Turni più lunghi per il personale Atac. Sindacati sul piede di guerra

Sta facendo discutere la disposizione del Presidente Simioni sulle 39 ore settimanali. Emessa senza aver aperto i famigerati tavoli tecnici: "Ancora una volta ci troviamo davanti alla manifesta incapacità manageriale"


da Il Blog di David Nicodemi  «E adesso che succede?». Molti se lo sono chiesto in Atac, specie gli autisti e macchinisti, appena presa visione della Disposizione Gestionale n. 7 del Presidente Simioni. «In applicazione del verbale di accordo del 27 novembre 2018 - sottoscritto dalle Organizzazioni CGIL, CISL, UIL FAISA CISAL e UGL - a far data dal 1 febbraio 2018 la durata settimanale dell’orario ordinario di lavoro di tutto il personale è fissata in 39 ore settimanali». E il caos è servito.

Al netto delle polemiche, sull’opportunità o meno di firmare quell’atto, un’altra macchia per quelle sigle sindacali dopo ERA1/ERA2, il provvedimento ha creato non poche difficoltà e scompiglio nell’esercizio, parte fondamentale nell’agognata ricerca di produttività, così come negli altri settori aziendali. Anche perché l’aumento dell’orario di servizio, uno dei punti cardini del Concordato, doveva essere una diretta conseguenza dei tavoli tecnici che Atac aveva promesso svariate occasioni; attraverso i quali era possibile discutere e ragionare, insieme alle parti sociali, sui nuovi turni.

Cosa che non è avvenuta, neanche lontanamente. Tuttavia, malgrado l’incredibile impasse, il Presidente della municipalizzata ha, comunque, pensato bene di concretizzare quanto sversato nel fatidico incontro. Mandando su tutte le ire i lavoratori. Sulla base di quale programmazione? Dove sono i turni nuovi? Chi li ha visti? E, soprattutto, con chi sono stati concordati? Mistero.

Per il personale amministrativo, si tratta di un aumento di 10 o 12 minuti al giorno, a seconda che si tratti di turni articolati su 6 o 5 giorni a settimana. 

Per il personale operativo, i turni di servizio saranno integrati in modo da garantire le 39 ore settimanali nell'arco lavorativo di 26 settimane. L'iniziativa è stata contestata dai sindacati: «Ci risiamo ieri è stata emanata una disposizione aziendale che recita che da oggi 1 febbraio, ossia il giorno dopo, tutto il personale deve osservare le 39 ore - dice Claudio De Francesco, segretario regionale Faisa Confail - Ancora una volta ci troviamo davanti alla manifesta incapacità manageriale, la quale si è dimenticata di rispettare la legge, perché una sentenza di Cassazione lavoro, la n.12962 del 21 maggio 2008, stabilisce che la programmazione dei turni di lavoro deve essere comunicata ai lavoratori con congruo anticipo. Visto che anche i firmatari di quell’accordo hanno diffidato l’azienda a riguardo. Oggi grazie a questa disposizione in azienda regna la confusione più totale. È proprio vero al peggio non c’è mai fine». Anche i firmatari dell'accordo – a perdere -, infatti, sono sul piede di guerra e hanno diffidato Atac dal procedere con i nuovi orari. Il nuovo orario di lavoro, hanno scritto Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa CIsal, «non risponde a quanto previsto dall'accordo del 27 novembre con l'istituzione dei tavoli tecnici. Si diffida pertanto l'azienda dal procedere e si chiede un incontro urgente».

Che la confusione fosse tale si è capito quando ieri in una rimessa è apparso un esplicito avviso rivolto a tutti il personale operativo – «si aggiungono 20 minuti a fine turno con decorrenza da giovedì 1 febbraio dalle ore 24» -, in un’altra non è stato comunicato nulla, almeno per ora. Pure i macchinisti, al pari dei alcuni colleghi della superficie, non sono stati colpiti dall’aumento dell’orario di servizio. Ma «fino al 31 marzo», recita un messaggio che gira tra le chat dei lavoratori, «i nostri orari non saranno modificato e non saranno oggetto di recupero. Segue fonogramma del capo servizio». Sarà vero?

Intanto, monta la protesta contro l’assessore capitolino Linda Meleo [continua]
  

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