Genesi di una tramvia: la storia dei tram in Italia

La storia del tram in Italia, dalle prime vetture a cavalli alla crisi del Novecento fino alla rinascita delle moderne reti tramviarie.

A cura di Redazione
13 settembre 2026 09:00
Genesi di una tramvia: la storia dei tram in Italia - Foto tramroma.eu
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Il tram ha costituito fin dagli albori uno dei mezzi di trasporto preferiti e più efficienti per muoversi rapidamente e comodamente all'interno delle città: l'Italia non ha fatto eccezioni in questo senso.

A partire dalle prima tramvie "belghe" fino ai moderni PUMS delle varie metropoli, la storia dei tram in Italia parte da molto lontano.

Una storia lunga, tortuosa e travagliata, che ha visto i protagonisti di questa avventura essere considerati a soluzione innovativa e moderna prima, un ostacolo poi e vivere infine una nuova fase di rinascita, in un tempo in cui la priorità è data alla sostenibilità ambientale ed economica.

La prima rete tramviaria a svilupparsi in Italia è stata quella di Torino, inaugurata nel 1860 con vetture trainate a cavalli.

Da Torino seguirono diverse città, tra chi ha conservato in buona parte la rete storica (come Milano o la stessa Torino), chi invece si trova oggi con una frazione di essa (vedi Roma o Napoli), chi ha avuto il tram, l'ha soppresso e poi l'ha rinnovato in chiave moderna (Firenze e Bologna) o chi ancora ha del tram solo un lontano ricordo (Genova).

Le origini (1860-1900)

Prima fase di nascita delle tramvie, in cui molte città scoprirono questa nuova tecnologia. Originariamente trainate da cavalli, le vetture tramviarie hanno rappresentato in tanti casi il primo tentativo di trasporto pubblico.

Parecchi di questi sistemi furono elettrificati col tempo, ma non mancano le eccezioni: Massa ad esempio ebbe un'effimera rete attiva tra 1890 e 1933 alimentata a vapore; Napoli invece sperimentò brevemente la trazione a vapore tra il 1888 e il 1906.

L'espansione (1900-1930)

Forse il periodo d'oro delle tramvie italiane, caratterizzato da forti espansioni e nascite di numerosi sistemi. In questa fase i tram diventarono parte fondamentale dell'ossatura delle grandi città, con reti che arrivarono a superare anche i 100 km di estensione nei centri più importanti.

Questo è anche il periodo in cui nascono le prime tramvie extraurbane ed interurbane elettrificate.

Gli anni della Guerra (1930-1950)

Questo fu un periodo difficile, caratterizzato da chiusure collegate sia alla propaganda dell'epoca, sia dagli effetti derivanti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Ne è un esempio Roma, che dal 1930 bandisce completamente il mezzo su rotaia dal centro città, pur contribuendo ad espanderlo verso le periferie.

La crisi profonda (1950-1975)

La fase più oscura della storia del tram in Italia: in questi anni, complice anche il boom economico e l'enorme e rapido sviluppo della motorizzazione privata di massa, diverse città ridussero all'osso la rete, in alcuni casi smantellandole del tutto.

La soppressione fu legata all'intenzione di liberarsi di un mezzo considerato ormai vetusto, venendo infatti nella maggior parte dei casi sostituita da una rete filoviaria, considerata invece moderna ed efficiente.

Ne sono un esempio La Spezia, Como, Bologna, Firenze e Catania tra le altre. Un esempio particolare è invece Genova, che ha visto tram e filobus convivere per diversi decenni, salvo essere entrambi soppressi totalmente a pochi anni di distanza negli anni '60.

La svolta (1975-1990)

Verso la fine degli anni '70 si ebbe finalmente un'inversione di tendenza, grazie anche ai miglioramenti tecnici delle vetture e delle linee.

Il tram torna da protagonista più capiente ed efficiente, complici anche le diverse crisi del petrolio che misero a dura prova sia la mobilità privata che gli autobus.

Qui cominciò la rivoluzione, che vide anche la creazione di infrastrutture apposite per i binari, come sedi protette o strade accessibili solo dal trasporto pubblico.

La rinascita (1990-2015)

Nell'ultimo periodo, quello attuale, si è assistiti ad una rinascita del tram in Italia, anche se troppo lenta.

Alcune città come Firenze, Messina o Cagliari hanno riportato i tram in città nel nuovo millennio, dopo alcuni decenni dallo smantellamento totale delle proprie reti storiche.

Altre città come Roma hanno vissuto un'espansione faticosa per singole tratte, con lunghi decenni di blocco.

La Legge Delrio e i PUMS (2017-oggi)

L'istituzione del Fondo per il Trasporto Rapido di Massa voluto dal Ministro dei trasporti Delrio ha segnato una nuova fase sugli investimenti per i sistemi tramviari.

Grazie ad una Legge, infatti, lo sviluppo delle reti tramviarie non può più procedere per singole linee disconnesse ma deve seguire uno sviluppo organico secondo la visione di una rete definita dai PUMS - Piani Urbani della Mobilità Sostenibile, di cui si sono dotate tutte le città italiane.

Grazie ai fondi dedicati, si sta assistendo in questi anni ad un'espansione delle reti, come a Roma, o alla riscoperta del tram in città che li hanno persi come Bologna e Brescia.

Come hanno dimostrato diversi casi (vedi alcune città francesi), il tram inteso nell'accezione moderna può davvero aiutare nel gestire il traffico di passeggeri richiesto nelle zone più centrali della città.

Combinato con la silenziosità, la velocità e il basso impianto ambientale, questo mezzo può davvero essere la soluzione in tante città. Anche solo una o due linee sui percorsi più trafficati possono decongestionare e migliorare sensibilmente la qualità della vita.

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