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Atac, piano industriale tutto su debito e linee

Messo in cantiere il concordato preventivo il management di Atac si prepara ad affrontare la sfida del piano industriale. Che dovrà essere in grado di convincere i creditori della capacità di Atac nel ristrutturare il proprio debito e ripianare l’intera esposizione. Tagliata fuori dalla riforma della partecipate per ovvie ragioni di strategicità, la municipalizzata più disastrata d’Italia si prepara a redigere un piano industriale quasi interamente incentrato sul debito.




Da Radio Colonna

Messo in cantiere il concordato preventivo il management di Atac si prepara ad affrontare la sfida del piano industriale. Che dovrà essere in grado di convincere i creditori della capacità di Atac nel ristrutturare il proprio debito e ripianare l’intera esposizione. Tagliata fuori dalla riforma della partecipate per ovvie ragioni di strategicità, la municipalizzata più disastrata d’Italia si prepara a redigere un piano industriale quasi interamente incentrato sul debito.


Lo staff del presidente Paolo Simioni sta infatti già lavorando gomito con l’advisor Ernest&Young per approntare una prima bozza entro poche settimane. La stesura definitiva dovrà invece vedere la luce necessariamente entro un paio di mesi, per poi essere sottoposta ai creditori.

Per quanto riguarda il debito di Atac (1,3 miliardi), si pensa a una soluzione su doppio binario che veda da una parte l’azienda fronteggiare l’esposizione nei limiti della propria disponibilità (che non è certamente alta). I restanti creditori saranno invece tutelati dal medesimo concordato e suddivisi in categorie, con l’elevata probabilità che alcune classi debbano rinunciare a una parte di rimborso. Discorso diverso, il grosso dei creditori Atac sono fornitori, per quanto riguarda invece l’esposizione con banche ed enti.

L’altro filone riguarda le linee. Nel piano dovrebbe essere inclusa una robusta riorganizzazione delle corse, con un secco taglio a quelle considerate in eccesso. Il che vuol dire anche rivedere la flotta, magari con meno bus ma più nuovi e più funzionanti. Terza e ultima questione riguarda invece il rapporto coi fornitori, che dovrà essere “velocizzato” per rifornire l’azienda di pezzi di ricambio e materia prima.

Intanto questa mattina in un’intervista al Sole 24 Ore, Simioni ha parlato di  situazione dei conti e della flotta è  “drammatica”, ma il concordato consentirà di rilanciare l’azienda dei trasporti di Roma.“Gli obiettivi che ci siamo posti sono risanamento e rilancio di Atac. Neppure per un attimo abbiamo pensato a sopravvivere, ma solo a come uscire al più presto dallo stato di crisi per offrire servizi di livello adeguato: serve strutturare l’offerta in modo da intercettare l’enorme domanda di mobilita’ pubblica esistente in cittá”.

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