Pendolari Roma Nord aspettano risposta da Istituzioni, prima della guerra

Pendolari Roma Nord aspettano risposta da Istituzioni, prima della guerra


La lettera è partita da tre giorni ma nessuno ha trovato ancora il tempo di rispondere. A proposito di istituzioni cieche e sorde 



Mittenti della missiva i pendolari della ferrovia Roma Nord, una infrastruttura strategica per le 100mila persone che abitano i comuni attraversati dal suo tracciato che va da piazzale Flaminio a Viterbo.

Denunciano una situazione di disagi crescenti dovuti alla ridotta funzionalità della ferrovia imposta dall’obbligo di rispettare le nuove norme di sicurezza. 

Peraltro questa situazione di precarietà è destinata a protrarsi almeno fino alla fine del 2024 per via dei lavori di potenziamento e ammodernamento programmati, finanziati e in parte già avviati dalla Regione Lazio. 

I pendolari chiedono di essere ascoltati, ripropongono una soluzione tecnica utile ad ovviare ai disservizi, scartata da Regione e Atac senza alcuna valutazione. 

Insistono, avendo già presentato la stessa soluzione in altre occasioni, perché il dispositivo alternativo scelto e imposto dai due enti, non risolve i disagi che ogni giorno devono subire studenti, e lavoratori, anzi li moltiplica coinvolgendo famiglie e piccole imprese.

Non vogliono la guerra, ma solo rivedere un piano che fa acqua da tutte le parti che e che impatta negativamente con la loro vita quotidiana e che ogni giorno fa affidamento sui treni della Roma Nord per andare al lavoro, a scuola, tornare a casa. Non chiedono la luna, solo ascolto. 

Eppure non c’è risposta. 

La lettera è stata inviata il 30 settembre a tutti i sindaci interessati, all’Assesorato trasporti della Regione, all’Atac che è l’ente gestore, Comune di Roma, XV Municipio, Anas, Astral,Cotral. 

Scrive il Comitato pendolari che si è scelto di tenere fuori dall’Osservatorio regionale istituito per seguire l’andamento dei lavori e il rispetto dei tempi programmati: “Sottoponiamo nuovamente la nostra proposta di adeguamento di orario (formulata insieme all’associazione Trasportiamo) per sopperire alle mancanze del servizio erogato con l’orario in vigore dal 16 settembre 2019. 

Segnaliamo infatti che questo nuovo orario in uso penalizza fortemente gli spostamenti di studenti e lavoratori tra Sacrofano e Viterbo. 

Vi preghiamo quindi di darci un riscontro oggettivo sulle proposte in allegato che vi sono state sottoposte a più riprese, sia in incontri specifici che in assemblee pubbliche oltre che fatte pervenire a mezzo posta”. 

Il tono è di chi vuole collaborare, non avviare e alimentare un conflitto ormai pronto però a diventare palese.

Chiosa il Comitato “Si tratta del nostro ultimo tentativo di “conciliazione”, proprio nel rispetto degli utenti che pagano e che non vedono recepite le loro continue lamentele sul disservizio che sta dando il gestore con questo nuovo orario. 

Abbiamo allegato la nostra proposta, come al solito. Di proposte alla Regione e a ATAC ne sono giunte in questi giorni anche da altre associazioni e da privati cittadini: possibile che tutto questo movimento non li svegli dal torpore atavico nel quale sono avvolti?”.

Ad oggi sembra proprio che non basti. La lettera è sul tavolo di molti, qualcuno farà la grazia ai pendolari di prenderla in esame e dare una risposta? 

Magari iniziando con l’inserire un loro rappresentante, così come hanno richiesto più volte e in più occasioni, nel neonato Osservatorio. Cosa di buon senso, oltre che buona e giusta.

Da Cinque Quotidiano

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Commenti

Anonimo ha detto…
Mah, secondo me, per come stanno le cose, è già un miracolo che la ferrovia in oggetto sia ancora interamente aperta e funzionante. In ogni caso, per ammodernare e potenziata servono investimenti mirati e, comunque, tempo, perché gli interventi necessari sono tanti. A parer mio, forse si potranno rivedere alcuni orari, soprattutto delle autocorse sostitutive del treno, ma più di quello non si può fare, in tempi brevi.