Non sarà un bagno di sangue. O forse sì. Oggi si apre la settimana decisiva per il salvataggio di Atac. Entro sabato prossimo, 27 gennaio, sul tavolo dei giudici fallimentari del tribunale di Roma dovrà essere depositato il piano industriale con cui la municipalizzata tenterà un ultimo estremo rilancio. 




Da Radio Colonna

Poi tribunale e creditori dovranno riunirsi e pronunciarsi sulla sostenibilità del piano. In caso di rigetto, si aprirebbero le porte del fallimento, col possibile blocco cittadino del servizio.

Uno scenario che in Atac, si dice, non viene preso nemmeno in considerazione. Eppure è una possibilità. Il fatto è che, come emerge da ambienti vicini al pool di consulenti che sta limando il piano, ai creditori spetterebbe solo il 35-40% della cifra vantata verso Atac. 

In pratica, se un fornitore ha emesso una fattura da mille euro, gliene andrebbero solo 400, nella migliore delle ipotesi. Il resto verrebbe saldato negli anni successivi coi ricavi dell’azienda, che però sono tutti da verificare. Troppa incertezza di rivedere i propri soldi insomma, per i piccolo creditori.

Si perchè poi ci sono quelli di stazza più grande, ovvero Comune-azionista, Ama. Acea e Ferrovie dello Stato. 

Insieme rappresentano il grosso del credito-debito Atac e trovare un accordo sul piano potrebbe salvare l’azienda, scaricando il peso del salvataggio solo sui creditori minori.


In effetti il successo di questa operazione si gioca tutto sulla possibilità riconosciuta al Comune (primo creditore di Atac con 469 milioni di euro) di votare la proposta concordataria insieme a tutti gli altri. 

Sulla questione si preannuncia battaglia legale da parte dei creditori più piccoli, probabilmente riuniti in class action, perché, vantando oltre la metà dei crediti, il voto del Campidoglio basterebbe da solo per far passare la proposta lasciando tutti gli altri a bocca asciutta. 

In ogni caso, qualora il Comune fosse interdetto ( ipotesi sulla quale stanno convergendo in queste ore i consulenti legali di Atac), avrebbe comunque come alleati le altre controllate (soprattutto Ama e Acea) che insieme cumulano 60 milioni di crediti. Per saperlo bisogna aspettare ancora pochi giorni.