Egregio Signor Sindaco, sono un dipendente Atac...
Comincia così la lettera aperta di un dipendente Atac, macchinista della Roma-Lido al Sindaco, che racconta il suo disagio, i motivi della protesta e fa un quadro della situazione, vista dalla parte s...
Comincia così la lettera aperta di un dipendente Atac, macchinista della Roma-Lido al Sindaco, che racconta il suo disagio, i motivi della protesta e fa un quadro della situazione, vista dalla parte sua. La motivazione della lettera parte dai due videomessaggi della settimana scorsa dove Marino dice delle cose (sull'orario di lavoro, sulla revoca degli Accordi di Secondo Livello...) ed il macchinista risponde.
«Egregio Signor Sindaco, sono un dipendente Atac, lavoratore della Roma-Lido. Ho ascoltato con molta attenzione le parole del Suo ultimo videomessaggio. Mi ha fatto molto piacere sentirle dire, finalmente, che “la stragrande maggioranza dei dipendenti Atac sono persone perbene che vogliono lavorare” e sentire che la Roma-Lido è una priorità nelle intenzioni della sua Amministrazione. Non posso però fare a meno di chiedermi quali siano state le motivazioni che l’hanno spinta a rilasciare le dichiarazioni dei precedenti videomessaggi quando in un clima di giusta e comprensibile esasperazione, da parte dell’utenza, ha ritenuto di addossare la colpa di tutti i disservizi vissuti dal trasporto pubblico romano a comportamenti individuali dei macchinisti, fomentando così la comprensibile rabbia dei cittadini ed indirizzandola nei confronti di noi lavoratori. Gli stessi che oggi definisce persone perbene».
«Forse non le è stato detto, oppure deve aver sottovalutato il fatto che i vertici aziendali hanno ritenuto di dare disdetta in tempi molto brevi degli accordi sindacali dal 1962 in poi. Accordi frutto di decenni di lotte dei lavoratori delle quali sono sicuro lei riconosca l’importanza. L’introduzione del badge è un aspetto assolutamente secondario, visto che al rispetto delle regole e dell’orario di lavoro già provvede l’attività del servizio ispettivo. L’invito ad un “abbraccio collettivo” forse andrebbe rivolto anche a quei vertici che hanno preferito il ricatto e la minaccia al confronto e ad una sana ed onesta contrattazione volta a migliorare davvero la situazione, rendendo possibile il salvataggio della nostra azienda. Dico nostra, signor Sindaco, perché come può ben immaginare nessuno più di noi lavoratori Atac ha interesse a salvare la baracca e così facendo difendere il nostro posto di lavoro in quest’epoca tanto difficile».
«Premesso questo, che mi sta enormemente a cuore precisare, le vorrei pubblicamente rivolgere una preghiera affinché si spenda per un sostanziale rinnovamento del parco materiali in dotazione alla nostra linea. Ad eccezione di 5 treni CAF, tutti gli altri, a nostra disposizione sono stati riciclati dopo l’uso sulle linee A e B della metropolitana, la loro vetustà e conseguente inaffidabilità è motivo di continui guasti che determinano quotidianamente la soppressione di diverse corse con grave pregiudizio alla regolarità del servizio offerto alla cittadinanza. Si continuano ad investire ingentissime risorse, i ben informati parlano di 20/25 milioni di euro, su progetti fallimentari come quello riguardante i treni MA200 anziché acquistare nuovi treni, con un impianto di climatizzazione per i passeggeri degno di questo nome. Forse nessuno l’ha informata che, senza tornare troppo indietro nel tempo, nel mese di maggio il servizio ha subito circa 320 soppressioni di corse e in giugno si sono superate le 350. Sempre colpa dei macchinisti? Credo sarebbe doveroso da parte sua chiedere conto a chi ha l’onore e l’onere di assumere le decisioni che contano in azienda di questo stillicidio del quale, probabilmente, i vertici aziendali si sono guardati bene dall’informarla. Molto più facile addossare tutte le responsabilità a chi ogni giorno lavora a contatto con i viaggiatori, stremati da tanto disservizio».
Spero sinceramente che questa mia lettera instilli in lei un qualche dubbio riguardo a chi sono i veri responsabili dei disagi che romani, pendolari e turisti. Mi permetto di invitarla a maggior cautela nel rilasciare dichiarazioni come quelle dei suoi precedenti videomessaggi che, le assicuro, tanto hanno amareggiato quella STRAGRANDE MAGGIORANZA DI PERSONE PERBENE. Distinti saluti».