"ATAC rischia di cessare l'esercizio il 27 gennaio", perché? Ve lo spiego io!



Abbiamo visto la notizia che Atac, per bocca dell'Assessore Linda Meleo, dal 27 Gennaio potrebbe fallire, poi abbiamo lett questi post di Riccardo che ci hanno fatto riflettere...





Di Riccardo Pagano

Il 27 gennaio decorreranno 120 giorni dalla data in cui il tribunale ha accolto la domanda di concordato di ATAC, la quale ha quindi iniziato a redigere il piano di rientro. 
In quella data, che potrà slittare di ulteriori 60 giorni, il tribunale potrà decidere tra tre alternative: il fallimento, la richiesta di integrazioni al piano, da presentare entro 15 giorni, o l'ammissione alla procedura di concordato, che aprirebbe quindi alla seconda fase.

In questa situazione l'assessore ha cercato di evidenziare il pericolo di fallimento che potrebbe avvenire in questo passaggio, sperando nella proroga dei 60 giorni e ammettendo che se ATAC smettesse di svolgere il servizio a Roma non esisterebbe piano di rientro tale da garantire la salvezza all'azienda.

Come ho ripetuto più volte, la procedura del concordato è difficile e pericolosa. Talmente pericolosa che siamo solo al primo passaggio e già si rischia il fallimento..

Se volete posso tenervi aggiornati su tutte le fasi del concordato mano a mano che passeranno, basta che me lo scriviate qui sotto.


Update: La Meleo fa dietrofront e Riccardo fa questa importante aggiunta

Ricordate questo: in ogni singolo passaggio del concordato si rischia il fallimento, è sempre dietro l'angolo, in ogni passaggio.

Ma ovviamente la Meleo ha ammorbidito pochi minuti fa la sua dichiarazione, nel tentativo di mascherare gli enormi rischi del concordato e calmare i creditori, visto che innegabilmente in assenza di un piano credibile agli occhi del giudice il concordato porterebbe al fallimento già in chiusura della prima fase, il 27 gennaio, anche se ci si aspetta almeno la proroga di 60 giorni e qualche altra revisione di 15 giorni in 15 giorni.

Giustamente, l'assessore lega il destino dell'azienda alla proroga del contratto di servizio, un'azione necessaria ma che farà perdere al comune il 15% dei finanziamenti del fondo nazionale trasporti, un altro durissimo colpo alle finanze dell'amministrazione. Ennesima dimostrazione che la strada del concordato è molto difficile da percorrere, quasi sicuramente un vicolo cieco, e basta un attimo per inciampare. Strada che ricordiamo è stata intrapresa dall'amministrazione non per proprio indirizzo politico ma solo quando alle dimissioni di Rota il tutto è sfuggito di mano, costringendo l'amministrazione a correre ai ripari applicando proprio quanto paventato da Rota.

Una strada che si sarebbe potuta tranquillamente evitare in favore della Legge Prodi-bis.


  

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