Romanzo Pendolare: La gente di Acilia


La gente di Acilia è diversa. “Questi vengono da lontano e voglio rubarci il posto per andare a lavoro”. “Ma signora, siamo come voi?”. “Voi? Ma non lo vedi? Tornatevene a casa”.


La gente di Acilia è diversa. Salgono sul trenino, non hanno sofferto prima, pensiamo, e chiedono solo un po’ di aria condizionata calda come quella di un phon cinese da 5 euro, e uno spazio per giocare a Candy Crush.


La gente di Acilia è diversa. “Chissà come so venuti questi?”. “Ho sentito dire che qualcuno viene da Dragona, altri da Infernetto”. “No quelli dell’Infernetto pe infiltrasse partono da Castel Fusano”. “Davero? Sti bastardi”.

La gente di Acilia è diversa. Ma come quelli di Ostia salgono sulla Roma Lido carichi di ambizione verso la meta. Molti provano ad integrarsi. Qualcuno ascolta musica, di quelle tipo reggaeton o trap che fuori esce dalle cuffiette e si ascolta in stereo, gratis, in tutto il vagone, seppur non voluta.

Altri parlano al cellulare con i parenti lontani: “Sono vivo, sono salito”. Si vergognano quasi, sanno che non sono i benvenuti ma vogliono gli stessi nostri diritti.

“Che se ne tornino al paese loro”. “Signora ma che dice? Abitano vicino a noi, siamo tutti fratelli”. “Oh guardi, io non sono razzista eh, però mica è colpa mia se questi so de Acilia”.

Di Lorenzo Nicolini





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