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Treni sporchi, abbiamo paura di ammalarci

Treni sporchi, abbiamo paura di ammalarci


Corse soppresse e vagoni stracolmi, la rabbia dei passeggeri costretti a viaggiare stipati nelle vetture nonostante le raccomandazioni del ministero per evitare il contagio



Mantenere la distanza di un metro tra una persona e l'altra. È una delle misure da adottare per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus Covid-19. 

Ma per i pendolari della Roma Nord, la ferrovia ex concessa che collega la Capitale a Viterbo, seguire questa disposizione ministeriale è "impossibile".


I convogli stracolmi a causa dei repentini ritardi e guasti ai treni - la maggior parte dei quali soppressi (almeno 15 al giorno) - creano disagi notevoli a chi viaggia su rotaie. E molti utenti hanno timore di ammalarsi. 

Vane le segnalazioni e le richieste di aiuto inviate sia alla Regione Lazio (proprietaria della ferrovia ) che ad ATAC (gestore del servizio): "Non ci rispondono", dicono i pendolari. 

Motivo per cui hanno deciso di scrivere una lettera direttamente al premier Giuseppe Conte. 

Anche perché "non abbiamo la certezza che chi di dovere abbia sanificato i treni - spiega Fabrizio Bonanni, presidente del comitato Roma Nord - viste le condizioni pessime in cui li fanno girare".

Le pesantissime cancellazioni, oltre a creare forti disagi, determinano l'affollamento che non fa altro che aumentare l'esposizione dei viaggiatori al rischio. 

"I treni affollati sono un veicolo privilegiato per il contagio - si legge nella lettera indirizzata al premier - Da anni ormai viaggiamo stipati come bestie, in treni sporchi, affollati e quindi insalubri. Ma in questo momento di emergenza sanitaria il rischio di ammalarci è più alto".

Qualche riga, poi, anche per chi conduce questi mezzi di trasporto. "Sono persone come noi - scrivono i pendolari - e quindi esposte anche loro al contagio. 

Se si dovessero ammalare, chi li porterebbe i treni?", si chiedono numerosi. 

E, per mitigare un rischio effettivo, arriva da parte loro una possibile soluzione: "Farli lavorare a squadre fisse: sempre stesso capotreno con lo stesso macchinista a fianco, niente doppi turni, con dirigente unico e capo deposito in contatto da remoto e quindi senza contatto fisico".

Tra gli utenti c'è anche chi come Francesca Romana Alegi in un post sulla pagina social del Comitato scrive: "Per raggiungere la destinazione impieghiamo 2/3 ore a causa delle continue soppressioni e dei ritardi nelle corse giornaliere. 

Ma con l'affacciarsi dello spettro del coronavirus, la situazione comincia ad essere una bomba ad orologeria". 

La donna poi chiede di rendere pubblico "il nostro grido di disagio e di rischio salute che ogni giorno viviamo sulla nostra pelle".

Sono quasi mille le corse soppresse e oltre 500 le ore di servizio ferroviario perdute, dal 1 gennaio ad oggi. 

Venti in media le corse saltate, urbane ed extraurbane, con punte di circa 40 soppressioni al giorno. 

"L'affollamento nei treni è garantito - conclude Bonanni - dato che i pendolari sono comunque costretti a spostarsi per lavoro e studio, oltre ai turisti che visitano la capitale. 

Parliamo sempre di 75 mila persone al giorno". 

E tra queste c'è chi rivendica rispetto:  "Come animali nei macelli - scrive Rita Cacchione - siamo solo numeri".

Da Repubblica






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