Il controllore razzista

Il controllore razzista


Una favola della buonanotte, un un surreale racconto metropolitano, ispirato al cartello apparso nelle strade di Roma un paio di giorni fa. 



Adolfo aveva deciso di fare il controllore per ristabilire ordine e giustizia nella società. Sentiva da tempo un impulso ad uscire dal grigio ufficio in cui lavorava e fare qualcosa di onorevole per la patria. Si era quindi offerto per passare di incarico, stessa paga, nessuna indennità, ma c’erano 2,50 € di premio per ogni multa fatta e incassata. 

Per cominciare, era stato affiancato a Carlo, controllore esperto, chioma bianca, di poche parole, con una certa fastidiosa espressione di superiorità. Carlo faceva il controllore per comprarsi il Rolex d’oro. Senza di quello non riusciva a sentirsi un vero intellettuale.

Per motivi diversi, volevano lavorare entrambi sulle linee del centro. Adolfo saliva sugli autobus da Termini e puntava subito le persone di colore. Come un vero segugio sapeva che non avevano il biglietto, ed ecco infatti che non ce l’avevano. 

Prendeva sorridente il libretto delle multe, ma nessuno di quelli aveva mai documenti, e gli davano sempre nomi di fantasia. Stufo di fare multe a vuoto, aveva cominciato ad essere più aggressivo, ad alzare la voce, e allora qualcuno tirava fuori i documenti ma era inutile: indirizzi in posti fuori dall’Italia a cui non sarebbero mai arrivate le multe. 

Altri, alle sue richieste martellanti, cominciavano ad urlare “rassista!” e si facevano minacciosi, meglio quindi desistere. Un giorno Adolfo si beccò anche un pugno. 

Se l’era presa con un immigrato fuggito dall’orrore del suo Paese, e quello, confuso, sentendosi minacciato gli aveva tirato un pugno ed era fuggito. Per spirito patriottico Adolfo non si era fatto nemmeno un giorno di malattia. 

Ma dopo tanto impegno e tante multe fatte a fatica, a fine mese non era arrivato nemmeno un euro di bonus, perché l’Azienda non aveva incassato neanche una multa.

Carlo invece saliva sull’autobus e puntava subito le Signore col barboncino in braccio (col pedigree), o con la borsa firmata da mille euro, quelle insomma per cui è troppo prosaico cercare un negozio per comprare il biglietto, e che magari avevano preso l’autobus giusto per un paio di fermate per muoversi in centro. 

Puntava anche i ragazzini ben vestiti con abiti griffati, quelli che avevano i soldi in tasca ma non si erano preoccupati di fare il biglietto perché “tanto il controllore non passa mai”. Lavorando con Adolfo, Carlo aveva imparato a salire sull’autobus un po’ dopo di lui. 

Come Adolfo iniziava a controllare quelli di colore, saltava sempre fuori l’intellettualoide di sinistra che protestava, e Carlo lo tanava subito, immancabilmente senza biglietto in quanto seguace del dogma “l’auti devono esse gratisse pe tutti”. Carlo a fine mese aveva fatto molte meno multe di Adolfo, ma quasi tutte incassate, e aveva guadagnato 500 euro di bonus.

Carlo alla fine si comprò il Rolex, iniziò a sentire un po’ il rimorso di multare quelli che in fondo sentiva come suoi “compagni”, divenne Sindacalista, passò nei quadri aziendali e con il nuovo stipendio si comprò anche un SUV che parcheggiava in doppia fila.

Adolfo nel frattempo non aveva vita facile. Era stato filmato sul bus da una di queste dei centri sociali, che aveva poi messo il video on-line. Tanti ora lo riconoscevano e lo insultavano, e molto suoi colleghi non volevano più lavorare con lui. 

Iniziò a controllare solo i bianchi, anche per tirare su un po’ di soldi, ma immancabilmente spuntava fuori il fanatico patriota che urlava: “Aò ma che controlli solo l’itagliani?”. In preda ad una crisi d’identità, deluso, sconsolato, non volle più fare il controllore e tornò a mangiare pane e Nutella dietro una scrivania.

Di Mercurio Viaggiatore uno che mal sopporta la falsa manipolazione dei dati, per cui li analizza e li presenta in modo semplice e chiaro, spesso mostrando che il re è nudo. Per informazioni o segnalazioni mercurio@odisseaquotidiana.com



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