando. Mi chiedo, però, come sia possibile progettare una pista ciclabile in uno spazio che ogni lunedì viene utilizzato per il mercato.
Spero almeno che, in futuro, venga trovata una soluzione capace di far convivere entrambe le esigenze.
Procedendo lentamente, riesco ad attraversare il mercato e raggiungo il tratto di via delle Accademie, dove la ciclabile continua sul marciapiede. Qui lo spazio è sufficientemente largo e posso avanzare con maggiore tranquillità.
Anche in questo caso, però, devo ricordare che lo spazio non appartiene soltanto a me. Dal vicino parco possono uscire improvvisamente dei bambini e, trattandosi di un percorso condiviso, è necessario procedere con attenzione.
Una Roma che prova a cambiare, ma non abbastanza
Raggiungo finalmente il mio luogo di lavoro.
Sono contento, perché vedo una Roma che almeno prova a cambiare. Vedo uno spazio dedicato anche a chi sceglie un modo diverso di muoversi: più veloce, più economico e meno inquinante.
Usando la bicicletta non contribuisco al traffico con un’altra automobile, non produco le stesse emissioni e non occupo per l’intera giornata uno spazio pubblico con una macchina parcheggiata.
Eppure rimango dubbioso.
Una pista ciclabile può davvero dirsi tale quando cambia continuamente forma, sale e scende dai marciapiedi, scompare davanti a distributori e fermate dell’autobus, viene occupata dalle automobili e attraversa uno spazio destinato al mercato?
Infrastrutture realizzate in questo modo riusciranno davvero a convincere più persone a utilizzare la bicicletta? E, soprattutto, permetteranno loro di farlo in sicurezza?
La direzione sembra quella giusta. Ma per trasformare una striscia dipinta o delimitata da un cordolo in una vera alternativa all’automobile non basta costruire qualche tratto di pista: serve un percorso continuo, comprensibile, protetto e realmente utilizzabile.
Altrimenti la bicicletta resta una possibilità soltanto per chi è disposto, ogni giorno, a “accollarsi” tutti gli ostacoli del percorso.