Nessuna gara per i 425 milioni del metrò

Il quadro preoccupante dalla Commissione Mobilità odierna: tra progettazioni incompiute e gare deserte Roma non è riuscita ancora a spendere

A cura di Trenino Blu
19 ottobre 2020 13:39
Nessuna gara per i 425 milioni del metrò -
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Il quadro preoccupante dalla Commissione Mobilità odierna: tra progettazioni incompiute e gare deserte Roma non è riuscita ancora a spendere neanche un centesimo dei 425 milioni di euro per le metropolitane

Correva l’anno 2017, il Governo Gentiloni, dando seguito alle richieste di adeguamento del 2015, concedeva a Roma Capitale ben 425 milioni di euro per le manutenzioni urgenti e l’adeguamento alle nuove norme di sicurezza sulle metro A e B. Una cifra imponente ma fondamentale per assicurare la continuità di servizio sulle linee di trasporto più trafficate della Capitale, finalmente stanziata dopo anni di incuria e degrado.

Il primo traguardo è raggiunto solo a gennaio del 2019, conlo sblocco di una controversia presentatasi in sede di conferenza Stato-Regionie la stipula della convenzione tra il MIT e il Comune. Molte le voci di spesa:

  • 134,4 milioni per 14 treni (12 alla B e 2 alla A) conopzione di incremento fino a 20 convogli;
  • 4,6 milioni per la sostituzione del telecomando di controllodella circolazione sulla metro A;
  • 69,21 milioni per l’adeguamento dell’alimentazione elettricae delle stazioni alle norme antincendio (di cui 16,45 milioni solo per le vaschedi aggrottamento che alimenteranno i sistemi idraulici antincendio);
  • 98,86 milioni per l’impermeabilizzazione delle gallerie;
  • 66 milioni per la manutenzione straordinaria dei 51 treniCAF;
  • 36 milioni per il rinnovo dei binari nella trattaAnagnina-Ottaviano della linea A.


In questo maxi finanziamento tre i soggetti chiamati allaprogettazione delle varie opere: il Dipartimento Mobilità e Trasporti per inuovi treni, Atac per la gara di manutenzione dei rotabili esistenti, RomaMetropolitane per tutto il resto.


A inizio anno partono quindi le complesse indagini diRoma Metropolitane per scansionare la fittissima rete di sottosistemi dellemetropolitane, la cui memoria progettuale è andata negli anni completamenteperduta. Operazione complicata che l’azienda non solo è costretta a faresolo nelle poche ore concesse dalla pausa notturna del servizio, ma anche inuna situazione di precarietà finanziaria dettata dalla “liquidazionecontrollata” decisa dal Comune. Mentre Roma Metropolitane si depaupera (ènotizia di qualche giorno fa l’esubero di 29 dipendenti), vengono banditerispettivamente a ottobre 2019 e febbraio 2020 la gara per l’acquisto dei nuovitreni e la gara per la manutenzione degli esistenti.

La Commissione di oggi ha certificato che entrambe le garesono andate tecnicamente deserte, sebbene si fosse presentato un soggettoproponente (la CAF, già costruttrice dei treni più moderni). L’offertapresentata nella gara di manutenzione è stata respinta dall’Atac a causa dicondizioni non congruenti col bando stesso. L’azienda conta di riformularlae ripubblicarla entro la fine dell’anno, aggiungendo una serie dilavorazioni extra che la rendano “più appetibile” al mercato, ma l’esito lo siconoscerà solo tra 3-4 mesi.

Ancor più complicata invece è la condizione cheriguarda la fornitura dei nuovi treni, nella quale la CAF non ha potutoproseguire la progettazione a causa di un importante vincolo sull’ATP. L’ATP,ossia l’Automatic Train Protection, è un sistema di sicurezza col qualeviene garantito il distanziamento minimo tra un treno e l’altro. In particolarel’ATP di cui sono dotate le metro A e B romane è molto vetusto e ilbrevetto appartiene alla Alstom.

L’Alstom in questi mesi si è rifiutata di produrre unsistema datato per treni di nuova generazione, proponendo un upgrade checonsenta di mantenere il sistema esistente ma con un livello di sicurezzagenerale maggiore. A gara deserta e avendo ricevuto il via libera dal MinisteroInfrastrutture e Trasporti, il Dipartimento sta predisponendo una nuova garache consentirà ai proponenti di presentare un treno che disponga l’ATPaggiornato. Tuttavia per ottenere l’omologa ministeriale del nuovo sistema lapresentazione delle buste sarà allungata da 12 a 36 mesi, ben due anni inpiù rispetto al primo bando: insomma, stante queste condizioni, il primotreno nuovo forse non arriverà neanche in tempo per il Giubileo 2025. Unica nota positiva riguarda il numero, già incrementato al massimo dei 20 convogli grazie a fondi ulteriori ottenuti dal MIT.

 

Insomma questa commissione che, secondo il presidenteStefàno, è servita per “tranquillizzare i media”, ha manifestato ancora unavolta tutti i limiti dell’apparato autorizzativo-burocratico romano.

Perché non è stata fatta un’indagine preventiva delmercato ferroviario per capire che l’ATP di Roma era obsoleto? Perchè a RomaMetropolitane non è stato dato mandato già nel 2017 di compiere le complesseindagini preventive?

 

Allo stato di fatto, nonostante i soldi siano in cassa daquasi 2 anni, Roma Capitale non è stata in grado di spendere un centesimo.Emerge certamente un quadro complesso, tra le difficoltà di progettazionedi alcuni impianti e la riscrittura dei bandi di gara andati deserti a causadelle nuove condizioni imposte dal mercato. Forse non tutte le evenienzeerano prevedibili, ma certamente alcune di queste si sarebbero potute parare datempo.




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