Metro C al capolinea: né soldi né progetti

Metro C al capolinea: né soldi né progetti


La giunta Raggi annuncia la dipartita dell'adorata Metro C. Le talpe ormai inservibili resteranno seppellite, a mo' di monumento funebre, proprio sotto il Campidoglio. Non fiori, ma contenziosi con le imprese. Riposi in pace. (@PoliticaPerJedi)



Nulla da fare, le talpe della metro C si fermeranno sotto via dei Fori Imperiali e lì verranno spente e sepolte. Il viaggio di Shira e Filippa, le due tmb (tunnel boring machine) del consorzio che fin qui si è occupato della realizzazione della linea verde verranno cementate proprio sotto al Campidoglio.

In attese di comunicazioni ufficiali del Comune, è il consigliere grillino Enrico Stefàno a confermarlo. 

Il presidente 5S della commissione Mobilità (di ritorno, visto che il successore Pietro Calabrese nel frattempo è stato promosso in giunta dalla sindaca Virginia Raggi) spiega così lo stop che potrebbe costare all'amministrazione capitolina un nuovo contenzioso con i costruttori della terza linea della metropolitana romana: "Lo stop è dovuto a due ordini diversi di difficoltà. Il primo è di tipo amministrativo, perché con la fine della tratta T3 (da San Giovanni a Fori Imperiali, ndr) vanno rivisti finanziamenti e progetti. 

Poi c'è un discorso ingegneristico. Quando si lavora su una stazione come quella di piazza Venezia, ci sono necessariamente dei problemi che non si risolvono nemmeno nel giro di due anni".

Con le talpe murate, ripartite di recente con il via libera del Comune e destinate a ricongiungersi ai piedi del monte Capitolino entro la prima settimana di dicembre, promette di aprirsi una stagione di polemiche. 

Da una parte quelle tra il consorzio Metro C e il Campidoglio, visto che l'operazione in cui salterà la realizzazione della fermata Venezia e il capolinea si attesterà a Fori Imperiali si convertirà in una battaglia a colpi di carte bollate da 64 milioni di euro. 


Dall'altra andrà gestito il contraccolpo dello stop sul profilo trasportistico: con le due teste rotanti sepolte, la linea potrà essere completata solo partendo dall'altro capo della tratta. 

Da piazzale Clodio, capolinea ad oggi presente soltanto nelle fantasie di palazzo Senatorio. 

O meglio, come opera prevista nel Pums, il piano pentastellato della mobilità.

"Lo stop delle talpe - conclude Stefàno - non significa mettere la parola fine all'opera. Ricongiungersi a piazza Venezia scavando dall'altro lato non è un problema insormontabile. Ci sono ancora tutte le condizioni per andare avanti". 

Con il serio pericolo, però, di accumulare ulteriori ritardi sul completamento di una tratta già segnata da lungaggini e rinvii: per arrivare da Pantano a San Giovanni, tra varianti e inchieste, ci sono voluti quasi 11 anni. 

Un conteggio che non comprende la fase di assegnazione dei lavori al consorzio composto da Astaldi, Vianini, Ansaldo e dalle cooperative. Il rischio, dovendo scrivere un nuovo bando, è di bissare l'attesa e doversi aggrappare alle poche certezze di un'impresa infinita. 

L'inaugurazione di Fori Imperiali, nodo di congiunzione in cui la metro C incontrerà la B, è prevista per il dicembre 2022. Poi il buio, con lo stop prima di Venezia. Mentre a Copenaghen si festeggia per l'apertura della metro "tricolore" targata Ansaldo e Salini, si fermano le talpe romane.

Da Repubblica



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Commenti

Anonimo ha detto…
A Copenaghen non solo si festeggia la terza linea della metropolitana, ma il gestore sarà ATM di Milano (di certo non l'ATAC di Roma...):

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/09/30/news/atm_gestisce_metropolitana_danimarca_cityringen_inaugurazione_con_regina_margherita-237343514/

Comunque, tornando a Roma, da diversi anni alcune associazioni (e l'allora ACOTRAL) cercavano di avvertire il Comune circa l'errore che si stava facendo nel realizzare questa linea con queste modalità e su questo itinerario, ma il Comune non ha mai voluto sentire ragioni. Innanzitutto, non andava costruita sul percorso della ex ferrovia Roma-Fiuggi, ma andava aggiunta ad essa su un tracciato distinto, invece che coincidente (ad esempio mandandola a Tor Vergata). Inoltre, poichè si sapeva che la tratta più difficile da realizzare sarebbe stata quella del Centro Storico, logica voleva che si iniziasse da lì a costruirla, e non dalla tratta più facile, ossia quella periferica. Mi dite, ora, che senso ha una metropolitana come quella che finisce al Colosseo, quando (tra l'altro) da oltre un secolo la direttrice Casilina gravita essenzialmente su Termini?! Agli utenti della Casilina interessa poco andare a San Giovanni o al Colosseo: per raggiungere queste ultime due località c'è già, scendendo dal treno Laziali-Centocelle (ex ferrovia Roma-Fiuggi...) e cambiando a Porta Maggiore, il tram 3, non c'era bisogno di altro. Un conto sarebbe stato avere la certezza matematica che la C la si riusciva a portare almeno fino a piazzale Clodio (meglio ancora oltre), ma così facendo, se terminerà al Colosseo, sarà un'opera fondamentalmente poco utile alla città (ed enormemente costosa). Se almeno, appunto, si fosse realizzata mandandola a Tor Vergata, e contemporaneamente ammodernando e potenziando la ex Roma-Fiuggi invece di sostituirla, allora un senso logico la metro C ce lo avrebbe avuto. Qui a Roma non si capisce perchè, negli ultimi decenni, le metropolitane si sono "mangiate" ferrovie o tramvie già esistenti, invece di aggiungersi almeno in parte ad esse su un tracciato distinto, invece che coincidente: la linea A si è "mangiata" ciò che restava del tram dei Castelli (almeno avessero mantenuto la tratta Termini-Capannelle), la linea C ha fatto lo stesso con la ex ferrovia Roma-Fiuggi...in una città dove le metropolitane sono di complessa e costosa realizzazione, logica voleva che, appunto, le si facesse dove servivano, non dove c'era già qualche cosa su rotaia.