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Atac, ecco la bozza del piano industriale: tre fasi per il rilancio

Il piano procede su tre livelli - a breve, medio e lungo termine - con l’obiettivo di rimettere l’azienda in carreggiata. In prospettiva si pensa di aumentare i mezzi da 1.200 a 1.800 e di riorganizzare il personale per far crescere la produttività



Da Corriere della Sera

Tre fasi per rimettere in sesto Atac. Considerate le condizioni dell’azienda, zavorrata da 1,4 miliardi di debito e braccata da creditori e sindacati, e il piano di concordato appena varato in tribunale con l’obiettivo di rimetterla in carreggiata, per il destino di Atac diventa a questo punto cruciale l’efficacia di un piano industriale che, al momento, sta prendendo forma.

Le idee, distribuite in interventi di breve, medio e lungo termine, ci sono già. E seguono un percorso logico che deve assicurare ad Atac di centrare il grappolo di obiettivi che, presumibilmente, il tribunale (e soprattutto lo stuolo di creditori) le porrà davanti in cambio di un sì alla procedura. 

È che finora l’azienda ha vivacchiato, erogando progressivamente un servizio sempre meno degno di una capitale europea, grazie a sovvenzioni e prestiti del Campidoglio, talvolta ignorando i debiti nei confronti dei fornitori che infatti oggi, imbufaliti, protestano. 

Con il concordato, però, la musica deve cambiare e il piano industriale trifase è di fatto il passepartout per ottenerlo: serve un progetto (vero) che garantisca al contempo il miglioramento del servizio e l’entrata di liquidità fresca con cui l’azienda dovrà provvedere all’ordinaria amministrazione, allo sviluppo di prospettiva e, soprattutto, al ristoro dei debiti accumulati con i creditori. 

In sostanza dovrà dare di più. continua...

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