Sulle linee A e B soppressi più di 50 treni ogni giorno

Sulle linee A e B soppressi più di 50 treni ogni giorno


Stazioni centrali chiuse e una media di 53 treni soppressi ogni giorno sulle linee A e B-B1 della metropolitana. Eccolo l'inferno che hanno vissuto nel mese di marzo i pendolari e i turisti in transito nella Capitale. 



I dati parlano chiaro e tradotti in denaro (ossia moltiplicando il costo unitario per i corrispettivi chilometrici come da contratto di servizio) vogliono dire una perdita di produzione e mancati ricavi per circa 500mila euro. Una cifra da brivido in pieno concordato e che non fa ben presagire per i conti di fine anno.

Nel dettaglio, le corse soppresse sulla metro A sono state circa 840 di cui la gran parte, oltre 340, a causa di «guasti materiali» e della «mancanza materiali». 

Sulla B la situazione è simile. I treni tornati o rimasti nei depositi a marzo sono stati circa 790, di cui circa 220 per «guasti materiali» e più di 50 per «mancanza di materiali». 

Quindi, complessivamente sulle due direttrici metropolitane sono mancate all'appello 1630 corse. Se a ciò si aggiunge, appunto, il disagio subito per via delle fermate di Repubblica, Barberini e Spagna chiuse per le scale mobili rotte, la via crucis degli spostamenti capitolini traspare nitida. Senza contare le corse soppresse sulle ex concesse, Roma-Viterbo e Roma-Lido. 

Il primo trimestre delle metropolitane: Atac: aumentano le corse in Metro A e B

Nel bilancio mensile pesano anche le soppressioni dovute alla «mancanza personale», che includono sia le assenze per malattia ma soprattutto il mancato turn-over dei dipendenti andati in pensione e le giornate di sciopero (una novantina per la metro B e circa 190 per la A), mentre altre voci nella statistica, quelle relative ai «tempi di movimentazione» e agli «adeguamenti degli orari» lasciano intendere un inceppamento nel meccanismo, per cui l'ingresso e l'uscita dei treni in servizio finisce per fare perdere corse (specie sulla B, un'ottantina i casi).

Sulla B spiccano anche i «guasti agli impianti», ossia le interruzioni per guai alle infrastrutture (linea aerea, binari...) da cui la cancellazione, a marzo, di oltre 50 corse. 

Dando uno sguardo alle tabelle dello stesso periodo del 2018, poi, l'aumento dei treni cancellati salta all'occhio: sulla A le corse soppresse avevano superato appena le 600 unità, sulla B erano state circa 500. Sott'accusa, quest'anno, soprattutto la manutenzione dei convogli e una buona gestione dei pezzi di ricambio indispensabile per l'efficienza dei rotabili. Insomma, stando ai dati, ecco spiegato perché spesso le attese in banchina superano i 5 minuti.

Se si prende in considerazione il contratto di servizio del 2015 ancora valido stipulato dal Dipartimento mobilità e trasporti e Atac e che prevede un costo unitario di treno/km orario pari a 17,23 euro, i treni saltati sulla A corrisponderebbero a circa 16.800 km percorsi, con una perdita di produzione per circa 289mila euro; sulla BB1 a fronte di circa 15.800 km sfumati, i mancati ricavi equivalgono a circa 272mila euro. 

Sottraendo le corse saltate per cause straordinarie (danni prodotti da passeggeri, maltempo, tentati suicidi sui binari ecc...) si può considerare una perdita di corrispettivi che si attesta tra i 450mila e i 500mila euro. 

Sempre a marzo Atac, nella quotidiana lotta ai viaggiatori a scrocco, ha stanato 21.700 passeggeri senza biglietto. Una perdita di introiti per 32.500 euro, una goccia in confronto alla perdita di produzione.

Da Il Messaggero





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