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Atac - Aumentano le ore di lavoro?


I dipendenti Atac lavoreranno di più? I macchinisti, i tranvieri e gli autisti lavoreranno 10 minuti in più al giorno (sai che differenza), mentre gli operai, i meccanici e gli amministrativi lavoreranno 20 minuti in più al giorno. Però, a noi sembra una manovra demagogica e che non apporterà molti benefici all'azienda, anche perchè senza autobus fai poco






Dal Corriere Roma

In Atac si lavorerà un’ora e mezza in più. Nella bozza del piano industriale che il 27 dovrà planare sul tavolo del giudice responsabile della procedura di concordato preventivo, sono contenute le disposizioni per dare la spinta all’azienda rassicurando il tribunale sul ritorno alla produttività.

E il primo punto sulla bozza del piano industriale riguarda proprio l’orario di impiego dei quasi 12 mila dipendenti della municipalizzata capitolina dei trasporti, l’esercito di lavoratori che il presidente, ad e direttore generale Paolo Simioni vorrebbe riorganizzare cominciando con i 90 minuti in più, in media, sul posto di lavoro.

Con dei distinguo. I macchinisti e gli autisti passeranno dalle attuali 37 ore settimanali a 38, un’ora in più seduti alla guida di metro, bus e tram. Mentre gli altri - gli operai, i meccanici e gli amministrativi - dovranno ogni giorno a strisciare il badge 20 minuti più tardi del solito: il monte ore settimanali passa infatti da 37 a 39, quindi 120 minuti spalmati su sei giorni lavorativi.
È questo il primo effetto della «cura» concordato, e c’è ancora da capire come reagiranno i sindacati dopo settimane e settimane di polemiche assortite: sugli stipendi, sul difetto di comunicazione con i vertici aziendali e sull’idea di efficienza del Campidoglio per gettare le fondamenta della rinascita dell’Atac.

E chissà come i lavoratori prenderanno il secondo punto presente sulla bozza di piano industriale, anche questo diretto proprio a loro: sulle carte, infatti, si mette nero su bianco la stretta sui permessi, in passato autentica terra di conquista per i tanti «furbetti» del cartellino. Il motivo è essenzialmente quello di far lavorare tutti quanti i dipendenti per una «valutazione attendibile sulla produttività effettiva dell’azienda»: vedere come procede Atac a organico più pieno possibile, insomma. In pratica per i lavoratori sarà più difficile strappare un permesso o un congedo, così come ricorrere alla malattia per giustificare l’assenza dall’ufficio o dal turno sul bus.

Quindi si lavorerà di più e con meno possibilità di assentarsi, queste le due variabili. La costante, certo, è un parco mezzi che esce dalle rimesse con sempre più fatica. E questo potrebbe tradursi in turni spesso a vuoto: cioè, il lavoratore timbra il cartellino, ma poi non ha un mezzo da portare in giro per la città.

Il tutto, poi, durerà «almeno fino al 2023», sta scritto sulla bozza. Il riferimento è al contratto di servizio Atac-Campidoglio che, come ovvio, sarà calibrato sulla durata del concordato in tribunale. Che procede, anche se il servizio al cittadino è sempre più in crisi. C’è infatti un problema con la cessione dei crediti fiscali Iva, strumento utile a garantire la liquidità necessaria per saldare i fornitori che non accettano più pagamenti a 30, 60 o 90 giorni. L’Agenzia delle entrate ha chiesto infatti ad Atac di presentare entro il 13 novembre le garanzie a copertura dei carichi pendenti. Senza, l’azienda non potrà cedere i propri crediti, le casse saranno vuote e i mezzi resteranno nelle rimesse. Ancora grane.


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