Atac festeggia gli utili, ma i romani piangono i bus che non passano



Il concordato abbatte gli interessi sul debito dell'azienda romana dei trasporti, che registra il suo primo utile. Il servizio erogato intanto peggiora. E' un buon inizio? Cosa ne pensi? Lascia un commento qui sotto 



“Stiamo facendo la storia”, esulta la sindaca di Roma, Virginia Raggi, presentando i dati della semestrale 2018 di Atac assieme al presidente Paolo Simioni e all’assessore ai Trasporti Linda Meleo. E’ passato un anno dalla presentazione in tribunale della domanda di accesso al concordato in continuità (manca solo il via libera dei creditori) e per la prima volta l’azienda municipalizzata dei trasporti romani presenta un utile di 5,2 milioni di euro e un margine operativo lordo di 40 milioni. Un risultato che l’azienda spiega con l’aumento dei titoli di viaggio venduti (+2,3 per cento), le sanzioni emesse contro chi viaggia sprovvisto di biglietto (il 10 per cento in più fra settembre 2017 e agosto 2018), il risparmio medio del 18,5 per cento sulle 62 gare di import superiore ai 100mila euro, concluse per un valore di 83 milioni, il taglio del 10 per cento dei costi per gli straordinari dei lavoratori, la riduzione del 2 per cento del numero dei dipendenti e di quella del personale dirigente (20 per cento). 

“E’ trascorso poco più di un anno dal nostro insediamento e quella che presentiamo oggi è un’azienda molto diversa dall’Atac di allora – ha spiegato il presidente Simioni – Quell’Atac era una società in gravissima crisi, mentre quella di oggi sta recuperando la salute e può guardare al futuro con fiducia. Sono stati mesi difficilissimi. Ma i risultati che presentiamo rappresentano il premio per il nostro impegno. Siamo consapevoli di avere ancora molta strada da fare, ma allo stesso tempo di aver altresì piantato fondamenta robuste”.

Eppure, non è tutto oro quello che luccica. Almeno così sembra, leggendo i dati sul servizio fornito da Atac negli stessi sei mesi a cui si riferisce il bilancio. Andando a scorrere i numeri elaborati dalla stessa azienda, si scopre infatti che, se da gennaio a giugno le linee della metropolitana hanno fornito un servizio più o meno corrispondente a quanto previsto dall’accordo con il Campidoglio (in media inferiore del 4,5 per cento, con punte negative di oltre il 7 per cento), per autobus, tram e filobus i primi sei mesi dell’anno sono stati una vera Caporetto. 

Rispetto a quanto previsto dal contratto di servizio, sono stati percorsi circa 8 milioni di chilometri in meno: neanche 43,3 milioni di chilometri, contro gli oltre 51 milioni inseriti nell'accordo con il Comune di Roma. In media, il 15,1 per cento in meno, che per gli utenti delle linee di superficie è significato circa 4 mila corse saltate ogni giorno, 17 in meno su ognuna delle 249 linee di superficie che servono quotidianamente la Capitale.

Numeri che nel 2018 sono addirittura peggiorati rispetto all’anno precedente – chiuso con un bilancio in rosso di circa 120 milioni di euro – quando nei primi sei mesi la flotta di superficie aveva percorso “soltanto” 6,2 milioni di chilometri in meno: il 12,4 per cento rispetto a quanto previsto dal contratto di servizio.

Le cause principali dei disservizi, oltre al taglio delle corse deciso per restare dentro ai parametri di budget, sono i guasti che vanno a insistere su una flotta troppo anziana (più di 11 anni l’età media) la cui operatività è ridotta drammaticamente a causa della scarsissima manutenzione. “In questi ultimi mesi abbiamo avviato un servizio di manutenzione straordinaria senza precedenti per oltre 700 mezzi – annuncia l’assessore Linda Meleo – e i risultati si stanno già vedendo”. 

Chi non sembra vederli, però, sono i romani che ogni giorno inondano di proteste i social dell’Atac segnalando corse saltate, attese bibliche alle fermate e mezzi guasti. Per non parlare dei 29 autobus andati a fuoco fino a ora dall'inizio dell'anno, contro i 22 dell’intero 2017. “I miglioramenti nel servizio saranno tangibili nel 2019 quando saranno completate le procedure per l’acquisto dei nuovi bus”, assicura Virginia Raggi. Quel che è certo, per ora, è che la gara indetta dal Comune per l’acquisto di 320 nuovi mezzi a luglio si è chiusa senza la presentazione di alcuna offerta.

Nel frattempo, giunta Raggi e dirigenza Atac attendono di chiudere l’iter per l’accesso al concordato in continuità sperando così di uscire dalla palude del miliardo e trecento milioni di euro di debiti accumulati. Un percorso di risanamento che graverà per molti anni sulle spalle dei creditori, in primis il Comune di Roma (e quindi i romani) in credito di 500 milioni che, secondo il piano approvato dal tribunale, Atac finirà di pagare fra trenta anni.

“Non ripagare in buona parte i creditori, tra i quali il Comune di Roma, vale a dire i cittadini romani che pagano le tasse onestamente, non dovrebbe essere un fattore di orgoglio per l'azienda”, commenta Andrea Giuricin, docente di Economia dei Trasporti all’università di Milano Bicocca e in altri prestigiosi atenei stranieri. E' stato lo stesso presidente Simioni, tra l'altro, a spiegare in sede di presentazione della semestrale che il mancato pagamento degli interessi sul debito, beneficio del concordato, ha giovato ai conti dell’azienda per circa 1,2 milioni fra gennaio e giugno. “Atac inoltre ci rivela che i ricavi aumentano, mentre le corse stanno diminuendo. 

Vista questa diminuzione che allunga i tempi di attesa alle fermate e il sovraffollamento sui bus, sarebbe bello sapere il costo per ogni 'veicolo chilometro' prodotto da Atac al netto dei debiti non pagati ai cittadini – prosegue – La tendenza è dunque quella di diminuire il servizio per i cittadini, mentre non sembrano diminuire i sussidi pubblici che l'azienda riceve, oltre 600 milioni di euro l'anno. Se Atac riceve gli stessi soldi pubblici, ma produce sempre meno servizi, prima o poi l'azienda potrebbe paradossalmente anche galleggiare tra i soldi dei contribuenti, senza che passi un bus per le strade romane”. 

“C’è poi un ultimo punto sul fronte delle gare che è utile chiarire”, dice Giuricin: “Nel momento del concordato, è chiaro che bisogna rivedere le gare e quindi avere un picco delle stesse nel primo semestre di questo anno. Tuttavia, la gara più importante, quella dei bus, è andata miseramente deserta”. In definitiva, è l'analisi del professore, “Atac ha sempre più soldi pubblici (se contabilizziamo anche quelli che non ripaga al contribuente romano), niente bus nuovi e sempre meno servizi per i cittadini. Non proprio un risultato di cui vantarsi”.

Da Il Foglio


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