C'erano una volta... le tramvie dei Castelli

Per questa nuova puntata della rubrica "C'era una volta" ripercorriamo la storia della storica rete tranviaria dei CastelliRomani.

A cura di Redazione
29 marzo 2026 09:00
C'erano una volta... le tramvie dei Castelli -
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C'era una volta la rete tramviaria dei Castelli Romani, che per decenni ha collegato Roma con i paesi dell'area collinare.

Le origini

La storia della rete tramviaria dei Castelli inizia alla fine dell'Ottocento, quando gli ingegneri Kos e Bauco presentarono il progetto per una tranvia elettrica Roma-Frascati. Una proposta simile arrivò anche dalla SRTO insieme alla francese Thomson-Houston, che puntava a creare una rete elettrificata a servizio di Frascati e dei Castelli. Il Ministero respinse il progetto, ma accettò la controproposta della Thomson-Houston a patto che fosse realizzata da una società italiana.

Così, il 29 novembre 1899 nacque la STFER, poi STEFER, che nel 1901 ottenne la concessione delle linee Roma-Grottaferrata, Frascati-Genzano e della funicolare di Rocca di Papa.

L'inaugurazione della tratta urbana avvenne l'8 novembre1903. Il capolinea inizialmente esterno alle mura venne spostato prima a San Giovanni e poi, attraverso i binari SRTO, alla stazione Termini in via Amendola, che rimarrà il riferimento della linea fino alla chiusura.

Nel 1906 venne inaugurata anche la tratta extraurbana fino a Frascati, seguita dalle linee per Genzano e Valle Oscura. Il successo spinse STEFER a proseguire l'espansione: nel 1912 arrivò Albano e nel 1913 Velletri. Nel 1916 venne inaugurata la diramazione per Lanuvio, punto di massima estensione della rete di circa 75 km.

La guerra

Durante gli anni '30 Roma si espandeva lungo Appia e Tuscolana e la tranvia divenne sempre più importante: fu raddoppiata la tratta San Giovanni-Capannelle e vennero acquistati nuovi tram. A differenza di molte linee urbane, sostituite da bus e filobus, la rete dei Castelli non fu toccata o ridotta fino alla seconda guerra mondiale.

Tra il 1943 e il 1944, infatti, gran parte del servizio fu sospeso e la diramazione per Lanuvio non riaprì più.

Il dopoguerra e il declino

Negli anni '50 furono avviati alcuni potenziamenti (come il raddoppio Colli Albani-Cinecittà), ma allo stesso tempo iniziarono i problemi: il traffico automobilistico nei centri storici dei Castelli rendeva sempre più complessa la convivenza con il tram.

Le chiusure iniziarono nel 1954 con le tratte Genzano-Velletri, Grottaferrata-Frascati e Marino-Albano. Nel 1962 chiusero le tratte per Valle Vergine e Marino e nel 1963 la funicolare di Rocca di Papa.

L'ultimo tronco extraurbano a resistere fu la Genzano-Capannelle, protagonista del celebre episodio del crollo del viadotto della Catena nel 1964: nonostante tutto, il ponte fu ripristinato e i tram tornarono a circolare, ma solo per pochi mesi. Il 3 gennaio 1965 partì l'ultima corsa per Genzano. Da quel momento sopravvissero solo i servizi urbani Termini-Cinecittà e Termini-Capannelle.

Gli ultimi anni

Nel 1964 partivano i lavori di costruzione della linea A della metropolitana di Roma, che avrebbero costretto le linee urbane a frequenti cambi di tracciato e spostamenti. Durante gli scavi a cielo aperto sulla Tuscolana, da Porta Furba all'Anagnina, il ramo per Cinecittà fu traslato nel quartiere Don Bosco. Sull'Appia, invece, l'utilizzo delle talpe meccaniche consentì di mantenere la tramvia in servizio, viaggiando sospesa sui ponteggi provvisori mentre al di sotto venivano costruiti i mezzanini delle stazioni.

Negli anni a seguire la tramvia fu progressivamente abbandonata, riducendo la manutenzione al minimo essenziale per mandare avanti il servizio fino all'inaugurazione della metro A, che avvenne solo 16 anni dopo nel 1980.

Il 30 giugno 1978 chiuse la linea Termini-Capannelle, sostituita da un'autolinea, e riducendo la sola tratta operativa alla Termini-Cinecittà.

Negli ultimi mesi prima dell'apertura, la motrice tramviaria 447 fu calata nelle gallerie del metrò, per testare il funzionamento dell'infrastruttura in attesa dell'arrivo dei treni dedicati alla metropolitana.

Infine, il 15 febbraio del 1980 alle 12:10 partì l'ultima corsa della tramvia dei Castelli Romani, segnata dalla vettura Stanga 501. Alle 13:30 circa l'ultimo tram raggiunge il deposito dell'Alberone, ma l'ACOTRAL concede un'ulteriore corsa con la vettura 405. Alle 14.20, dopo un altro viaggio carico di ricordi e di nostalgia, si rientra all'Alberone e si chiudono definitivamente i cancelli dai quali non uscirà più nessun tram.

Da allora la linea resta formalmente in servizio solo in caso d'interruzione della linea A, eventualità che non sarà mai sfruttata, e per agevolare la dismissione dei mezzi da demolire.

La metro A

La metro A aprì il 16 febbraio 1980 nella tratta Cinecittà-Ottaviano e raggiunse Anagnina pochi mesi dopo, l'11 giugno, diventando la spina dorsale del trasporto pubblico pubblico da sud-est a nord-ovest. Col Giubileo del 2000 vennero aperte altre tratte verso ovest: fino a Valle Aurelia nel 1999 e a Battistini nel 2000.

Il retaggio delle tramvie dei Castelli Romani

Ma facciamo un passo indietro: sembrerebbe che le tramvie dei Castelli Romani siano morte quel pomeriggio del 15 febbraio 1980, ma non è così.

Nel 1986 si aprono nuovamente i cancelli del deposito all'Alberone. Non si tratta di una riattivazione, ormai impossibile, ma è necessaria per far uscire 8 tram ex STEFER. I tram Stanga della serie 500, infatti, furono acquistate e riammodernate dall'ATAC, diventando le vetture da 7101 a 7115 (solo numero dispari).

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Tram che circolano tutt'ora sulla rete romana e che speriamo continueranno a vivere nei progetti di preservazione della flotta storica come l'Archeotram.

Per il restante materiale rotabile non vi è più nulla da fare e la maggior parte verrà demolito nel 1992, sebbene alcuni esemplari di tram siano ancora superstiti, in attesa di restauro, presso le rimesse Collatina e Grottarossa di Atac.

La motrice 312 è stata salvata e preservata dalla ATTS di Torino, dove circola sui servizi turistici.

Infine, la motrice 82 vive nella piazza ipogea della stazione Anagnina della metro A: dopo il recente restauro si tratta della testimonianza più vicina ai pendolari che ogni giorno prendono la metropolitana.

Un segno tangibile che sì, lì un tram è vissuto.

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