Giardino di Roma, la stazione della Roma-Lido e il sistema idrico nascosto sotto Malafede
Scavi per la stazione Roma-Lido Giardino di Roma: emersa una grande vasca romana e un sistema idrico antico tra Malafede e Ostia.
I lavori per la futura stazione Giardino di Roma della ferrovia Roma-Lido sono attesi da anni dai residenti del quartiere. Tuttavia, come accade frequentemente nei cantieri infrastrutturali dell'area romana, l'avanzamento delle opere si è confrontato con un sottosuolo ricco di testimonianze archeologiche.
Le indagini preventive eseguite nell'area compresa tra via Ostiense e via di Malafede hanno infatti riportato alla luce una grande vasca di età romana e ulteriori strutture legate alla gestione delle acque. Scoperte che non rappresentano un episodio isolato, ma che si inseriscono in un sistema idraulico molto più ampio, sviluppato tra il Fosso di Malafede, l'agro ostiense e il territorio dell'antica Lavinium.
La grande vasca emersa durante gli scavi
Tra i ritrovamenti più importanti emersi durante gli scavi archeologici figura una vasca monumentale lunga oltre 40 metri, individuata nell'area interessata dalle opere ferroviarie.
La struttura, datata tra il IV secolo a.C. e le successive fasi di frequentazione romana del territorio, è stata documentata dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma nell'ambito delle indagini preventive effettuate prima della realizzazione delle infrastrutture. Secondo quanto riportato dagli archeologi, si tratterebbe di un'opera legata alla gestione delle risorse idriche in un contesto agricolo particolarmente sviluppato.
La scoperta è stata resa pubblica nel 2020 dalla Soprintendenza e ripresa da diverse testate nazionali, tra cui la Repubblica Roma e il Corriere della Sera Roma, che hanno evidenziato come la struttura costituisca uno dei principali rinvenimenti effettuati negli ultimi anni nel quadrante sud-occidentale della Capitale.
Un territorio modellato dall'acqua
Per comprendere il significato di questi ritrovamenti è necessario osservare il territorio nel suo insieme.
L'area oggi occupata da Giardino di Roma, Malafede, Casal Bernocchi e Dragoncello si sviluppa lungo una serie di valloni naturali attraversati da fossi e corsi d'acqua minori che convergono verso il Tevere e il litorale. Tra questi il più importante è il Fosso di Malafede, che ancora oggi rappresenta uno degli elementi geografici caratterizzanti del quadrante.
La presenza di acqua e terreni fertili favorì fin dall'antichità l'insediamento di attività agricole e produttive. Non a caso gli scavi condotti nel territorio hanno restituito tracce di frequentazione continua dall'età repubblicana fino all'età imperiale.
Secondo gli studi pubblicati da Andrea Martone e Alessandro Nuccitelli nel volume L'acquedotto Ostiense, il corridoio di Malafede svolgeva un ruolo strategico all'interno del sistema di approvvigionamento idrico dell'agro ostiense, grazie alla presenza di infrastrutture destinate alla raccolta e alla distribuzione dell'acqua.
Le condotte individuate nel Fosso di Malafede
Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda proprio la presenza di antiche opere di adduzione idrica nel territorio attraversato oggi dalla Roma-Lido.
La documentazione conservata nell'archivio archeologico N.A.DIS. (Nuovo Archivio Disegni di Archeologia e Topografia Storica) riporta infatti planimetrie, sezioni e rilievi riferiti a strutture identificate come acquedotti nel settore del Fosso di Malafede.
Gli studi raccolti nel volume L'acquedotto Ostiense segnalano inoltre la presenza di due canalizzazioni parallele riconducibili a una rete di distribuzione idrica destinata agli insediamenti rurali dell'area ostiense.
Non si trattava di un acquedotto monumentale come quelli che rifornivano direttamente Roma, ma di un'infrastruttura territoriale che consentiva di distribuire l'acqua alle attività agricole e alle ville presenti nel quadrante.
Queste evidenze dimostrano come il territorio compreso tra l'attuale Giardino di Roma e Casal Bernocchi fosse già in epoca romana attraversato da opere ingegneristiche dedicate alla gestione delle risorse idriche.
Vasche e bacini di accumulo
Le condotte rappresentavano soltanto una parte del sistema.
L'archeologia ha infatti documentato nell'area la presenza di strutture identificate come piscinae, termine che in epoca romana indicava vasche utilizzate per la raccolta e la regolazione dell'acqua.
La documentazione tecnica conservata nell'archivio N.A.DIS. riporta esplicitamente schede relative a cisterne e piscine nell'area di Acilia e Malafede. Queste opere potevano svolgere diverse funzioni:
accumulo delle acque piovane;
decantazione delle impurità;
distribuzione verso le coltivazioni;
riserva idrica per gli insediamenti rurali.
In questo contesto la grande vasca rinvenuta durante gli scavi della stazione potrebbe rappresentare uno degli elementi di un sistema più ampio dedicato al controllo e alla gestione dell'acqua nel territorio.
Le cisterne delle ville rustiche
La gestione delle risorse idriche era strettamente collegata alla presenza di numerose ville rustiche disseminate nell'agro compreso tra Ostia, Acilia e Malafede.
Le indagini archeologiche documentate dal Ministero della Cultura nell'area di Casal Bernocchi-Malafede hanno evidenziato la presenza di complessi agricoli organizzati, dotati di infrastrutture permanenti per la raccolta e la conservazione dell'acqua.
Ogni villa disponeva generalmente di cisterne, vasche di servizio e canalizzazioni che consentivano di garantire l'approvvigionamento idrico durante tutto l'anno. In un territorio fortemente agricolo, il controllo dell'acqua rappresentava un elemento essenziale per la produttività dei terreni.
Per questo motivo il sistema idrico non era costituito da un'unica opera, ma da una rete capillare di strutture distribuite sul territorio.
Il legame con la Via Lavinate
L'esistenza di questo sistema aiuta anche a comprendere le osservazioni formulate nel XIX secolo dall'archeologo Pietro Rosa.
Nel volume Dell'antica Via Lavinate, pubblicato nel 1869, Rosa descrive il territorio compreso tra Roma e Lavinium come un insieme di infrastrutture connesse tra loro. Nella sua ricostruzione la viabilità antica non era separata dagli insediamenti agricoli e dalle opere idrauliche che ne garantivano il funzionamento.
Pur trattandosi di una ricostruzione topografica ottocentesca successivamente discussa e in parte rivista dagli studiosi, il lavoro di Rosa contribuì a mettere in evidenza il ruolo strategico del quadrante di Malafede e Decima nei collegamenti verso il litorale e l'antica Lavinium.
Le scoperte archeologiche degli ultimi decenni sembrano confermare almeno un dato di fondo: questo territorio era caratterizzato da una fitta rete di infrastrutture agricole e idrauliche molto più articolata di quanto si ritenesse in passato.
Perché tutto questo incide sul cantiere della stazione
I ritrovamenti emersi durante gli scavi della futura stazione Giardino di Roma dimostrano che il sottosuolo del quadrante conserva ancora numerose testimonianze del paesaggio antico.
Ogni nuova evidenza archeologica deve essere documentata, studiata e valutata dalla Soprintendenza prima della prosecuzione delle opere. Questo comporta inevitabilmente tempi aggiuntivi rispetto a quelli previsti da un cantiere ordinario.
Per i residenti del quartiere significa continuare ad attendere una stazione ritenuta fondamentale per migliorare l'accessibilità alla Roma-Lido e ridurre la dipendenza dall'automobile. Per gli archeologi, invece, gli scavi stanno offrendo l'opportunità di approfondire la conoscenza di un sistema idrico che per secoli ha contribuito all'organizzazione del territorio tra Malafede, Ostia e l'antica Lavinium.
È proprio questo intreccio tra infrastrutture contemporanee e patrimonio archeologico a spiegare perché un'opera attesa da anni debba confrontarsi con tempi e procedure spesso più complessi del previsto.