Bando trasporti periferia, il Tar lo stronca: vantaggi a Roma Tpl


Bando trasporti periferia, il Tar lo stronca: vantaggi a Roma Tpl


È una stroncatura totale e su più fronti il giudizio del Tar che, nei fatti, obbliga il Comune se non a ritirare – opzione che ormai pare l’unica possibile – almeno a rivedere in profondità il bando per uno degli appalti economicamente più importanti – 1 miliardo di euro – che sta gestendo in questi mesi il dipartimento Mobilità, cioè quello sul servizio di trasporto pubblico di periferia che dovrebbe, doveva essere aggiudicato in vista della scadenza del contratto col gestore privato, Roma Tpl, a gennaio 2020.



Il bando, fin dalla sua prima pubblicazione del 23 novembre, è stato al centro delle polemiche per gli errori e le gaffe che ne hanno allungato i tempi. 

Prima l’indicazione di un sito di Roma Capitale che non esiste. Poi le cifre sbagliate. Un caos che infatti ha indotto alcuni operatori - Autoguidovie spa, Gtm srl, Sia spa, Busitalia-Sita Nord srl - a fare ricorso. 

Ricorso accolto in parte dal Tar che comunque, nelle motivazioni della sentenza appena pubblicate, non lascia dubbi sul destino della procedura pubblica: va riscritta anche perché, in alcune sue parti, avvantaggerebbe il gestore uscente, Roma Tpl.

Sono sostanzialmente due, tra gli altri, i punti contestati dai giudici amministrativi: quello sull’acquisto dei mezzi dall’attuale gestore (60 milioni 996mila euro per 442 autobus, 138 mila euro ciascuno quando il costo medio di vetture nuove non supera di norma i 240 mila) e quello sulla clausola sociale. 

Sul primo scrive il Tar che «l’acquisto comporta un ingiustificato vantaggio in favore del gestore uscente ed una barriera all’ingresso per altri operatori, che subiscono una forte limitazione alla libertà imprenditoriale in quanto potrebbero ritenere più conveniente ricorrere ad altre modalità di acquisizione della disponibilità dei mezzi (leasing, noleggio)». Imporre cioè l’acquisto di una flotta in quelle condizioni, con alcuni bus nel frattempo andati anche a fuoco, appare quantomeno antieconomico. 


Del resto, c’è sempre la stranezza della cifra – 60 milioni – già prevista nel primo contratto del 2010 tra Roma Capitale e Roma Tpl che appunto nove anni fa anticipava e obbligava la cessione ai prezzi attuali indipendentemente dalle condizioni in cui si sarebbe trovato il parco mezzi: «L’affidataria si impegna – si scriveva all’articolo 9.7 – a vendere al nuovo gestore, alla scadenza del contratto, il parco mezzi al valore di 60 milioni 996 mila euro».

Seconda clausola, sui lavoratori: «È legittima la previsione secondo cui devono garantirsi a tutto il personale dipendente del gestore uscente, eccettuato quello dirigente, le tutele previste per il caso di trasferimento di azienda; è, tuttavia, illegittima la previsione che pone in capo al gestore entrante l’obbligo di versare anche il Tfr pregresso».

Bene perciò il riassorbimento del personale (non dirigente) ma il trattamento di fine rapporto non può essere a carico del nuovo gestore. 

L’avvocato Laura Pelizzo, che difende Autoguidovie Spa, non ammette dubbi sul destino della gara: «Noi la riteniamo annullata – spiega il legale - i giudici hanno considerato illegittimi passaggi fondanti della procedura che a questo punto richiede una riforma integrale».

Da Corriere della Sera


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