Metro C, quando la politica vince sulla logica

Metro C, quando la politica vince sulla logica
Pozzo di via Sannio, dove verrà realizzata l'interconnessione tra i binari


Un sopralluogo denso di emozione, tra speranze e rassegnazione, questo ha contraddistinto la terza visita in tre anni che abbiamo compiuto oggi presso i cantieri della tratta T3 della linea C della metropolitana.



Una speranza perché i lavori stanno procedendo, anche diversamente rispetto al passato, in maniera precisa e veloce, pure con qualche anticipo rispetto alla tabella di marcia. La prima talpa “Shira” ha già superato la stazione dei Fori Imperiali ed è quasi arrivata all’attestazione finale nei pressi del Vittoriano. 

A Shira si affiancherà tra luglio e agosto la gemella “Filippa” che ha da poco superato il pozzo di aerazione di piazza Celimontana.

Dal lato di San Giovanni la società Metro C scpa ha quasi completato l’allargo delle piccole gallerie scavate prima con le mini-TBM e poi a mano, procedendo col metodo tradizionale. 

Il lavoro è stato complesso soprattutto per le interazioni con le fondamenta della metro A, che sono state parzialmente intercettate e rafforzate. La consegna del manufatto di via Sannio, che consentirà il superamento dell’esercizio su binario banalizzato è previsto per il 31 dicembre 2020.


Stazione Fori Imperiali/Colosseo, livello atrio

Con il proseguimento dello scavo della stazione Fori Imperiali/Colosseo, oggi giunta al livello atrio (mancano due piani tecnici e l’ultimo livello banchina), scatteranno a partire da questo settembre delle limitazioni di esercizio della linea B. 

Ne abbiamo parlato lungamente in questo articolo specifico.

Resta dunque l’amarezza nel dover constare che la Grande Opera di Roma stia per arrivare alla sua ultima fermata: tra luglio ed agosto le talpe arriveranno a ridosso del Vittoriano, ma non potranno restare a lungo per evitare problemi di stabilità. 

I pezzi che si potranno salvare verranno smontati ed estratti all’Amba Aradam mentre gli scudi fresanti verranno annegati nel cemento.


Stazione Amba Aradam, veduta della galleria verso San Giovanni

Si parla di un’operazione dal costo di circa 4 milioni di euro, ai quali bisogna aggiungere altri 40 milioni che le ditte costruttrici richiederanno al Comune come compensazione sugli scudi non recuperati e la mancata realizzazione della stazione Venezia.

Se poi tra qualche anno una giunta comunale degna di questo nome deciderà di proseguire la linea ad Ottaviano, bisognerà scavare “a mano” dalla stazione Venezia per raggiungere gli scudi cementati che andranno demoliti, con un extracosto di altri 20 milioni di euro.

Ciò che da anni i comitati civici avevano paventato ora è una triste realtà: dal 2010 ad oggi, cioè da quando la progettazione della tratta T2 è stata sospesa, la politica ha deciso di non decidere sul futuro della terza linea della metropolitana. 

Anche la giunta Raggi, che ha fatto della project review la sua bandiera, di fatto sta smantellando la struttura organizzativa di Roma Metropolitane, la fondamentale stazione appaltante della linea verde.

Questa ed altre scelte sbagliate avranno inevitabilmente una ricaduta negativa per gli anni a venire sui romani di oggi e di domani.

Purtroppo la politica ha vinto sulla logica.




Di Carlo - TreninoBlu è dottore in Ingegneria Civile, un cittadino di Roma appassionato di trasporto pubblico che mal sopporta l'inefficienza e la mancanza di idee per la mobilità. Per informazioni o segnalazioni carloandrea.tortorelli@odisseaquotidiana.com




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Commenti

Anonimo ha detto…
La metro C, a parte che contiene errori logici di tracciato in diversi tratti, a cominciare dalla sovrapposizione alla ex Fiuggi anziché aggiungersi in parte ad essa Su un tracciato distinto anziché assurdamente coincidente (ad esempio si poteva mandare a Tor Vergata), ha anche un errore enorme costruttivo: si sarebbero dovuti iniziare a costruire, in caso, i tronchi più difficili, quindi quelli centrali, in modo che si sarebbe fatto in tempo a bloccare tutto in caso di difficoltà estreme nel frattempo riscontrate. E invece no; si sono iniziati i lavori nella tratta più facile, ossia quella esterna. Ora, mi dite voi che senso ha in caso finisse al Colosseo? Gli antichi direbbero "cui prodest"? Ed avrebbero ragione, anche perché da sempre la direttrice Casilina gravita su Termini; che c'entrava mandare la linea C al Colosseo? La ferrovia Roma-Fiuggi andava a Termini; il vecchio autobus 105, già rinforzo della ex Fiuggi, andava a Termini, non al Colosseo. Quindi se la linea C proseguirà oltre quest'ultimo monumento nonchè piazza Venezia avrà un senso; altrimenti, mi spiace dirlo, è un'opera inutile, o quasi.